Brindisi, la vittima del raid xenofobo: "“Mi hanno preso alle spalle gridavano: uccidilo e mi chiedevo perché”
di PAOLO RUSSOElijah è uno dei due migranti aggrediti in strada a Brindisi. Un terzo attacco sventato da un passante. Indaga la Digos
BARI. "Gridavano: "Uccidilo, uccidilo", mentre mi colpivano alle spalle con un bastone. Pensavo di morire ma poi hanno smesso e mi sono riparato nel sottopassaggio. Avevo paura e in mente una sola parola. Perché?". Elijah ha trent'anni e la sua vita è cambiata all'improvviso alle otto di sera di venerdì scorso. Aveva finito il turno nel negozio di ferramenta dove lavora da otto anni e stava tornando dalla moglie e dai tre figli piccoli. Dopo le dimissioni dal pronto soccorso con 30 giorni di prognosi e un tutore alla spalla, è in casa e non vuole uscire. In città la tensione è altissima. Impossibile non mettere in relazione i due pestaggi. Difficile non ipotizzare la pista del razzismo. Ma c'è qualcosa che preoccupa gli investigatori e che ha indotto la prefettura di Brindisi a diramare un comunicato che invita i cittadini ad abbassare i toni. Il timore è che frange di estrema destra abbiamo deciso…
BARI. "Gridavano: "Uccidilo, uccidilo", mentre mi colpivano alle spalle con un bastone. Pensavo di morire ma poi hanno smesso e mi sono riparato nel sottopassaggio. Avevo paura e in mente una sola parola. Perché?". Elijah ha trent'anni e la sua vita è cambiata all'improvviso alle otto di sera di venerdì scorso. Aveva finito il turno nel negozio di ferramenta dove lavora da otto anni e stava tornando dalla moglie e dai tre figli piccoli. Dopo le dimissioni dal pronto soccorso con 30 giorni di prognosi e un tutore alla spalla, è in casa e non vuole uscire. In città la tensione è altissima. Impossibile non mettere in relazione i due pestaggi. Difficile non ipotizzare la pista del razzismo. Ma c'è qualcosa che preoccupa gli investigatori e che ha indotto la prefettura di Brindisi a diramare un comunicato che invita i cittadini ad abbassare i toni. Il timore è che frange di estrema destra abbiamo deciso di farsi giustizia da sole.
Elijah, lei ritiene di essere stato vittima di un raid razzista?
"Non l'ho pensato subito. Dopo le botte, un'ambulanza mi ha portato al pronto soccorso. È quando ho incontrato all'ospedale l'altro ragazzo ferito che ho cominciato a capire. Hanno picchiato anche lui come me. E tutti e due senza che avessimo fatto niente".
Ha sentito parlare della presunta violenza sessuale denunciata da una minorenne?
"Certo, al lavoro. Molti clienti dicevano di questa ragazzina. Ma me lo raccontavano perché mi conoscono e sanno come la penso. Io dico che quando vivi in un Paese che non è il tuo devi fare il massimo per rispettare le leggi e farti volere bene dagli altri".
Secondo lei le aggressioni potrebbero essere una vendetta per quell'episodio?
"Io non lo so. Ma ho paura di sì. Sono da tanti anni in Italia e so come vanno ora le cose. Avevo anche avvisato i miei amici di fare attenzione. Ma poi sono capitato proprio io. Proprio io vittima di razzismo. Questo non me lo so spiegare".
Lei è portavoce della comunità dei ghanesi che vivono a Brindisi. Avete notato un nuovo clima di tensione negli ultimi mesi?
"Tensione no, ma ci informiamo e proviamo ad aiutare gli altri immigrati. Siamo undici iscritti ma i ragazzi, le famiglie che si rivolgono a noi sono molti di più. C'è chi vuole un aiuto per tornare in Africa, chi cerca lavoro. A tutti abbiamo raccomandato di prestare più attenzione alle regole. Con il decreto Salvini le espulsioni sono più facili. Lo abbiamo ripetuto anche nei giorni scorsi".
Avevate avuto qualche avvisaglia?
"La scorsa settimana un ragazzo ha spaccato i vetri delle auto parcheggiate. E tutti davano la colpa a noi immigrati. Ma con le parole, poi sono arrivate le botte".
In passato le era mai capitato?
"Io non ho mai avuto problemi. Ho un lavoro, una famiglia con tre bambini. Davvero non posso dire di essermi mai trovato male qui".
E adesso?
"E adesso sono a casa, non lo so cosa farò. Devo stare a riposo perché la spalla mi fa molto male. Non lo so. Ma ricominciare sarà difficile".
Ha paura?
"Per me no. Ho paura per i miei bambini. Loro sono nati in Italia, sono molto piccoli. Spero che non avranno problemi ora che la gente saprà quello che è successo. Proprio a me".
Elijah, lei ritiene di essere stato vittima di un raid razzista?
"Non l'ho pensato subito. Dopo le botte, un'ambulanza mi ha portato al pronto soccorso. È quando ho incontrato all'ospedale l'altro ragazzo ferito che ho cominciato a capire. Hanno picchiato anche lui come me. E tutti e due senza che avessimo fatto niente".
Ha sentito parlare della presunta violenza sessuale denunciata da una minorenne?
"Certo, al lavoro. Molti clienti dicevano di questa ragazzina. Ma me lo raccontavano perché mi conoscono e sanno come la penso. Io dico che quando vivi in un Paese che non è il tuo devi fare il massimo per rispettare le leggi e farti volere bene dagli altri".
Secondo lei le aggressioni potrebbero essere una vendetta per quell'episodio?
"Io non lo so. Ma ho paura di sì. Sono da tanti anni in Italia e so come vanno ora le cose. Avevo anche avvisato i miei amici di fare attenzione. Ma poi sono capitato proprio io. Proprio io vittima di razzismo. Questo non me lo so spiegare".
Lei è portavoce della comunità dei ghanesi che vivono a Brindisi. Avete notato un nuovo clima di tensione negli ultimi mesi?
"Tensione no, ma ci informiamo e proviamo ad aiutare gli altri immigrati. Siamo undici iscritti ma i ragazzi, le famiglie che si rivolgono a noi sono molti di più. C'è chi vuole un aiuto per tornare in Africa, chi cerca lavoro. A tutti abbiamo raccomandato di prestare più attenzione alle regole. Con il decreto Salvini le espulsioni sono più facili. Lo abbiamo ripetuto anche nei giorni scorsi".
Avevate avuto qualche avvisaglia?
"La scorsa settimana un ragazzo ha spaccato i vetri delle auto parcheggiate. E tutti davano la colpa a noi immigrati. Ma con le parole, poi sono arrivate le botte".
In passato le era mai capitato?
"Io non ho mai avuto problemi. Ho un lavoro, una famiglia con tre bambini. Davvero non posso dire di essermi mai trovato male qui".
E adesso?
"E adesso sono a casa, non lo so cosa farò. Devo stare a riposo perché la spalla mi fa molto male. Non lo so. Ma ricominciare sarà difficile".
Ha paura?
"Per me no. Ho paura per i miei bambini. Loro sono nati in Italia, sono molto piccoli. Spero che non avranno problemi ora che la gente saprà quello che è successo. Proprio a me".