I genitori dei ragazzi in fuga: “Fieri di loro, ma l’Italia ci ha tradito”
Maria Novella De Luca
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di MARIA NOVELLA DE LUCA
Le lettere a Concita de Gregorio nella rubrica su “Repubblica”. Testimonianze divise tra orgoglio e senso di sconfitta. “All’estero i nostri figli sono felici, però non possono tornare indietro”
Aggiornato 5 minuti di lettura
ROMA - Il vero senso di sconfitta è non poter tornare. È il sentimento che accomuna genitori e figli "expat". E poi la rabbia verso un Paese che non riconosce e mortifica talenti, polverizza certezze, divide famiglie. Dopo almeno due decenni di emigrazione di massa dei giovani italiani (soltanto nel 2017 hanno scelto di trasferirsi all'estero oltre 25mila laureati su 128mila espatriati) l'Italia fa i conti, di nuovo, con la ferita profonda degli addii. Quegli addii e arrivederci che Sonia Cappelli, mamma romana di Clizia, "fuggita" a Cape Town dove oggi insegna italiano, ha raccontato in una lettera, dura e amara, inviata alla rubrica "Invece Concita" di Concita De Gregorio su Repubblica.
La lettera di Sonia ha avuto una eco enorme, centinaia di genitori di ragazzi expat hanno scritto raccontando successi, dolori, nostalgie e opportunità dei figli andati altrove. Con parole che descrivono il senso di "nido vuoto", …
ROMA - Il vero senso di sconfitta è non poter tornare. È il sentimento che accomuna genitori e figli "expat". E poi la rabbia verso un Paese che non riconosce e mortifica talenti, polverizza certezze, divide famiglie. Dopo almeno due decenni di emigrazione di massa dei giovani italiani (soltanto nel 2017 hanno scelto di trasferirsi all'estero oltre 25mila laureati su 128mila espatriati) l'Italia fa i conti, di nuovo, con la ferita profonda degli addii. Quegli addii e arrivederci che Sonia Cappelli, mamma romana di Clizia, "fuggita" a Cape Town dove oggi insegna italiano, ha raccontato in una lettera, dura e amara, inviata alla rubrica "Invece Concita" di Concita De Gregorio su Repubblica.
La lettera di Sonia ha avuto una eco enorme, centinaia di genitori di ragazzi expat hanno scritto raccontando successi, dolori, nostalgie e opportunità dei figli andati altrove. Con parole che descrivono il senso di "nido vuoto", di smarrimento ma anche di orgoglio di fronte magari a successi insperati dei loro ragazzi espatriati. Genitori che diventano nonni via Skype e viaggiatori della terza età per raggiungere i figli lontani. Perché il dato che emerge da questa nuova emigrazione di massa è che indietro non si torna. Gli expat, ormai sempre di più, all'estero restano e lì fanno famiglia.
Lo testimonia, ad esempio, Brunella Rallo, due figli professori universitari negli States, che ha fondato la community "Mamme di cervelli in fuga". "Sono felice del successo dei miei figli, ho due nipotine che adoro con le quali parlo via Skype da quando sono nate. Ma il vero problema è che questi ragazzi non possono tornare: per loro in Italia non c'è futuro". La lettera di Sonia Cappelli è la centesima sul tema expat arrivata a Concita De Gregorio. Ogni volta è come toccare un nervo scoperto. C'è chi, unendosi a Sonia, racconta la propria amarezza. Valentino: "Quando mio figlio riparte dentro di me alberga un doppio sentimento, uno di soddisfazione per il suo coraggio e uno di sconfitta, la mia". Maria Cristina: "Mio figlio mi manca ogni giorno e la consolazione, l'orgoglio di saperlo realizzato nel lavoro diventa amarezza, perché in Italia più che sfruttarlo non hanno saputo fare". Con un'accusa forte e precisa, contenuta anche nella lettera di Sonia: la sinistra ci ha traditi, aveva promesso un futuro ai nostri figli, invece la situazione del lavoro "vero" è sempre più drammatica.
Ma sono tante le voci che rivendicano invece l'opportunità del partire, storie di famiglie emigrate dal Sud al Nord, e poi figli volati all'estero. Scrive Maurizio: "Ho 60 anni, partito 40 anni fa dal Sud, allora era normale. Il primo dei miei figli si è laureato con il massimo dei voti, è partito subito dopo. Sono felice per lui, se la cava benissimo, la sua azienda lo apprezza. Davvero averlo vicino compenserebbe tutto questo?". Rimpianti, amarezze, nostalgie. Ma forse, anche, un cambio di rotta. Marina: "All'estero per i giovani è normale spostarsi per trovare il lavoro migliore. Da noi è vissuto come un dramma. Forse dovremmo cambiare sguardo".
Sonia Cappelli
"Clizia qui veniva pagata in buoni pasto
la scelta di emigrare le ha ridato dignità"
Sonia Cappelli con figli e marito: dalla sua lettera, la nostra inchiesta
"Non mi aspettavo che la mia lettera avesse tante reazioni. C'è chi mi ha criticato dicendo che sono la solita mamma italiana che non vorrebbe mai staccarsi dai figli. Ma non è così. Ho incoraggiato i miei ragazzi a partire. Ma il dramma è che in questo Paese non si può tornare. Non c'è lavoro, non c'è dignità. Questa è la mia amarezza. Oggi l'emigrazione giovanile è di sola andata. E a noi "vecchi" non resta che comprare biglietti aerei".Sonia Cappelli, romana, 63 anni, è la mamma di Clizia e di Denis. La sua lettera ha aperto il dibattito sulla fuga dei giovani all'estero. Clizia, 37 anni, di recente si è trasferita a Cape Town per insegnare italiano agli stranieri. "Ha una laurea, un master, ma è dovuta andare in Sudafrica per ottenere il suo primo contratto a tempo indeterminato, in un ambito vicino ai suoi studi. Guadagna poco più di 1.300 euro al mese, è dura laggiù con pochi soldi, ma almeno ci sono, ogni mese, sicuri. E poi le piace. Qui è stata sfruttata oltre ogni limite. Addirittura nell'ultimo periodo le venivano proposti impieghi pagati con buoni pasto e buoni benzina. Un insulto. Spero che Clizia ce la faccia a Cape Town. Quindi è vero, l'emigrazione ha restituito dignità a mia figlia, sono felice per lei. Ma sono piena di rabbia perché questo Paese ha abbandonato i giovani, anche la sinistra in cui credevo e che invece ha sbagliato tutto".
Alberto Luzzi
“I ragazzi ci mancano, il nipotino di più
ma vederli realizzati ci ripaga di tutto”
Emiliano e Francesco Luzzi: uno vive a Bolzano, l’altro a Londra
"Quando hai due figli lontani da casa, la felicità è trovare un volo Roma-Londra a 24 euro...". Alberto Luzzi, ex progettista di reti telematiche in pensione, è un padre entusiasta. "Certo che i ragazzi ci mancano, ma vederli realizzati ripaga di tutto. E francamente mia moglie ed io li abbiamo spinti ad aprire gli orizzonti per cercare il meglio". Racconta Alberto: "Francesco, mio figlio maggiore, ha 26 anni. Dopo una laurea in Economia è partito per Londra, dove oggi ha un eccellente lavoro in un'agenzia di rating. Qui non aveva trovato nulla di serio, anzi negli ultimi mesi, per essere indipendente, consegnava pizze a domicilio. La sua compagna, partita dall'Italia senza una vera specializzazione, è vicedirettrice in un negozio di ottica. L'altro mio figlio, Emiliano, si è trasferito a Bolzano con la moglie e il bimbo di due anni. Sono entrambi fisioterapisti, ma a Roma venivano unicamente pagati al nero, lì sono stati assunti. E se imparano il tedesco avranno sempre più chance. Certo veder partire il nipotino è stata dura, è lui che ci manca davvero".
Per Alberto Luzzi però "l'emigrazione" dei suoi ragazzi non è stata una sconfitta, ma un'opportunità. "Facendo il manager ho imparato che bisogna saper trasformare le criticità. Andare via, per Francesco e Emiliano, ha voluto dire realizzarsi. Il sogno di ogni genitore".
Brunella Rallo
“Questo Paese non dà nulla ai giovani
così oggi faccio la nonna via Skype”
Brunella Rallo con il marito Stefano Bonatti e i figli Alessandro e Valeria
Brunella Rallo, 64 anni, napoletana, sociologa, mamma di Alessandro e Valeria, entrambi professori universitari negli States, ha fondato nel 2016 il sito "Mamme di cervelli in fuga". "In famiglia abbiamo sempre ritenuto fondamentale il perfezionamento degli studi all'estero. Anche marito ci siamo specializzati in America. Invece i nostri figli sono partiti per un dottorato e rimasti all'estero. Sia per ragioni personali che per ragioni professionali. Come capita a molti expat nell'emigrazione hanno trovato l'amore, Alessandro ha sposato una collega turca, Valeria un economista malese. Ma in realtà non sono tornati perché l'Italia non ha mai offerto loro una alternativa valida. Così oggi sono una nonna via-Skype e viviamo in una famiglia sempre più multiculturale".
Certo, ammette Brunella, "quando i figli sono andati via non credevo che sarebbe stato così definitivo, mi mancano, quando riapprodano a Napoli sono affamati di luce, di mare, di cibo, di sapori noti, ma qui cosa potrei offrire loro, se non appunto il rumore del mare?". Brunella Rallo dice che prima o poi ci si abitua alla nostalgia e ai viaggi intercontinentali. "Ognuno cerca di vivere queste separazioni come può. Il problema però è che la nostra emigrazione è a senso unico. I nostri giovani vanno via e si radicano altrove. E l'Italia perde i suoi talenti migliori".
Mira Stijak
“Ivan studia ancora, ma dentro è già expat
così gli mando parmigiano e marmellate“
Mira Stijak con il figlio, Ivan Luca Galenda, 22 anni, che studia a Londra
"Mio figlio Ivan a Londra sta facendo un'esperienza straordinaria. E in fondo spero che rimanga all'estero. Anche metà dei suoi amici sono partiti appena finito il liceo. Qui ormai per i ragazzi è difficilissimo trovare una strada". Mira Stijak fa la fisioterapista, è croata, vive da Roma da 24 anni. Suo figlio, Ivan Luca Galenda, 22 anni, studia brillantemente Relazioni Internazionali alla "City university" di Londra.
"Ivan aveva un grande desiderio di partire, di esplorare il mondo, di misurarsi con se stesso lontano dai suoi luoghi di sempre. L'ho assecondato, anche se lo sforzo economico è notevole e il distacco non è stato facile. Sono una mamma divorziata, in casa eravamo soltanto noi due, separarci è stato doloroso. E per lui i primi tempi nello studentato dell'università sono stati faticosi, ma anche di enorme crescita tra ragazzi di tutto il mondo. Senza contare le possibilità di stage e di lavoro che già l'università offre. Certo, oggi quando torna mi dice che riscopre le cose belle di questo Paese, qui c'è un senso della famiglia che non esiste in nessun altro posto al mondo. Ivan in un certo senso è già un expat, in questo momento cosa potrebbe offrirgli l'Italia? Così, adesso, come tante mamme di giovani all'estero mando a Londra pacchi su pacchi: l'olio, la pasta, il parmigiano, le marmellate, i pomodori secchi".