I sindaci delle Dolomiti devastate: "Qui serve un commissario per la ricostruzione"
Giampaolo Visetti , dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTI"Da soli non possiamo farcela, ci vuole una persona competente e autorevole per almeno tre anni, anche per i boschi". Lo scrittore Corona: "Il legname può essere salvato ma sbrighiamoci, non possiamo far marcire il nostro petrolio"
SANTO STEFANO DI CADORE. Come un oceano ribollente di trichechi in fuga, migliaia di abeti e di larici sbattono contro il cemento della diga del Comelico, in Val Visdende. La corrente li spinge contro la parete a valle che sbarra il lago. Migliaia di alberi sono stati scagliati in acqua dalla bufera, strappati dai pendii di una delle vallate più straordinarie delle Alpi. Sono il simbolo, assieme alle frane che la Marmolada ha scaricato su Rocca Pietore, nell'Agordino, dell'emergenza che sconvolge il Bellunese e le Dolomiti venete, trentine e friulane.
"Impensabile superarla da soli - dice Alessandra Buzzo, sindaca di Santo Stefano di Cadore - o polverizzare gli aiuti tra decine di Comuni. Per far rinascere la montagna serve un commissario speciale, trasparente, autorevole, competente: disposto a lavorare qui per almeno tre anni". La richiesta di un "commissario per la ricostruzione delle Dolomiti" emerge da tutti i sindaci dei paesi sconvolti. La pa…
"Impensabile superarla da soli - dice Alessandra Buzzo, sindaca di Santo Stefano di Cadore - o polverizzare gli aiuti tra decine di Comuni. Per far rinascere la montagna serve un commissario speciale, trasparente, autorevole, competente: disposto a lavorare qui per almeno tre anni". La richiesta di un "commissario per la ricostruzione delle Dolomiti" emerge da tutti i sindaci dei paesi sconvolti. La pa…
SANTO STEFANO DI CADORE. Come un oceano ribollente di trichechi in fuga, migliaia di abeti e di larici sbattono contro il cemento della diga del Comelico, in Val Visdende. La corrente li spinge contro la parete a valle che sbarra il lago. Migliaia di alberi sono stati scagliati in acqua dalla bufera, strappati dai pendii di una delle vallate più straordinarie delle Alpi. Sono il simbolo, assieme alle frane che la Marmolada ha scaricato su Rocca Pietore, nell'Agordino, dell'emergenza che sconvolge il Bellunese e le Dolomiti venete, trentine e friulane.
"Impensabile superarla da soli - dice Alessandra Buzzo, sindaca di Santo Stefano di Cadore - o polverizzare gli aiuti tra decine di Comuni. Per far rinascere la montagna serve un commissario speciale, trasparente, autorevole, competente: disposto a lavorare qui per almeno tre anni". La richiesta di un "commissario per la ricostruzione delle Dolomiti" emerge da tutti i sindaci dei paesi sconvolti. La paura degli amministratori locali è che alle promesse di stanziamenti non segua l'"arrivo rapido e reale" delle risorse. "Dopo quattro giorni di blackout - dice Andrea De Bernardin, sindaco di Rocca Pietore - hanno distribuito quasi duemila generatori di corrente. Vitali, ma inutili se poi finisce il gasolio per farli funzionare. È chiaro che serve una figura di coordinamento ad hoc, superiore a campanili e confini regionali". La richiesta è che il governo nomini quello che Giocondo Dalle Feste, sindaco di Gosaldo, definisce "uno Zamberletti della montagna, colpita da un terremoto come il Friuli nel 1976". Il suo paese è tornato raggiungibile solo ieri ma ora non sa come mettere in sicurezza il territorio. "Servono tecnici, operai, ingegneri e imprese - dice - ma la piccole amministrazioni non hanno personale e le Province sono ridotte a sacchi vuoti".
Nel Nordest si stimano danni per 2 miliardi di euro. Il caso esemplare è quello della galleria di Coltrondo, nel Comelico visitato ieri dal ministro Toninelli. Santo Stefano è rimasto isolato da una frana perché manca il tunnel che la gente invoca da decenni. "Per uno scavo da 1,7 chilometri - dice il sindaco Buzzo - servono 70 milioni di euro. Nel 2015 avevano stanziato i primi 50: peccato che poi la Regione Veneto li abbia dirottati sul capitolo Mondiali di Cortina. Un commissario serve per evitare casi simili". La richiesta di "un'unica cabina di regia" riguarda anche le foreste. Nelle Dolomiti il vento ha abbattuto 7 milioni di alberi, pari a 5 milioni di metri cubi di legname. È un patrimonio superiore a mezzo miliardo di euro, a patto che finisca in blocco sul mercato internazionale. Il fabbisogno nazionale non supera 1,5 milioni di metri cubi di legname all'anno, la più grande segheria può lavorarne al massimo 38 mila. "È chiaro che occorre un commissario unico per i boschi del Nordest - dice Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness - almeno per il 2019. Il prezzo della legna è già precipitato da 102 a 75 euro al metro cubo. Non si può presentarsi in ordine sparso a realtà straniere che lavorano 1 milione di metri cubi all'anno: saremo distrutti dalle speculazioni".
I tronchi in acqua, caduti con luna calante, si salvano da muffe e parassiti: vanno però recuperati entro l'estate e occorre un esercito di motoseghe. "Qui c'è - dice Mauro Corona, scrittore e boscaiolo - ma non può più essere fermato da patenti e burocrazie. Senza un regista unico, e una nuova segheria comune del Nordest, il nostro petrolio marcisce". Le Dolomiti lottano contro il tempo. Paesi, strade, torrenti e foreste sono in agonia. Questa volta non basta il cuore per resistere.
"Impensabile superarla da soli - dice Alessandra Buzzo, sindaca di Santo Stefano di Cadore - o polverizzare gli aiuti tra decine di Comuni. Per far rinascere la montagna serve un commissario speciale, trasparente, autorevole, competente: disposto a lavorare qui per almeno tre anni". La richiesta di un "commissario per la ricostruzione delle Dolomiti" emerge da tutti i sindaci dei paesi sconvolti. La paura degli amministratori locali è che alle promesse di stanziamenti non segua l'"arrivo rapido e reale" delle risorse. "Dopo quattro giorni di blackout - dice Andrea De Bernardin, sindaco di Rocca Pietore - hanno distribuito quasi duemila generatori di corrente. Vitali, ma inutili se poi finisce il gasolio per farli funzionare. È chiaro che serve una figura di coordinamento ad hoc, superiore a campanili e confini regionali". La richiesta è che il governo nomini quello che Giocondo Dalle Feste, sindaco di Gosaldo, definisce "uno Zamberletti della montagna, colpita da un terremoto come il Friuli nel 1976". Il suo paese è tornato raggiungibile solo ieri ma ora non sa come mettere in sicurezza il territorio. "Servono tecnici, operai, ingegneri e imprese - dice - ma la piccole amministrazioni non hanno personale e le Province sono ridotte a sacchi vuoti".
Nel Nordest si stimano danni per 2 miliardi di euro. Il caso esemplare è quello della galleria di Coltrondo, nel Comelico visitato ieri dal ministro Toninelli. Santo Stefano è rimasto isolato da una frana perché manca il tunnel che la gente invoca da decenni. "Per uno scavo da 1,7 chilometri - dice il sindaco Buzzo - servono 70 milioni di euro. Nel 2015 avevano stanziato i primi 50: peccato che poi la Regione Veneto li abbia dirottati sul capitolo Mondiali di Cortina. Un commissario serve per evitare casi simili". La richiesta di "un'unica cabina di regia" riguarda anche le foreste. Nelle Dolomiti il vento ha abbattuto 7 milioni di alberi, pari a 5 milioni di metri cubi di legname. È un patrimonio superiore a mezzo miliardo di euro, a patto che finisca in blocco sul mercato internazionale. Il fabbisogno nazionale non supera 1,5 milioni di metri cubi di legname all'anno, la più grande segheria può lavorarne al massimo 38 mila. "È chiaro che occorre un commissario unico per i boschi del Nordest - dice Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness - almeno per il 2019. Il prezzo della legna è già precipitato da 102 a 75 euro al metro cubo. Non si può presentarsi in ordine sparso a realtà straniere che lavorano 1 milione di metri cubi all'anno: saremo distrutti dalle speculazioni".
I tronchi in acqua, caduti con luna calante, si salvano da muffe e parassiti: vanno però recuperati entro l'estate e occorre un esercito di motoseghe. "Qui c'è - dice Mauro Corona, scrittore e boscaiolo - ma non può più essere fermato da patenti e burocrazie. Senza un regista unico, e una nuova segheria comune del Nordest, il nostro petrolio marcisce". Le Dolomiti lottano contro il tempo. Paesi, strade, torrenti e foreste sono in agonia. Questa volta non basta il cuore per resistere.