Tra gli agenti a Rogoredo dove c'e' il discount della coca (Nicola Marfisi, Agf)
Maria e i ragazzi dello zoo di Milano: vendersi per una dose nel bosco di Rogoredo
Brunella Giovara
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di BRUNELLA GIOVARA
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Ha 25 anni, incinta di 6 mesi, tossicodipendente. La sua storia è simile a quella di altre ragazze e ragazzi. Viaggio nel quartiere di Rogoredo - periferia sud-est di Milano - la piazza di spaccio più grande d'Europa
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Qualcuno si occupi di Maria, perché ha 25 anni, trascina le gambe e una grossa pancia di 6 mesi. Perché è povera, è tossica, è una che non ha speranza. Maria fatica a ricordare il suo nome e cognome, dopo un cappuccino con tre bustine di zucchero ricorda però la città in cui è nata: “Sassari”, non perché non voglia, ma perché è persa in una personale nebbia fatta di pezzetti di ricordi, eroina, fame, e tra un po’ anche freddo, per cui dice convinta “devo trovare una soluzione per i miei bambini, devo”, ma non ha neanche mai fatto un’ecografia, e i suoi bambini – “io lo sento, sono due gemelli” – nasceranno in una cuccia sporca, e facilmente calpestabili, nel buio dell’accampamento nel bosco, già tossici come la mamma, già tremanti di astinenza quando lei non riesce a trovare i 5 euro della dose.
Qualcuno si occupi di Maria, perché ha 25 anni, trascina le gambe e una grossa pancia di 6 mesi. Perché è povera, è tossica, è una che non ha speranza. Maria fatica a ricordare il suo nome e cognome, dopo un cappuccino con tre bustine di zucchero ricorda però la città in cui è nata: “Sassari”, non perché non voglia, ma perché è persa in una personale nebbia fatta di pezzetti di ricordi, eroina, fame, e tra un po’ anche freddo, per cui dice convinta “devo trovare una soluzione per i miei bambini, devo”, ma non ha neanche mai fatto un’ecografia, e i suoi bambini – “io lo sento, sono due gemelli” – nasceranno in una cuccia sporca, e facilmente calpestabili, nel buio dell’accampamento nel bosco, già tossici come la mamma, già tremanti di astinenza quando lei non riesce a trovare i 5 euro della dose.
Il bosco della droga di Rogoredo (foto di Nicola Marfisi, Agf) (agf)
Maria è una delle ragazze di Rogoredo, quartiere in zona sud est, la più grande piazza di spaccio d’Europa, mille e anche 1500 clienti al giorno. Milano è grande anche in questo, peccato che sia un record nero, infatti lei dice “eh, qui c’è roba molto buona”, se ne intende e ne è anche orgogliosa, peccato non ricordi come diavolo è arrivata fin qui. Ricorda di avere una madre, “ma chissà se lei si ricorda di me”. E telefonarle? Chiederle aiuto? “Non ho telefono, non so dove è finito. E comunque non avrei i soldi per la ricarica”. Non c’è altro da fare che offrirle un panino, ma lei dice no. Non mangia, pensa solo a farsi, la linea gialla della metro è piena di persone come lei, che vanno avanti e indietro da Comasina a Rogoredo cento volte al giorno, “facendo moneta”, bastano 5 euro, meno di un pacchetto di sigarette.
Maria, incinta di sei mesi (agf)Maria mentre aspetta la metro (agf)
Anche due euro, Silvia spiega che “il pusher ti fa il bila, cioè usa il bilancino, se non ne hai cinque euro te ne pesa meno, però poi devi tornare più volte”.
Silvia è di Pavia, ha 24 anni, fa le pulizie in varie case “di signori che non sanno la mia vita”. La sua vita è che guadagna 5 euro all’ora, finisce e salta sul locale per Milano, scende e cammina veloce, qui tutti camminano svelti come se dovessero andare a timbrare un cartellino, a parte Maria che è troppo grossa per correre. La metro ogni 3 minuti sforna uomini e donne che marciano decisi verso il famoso bosco. Vanno, si fanno, tornano più calmi, riscendono nella metro. Perciò la polizia manda in giro le pattuglie con la scritta “RALLENTARE”, così il traffico si incolonna, non c’è rischio di mettere sotto quelli come Maria, che sbandano, o svengono, o affrontano le auto come se fossero tori nell’arena, o tirano pietre.
“E’ uno schifo, ne conviene?”. Una donna che aspetta il treno per Lodi si scandalizza a vedere “questa feccia, non capisco come ci si possa ridurre così, non capisco perché nessuno interviene”. Ma non basta schifarsi e girare la faccia verso i binari, e guardare con disgusto le ragazze che si vendono per poco, 5 euro un rapporto completo, per usare termini tecnici, due per quello orale. Maria dice che però “c’è anche voglia di fare l’amore, laggiù nel bosco, anche solo per dimenticare che cos’è, quel posto”. E cos’è. “Un posto necessario. Se non ci fosse, per me bisognerebbe inventarlo”, ma subito dopo sprofonda in un quasi dormiveglia, sa di dover scendere nella metro “per fare moneta”, aggiunge che “dovrei cercarmi un cane. I cani fanno compassione, la gente ti dà anche 50 centesimi. Al cane, più che a te. Guarda quello”, sta passando un ragazzo smunto e smanioso, anche lui corre determinato verso la dose, lungo la via Cassinis che ha i marciapiedi coperti di spazzatura, siringhe, stracci sporchi di sangue, bottiglie vuote.
Dietro, il cane. I cani dei tossici sono sempre felici, adorano i loro padroni, che non mangiano ma hanno sempre le tasche piene di crocchette, li coccolano, li amano, un cane è un amico, non giudica, ti ama e basta anche se hai occhi allucinati, pantaloni luridi, scarpe sfondate. Se costeggi il bosco, vedi e senti un sacco di cani contenti, che giocano e corrono. I padroni intanto si bucano nelle gambe o nel collo, o fumano l’eroina nel cartoccio di stagnola. Silvia dice che “una fumata costa 20 euro, ma dura poco, ti senti subito male, il resto si consuma da solo, che spreco”.
Bosco della Droga di Rogoredo, Operazione di Polizia del Commissariato Mecenate (agf)
E anche Marina, magra e nervosa, aggressiva, i capelli tirati stretti sulla testa in uno chignon storto, tutte hanno i capelli così, lei spiega che “i capelli danno fastidio, io me li taglierei via tutti”. Queste sono le nostre Christiane F., se qualcuno la ricorda ancora, era quella dello zoo di Berlino, ma non sono famose come lei, che sull’eroina ci ha poi fatto un libro e se l’è cavata, nel senso che è viva. E ce ne sono anche di carine, che guardano sprezzanti le altre ridotte ai minimi come è Maria. Ne passa una in pantaloni crema e giacca di daino, la pochette di Gucci a tracolla, va e torna dopo un quarto d’ora, se era cocaina l’ha pagata 40 euro al grammo.
Rogoredo, nuovi controlli dei carabinieri nel boschetto della droga
“I pusher sono buoni, ti capiscono. Ma è logico, vogliono farsi pagare prima”. Maria vorrebbe un lavoro “di quelli che si va in ufficio. Ma farei anche la commessa, o le pulizie”. Cosa sa fare, non è in grado di dirlo. Le scuole? “Sì, ci sono andata, ma erano tanti anni fa. Poi sono arrivata a Milano”. Tutte le sue cose in un borsone di vilpelle, dentro c’è una maglia, e un paio di calze da uomo, e briciole di patatine. “Un compagno non ce l’ho, sono rimasta incinta di uno che non voglio più vedere, mi ha anche menata”, mostra una cicatrice sul labbro, “l’ho anche amato, eh. Lui mi ha portato qua, e qui mi ha lasciata”.
Bosco della Droga di Rogoredo, Operazione di Polizia del Commissariato Mecenate (agf)
Sull’inizio del bosco ci sono tre operai con motosega e cuffie, tirano giù le piante vecchie, ricavano radure dove c’era la boscaglia e i nascondigli degli spacciatori. Il Comune di Milano sta ripulendo un’area enorme, erano 35 ettari di supermercato di qualunque sostanza illegale, ora ridotta a cinque. I tre spengono i motori, raccontano che “a parte il giro pazzesco di gente, ogni tanto vediamo una donna sola in mezzo a un gruppo di uomini. A quel punto smettiamo di guardare”. Dove cominciano i cespugli ci sono le sentinelle, che fanno ciao con la mano e sorridono, sanno riconoscere il cliente dal poliziotto e dal curioso, intento solo a scansare le siringhe piantate per terra, dove incredibilmente crescono piccoli fiori tardivi, gialli e azzurri.
Bosco della Droga di Rogoredo, Operazione di Polizia del Commissariato Mecenate (agf)
Maria non ha paura. “E di cosa. Qui tutti mi vogliono bene”. In effetti si aiutano, c’è sempre qualcuno che chiede a un altro “stai male? Hai bisogno?”. C’è anche l’aiuto delle onlus come Comunità nuova, Lotta contro l’emarginazione, e i Cavalieri di Malta. Offrono siringhe, bende, tamponi. Si sentono impotenti. Polizia e carabinieri si alternano nei pattuglioni, arrivano con i cani antidroga, identificano arrestano, segnalano. Una pista per mountain bike gira intorno agli ultimi ettari dello spaccio, l’ha fatta Italia Nostra, un modo per riprendersi un posto che sarebbe bellissimo. “E’ bellissimo, io ci vivo”, dice Maria, e cerca di fermare un giovane in completo blu, un manager si direbbe dal trolley e dal computer a tracolla. Appena sceso dall’Italo Salerno-Milano delle 12,03, lui la scansa con la mano, ha fretta e si incammina con gli altri, il tempo di un buco veloce, dopo andrà al lavoro, “volevo solo chiedergli una moneta, dammeli tu, due euro”.
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