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I funerali delle vittime a Palermo (lapresse)

Palermo, medico inghiottito dal nubifragio: i colleghi nel fango per cercarlo

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PALERMO. «Continueremo a cercarlo con le nostre mani nel fango finché non lo troveremo». C’è rabbia e dolore nelle parole di Giorgio Trizzino, direttore sanitario dell’ospedale dei Bambini. Sono passati più di tre giorni dalla bomba d’acqua che sabato sera ha seminato morte in Sicilia e Giuseppe Liotta ancora non si trova. Domenica erano più di cento, accanto alle squadre di soccorso, a cercare il quarantenne pediatra che ha sfidato il tempo proibitivo mettendosi in macchina per raggiungere i suoi piccoli pazienti nell’ospedale di Corleone, dove aveva finalmente avuto un contratto a tempo indeterminato lasciando Palermo dove aveva lavorato da precario per molti anni.
Giuseppe Liotta 

Sua moglie Floriana, pediatra anche lei, i suoi familiari, gli amici e i colleghi medici. Tutti nelle squadre di volontari che, con il fango fino al…
PALERMO. «Continueremo a cercarlo con le nostre mani nel fango finché non lo troveremo». C’è rabbia e dolore nelle parole di Giorgio Trizzino, direttore sanitario dell’ospedale dei Bambini. Sono passati più di tre giorni dalla bomba d’acqua che sabato sera ha seminato morte in Sicilia e Giuseppe Liotta ancora non si trova. Domenica erano più di cento, accanto alle squadre di soccorso, a cercare il quarantenne pediatra che ha sfidato il tempo proibitivo mettendosi in macchina per raggiungere i suoi piccoli pazienti nell’ospedale di Corleone, dove aveva finalmente avuto un contratto a tempo indeterminato lasciando Palermo dove aveva lavorato da precario per molti anni.
Giuseppe Liotta 

Sua moglie Floriana, pediatra anche lei, i suoi familiari, gli amici e i colleghi medici. Tutti nelle squadre di volontari che, con il fango fino alle ginocchia, da tre giorni battono palmo a palmo le zone impervie tra Ficuzza e Corleone, devastate dall’alluvione di sabato sera che sembra aver cambiato i connotati alla zona. Hanno trovato la sua macchina, poi brandelli del suo giubbotto, la sua cintura e a quattro chilometri di distanza,persino i suoi jeans rovesciati incastrati nella roccia. Ieri gli speleologi del Saf, il gruppo alpinistico-fluviale si sono calati con le funi nelle gole del Drago, una zona di laghetti e piccole cascate alimentate dal torrente Belice sinistro, ma del giovane medico nessuna traccia.

«Sono confuso, non so dove sono finito, prova a geolocalizzarmi con il telefono e dai l’allarme», l’ultima disperata telefonata di Giuseppe alla moglie Floriana sabato sera intorno alle 19.30. Corleone ormai era vicina, appena una quindicina di chilometri, ma la strada provinciale si era trasformata in una trappola, le poche auto che si erano avventurate nella bufera bloccate dal fiume di acqua e fango che veniva giù dalla montagna, diventato a un certo punto così violento da far finire fuori strada il piccolo Suv del medico che aveva tentato una strada alternativa. La sua Tiguan l’hanno trovata chiusa, quindi Liotta deve aver provato a mettersi in salvo a piedi, chissà forse tornando indietro verso le altre auto bloccate. Nessuno lo ha visto, quel che è certo è che deve aver perso l’orientamento come testimonia la telefonata alla moglie. Poi più nulla fino a domenica quando il suo giubbotto è stato ritrovato vicino ad un vecchio deposito di munizioni, lontanissimo da dove lunedi sono stati ritrovati i jeans, a quattro chilometri dalla macchina.

Non si dà pace la collega dell’ospedale alla quale Giuseppe stava andando a dare il cambio. «Gli avevo detto di non mettersi in macchina, era troppo rischioso, sarei rimasta qui io anche la notte, ma lui non mi ha dato retta».
Vigili del fuoco, polizia, carabinieri, esercito, speleologi, Croce Rossa, associazioni di volontari, medici. Scavano a mani nude nella coltre di fango alta almeno trenta centrimetri che, con il ritirarsi dell’acqua, sta diventando argilla. «Uno scenario terribile,continuiamo a cercarlo e il dolore della sua compagna di vita rimane impresso nello sguardo dei soccorritori e di noi tutti. Un dolore silenzioso che si percepisce netto in questa campagna desolata dove ormai scorrono gli ultimi rigagnoli di quella terribile alluvione», dice ancora Trizzino, il suo ex direttore sanitario oggi deputato del M5S che ieri ha voluto rendere omaggio al suo medico ricordandolo alla Camera. «Giuseppe era un uomo ed un medico eccezionale che ha voluto mettere a repentaglio la propria vita pur di arrivare in orario al proprio posto di lavoro in ospedale. Mi ricordo quando è venuto a dirmi che aveva vinto il concorso a Corleone. Era felice ma al tempo stesso rattristato dall’idea di lasciare Palermo. “Non posso rinunciare, si tratta della mia vita. Ho famiglia e ho bisogno di certezze”, mi disse. L’altra notte ha voluto essere medico e uomo fino alla fine».