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(afp)

Un’opposizione senza partiti. Ecco l’Italia delle donne che organizzano le piazze

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L'ultimo caso alla manifestazione pro-Tav di Torino, dove la protesta è partita da sette manager. Prima ci sono state Roma, Milano, Como. "Meglio le associazioni"
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A metà pomeriggio c'è sempre un marito o simile "che telefona: cosa mangiamo stasera?". E lei che fa? "Apro il frigo e cucino qualcosa. Io faccio". Con questa meravigliosa parabola casalinga Giovanna Giordano, madamina di ferro, informatica "e nonna!", intende spiegare ai più cosa è successo a Torino lunedì 29 ottobre: "Eravamo lì a protestare sotto le finestre della Appendino, c'erano anche degli imprenditori eh. Finito tutto gli uomini hanno cominciato a dire: "bisogna fare un piano, facciamo un comitato, ci vorrebbe un tavolo, organizziamo un evento...". La cosa languiva, agli occhi della pragmatica Giordano, "così sono tornata a casa e ho aperto una pagina Facebook, che è subito esplosa". Il successo di ieri è partito facile come aprire la porta del frigo, "perché siamo più intuitive, o perché non ci piace perdere tempo", comu…
A metà pomeriggio c'è sempre un marito o simile "che telefona: cosa mangiamo stasera?". E lei che fa? "Apro il frigo e cucino qualcosa. Io faccio". Con questa meravigliosa parabola casalinga Giovanna Giordano, madamina di ferro, informatica "e nonna!", intende spiegare ai più cosa è successo a Torino lunedì 29 ottobre: "Eravamo lì a protestare sotto le finestre della Appendino, c'erano anche degli imprenditori eh. Finito tutto gli uomini hanno cominciato a dire: "bisogna fare un piano, facciamo un comitato, ci vorrebbe un tavolo, organizziamo un evento...". La cosa languiva, agli occhi della pragmatica Giordano, "così sono tornata a casa e ho aperto una pagina Facebook, che è subito esplosa". Il successo di ieri è partito facile come aprire la porta del frigo, "perché siamo più intuitive, o perché non ci piace perdere tempo", comunque in sette hanno armato la mobilitazione, inseguite dagli strilli di una consigliera Cinque stelle che passerà alla storia per aver tirato fuori dal comò l'espressione "madamina", che peraltro alle sette torinesi non dispiace, "fantastico! In piazza c'era una signora francese con cartello 'Oui, je suis une madamine!'".

L'intento era offensivo, e ricorda "le borsette firmate" e gli innocenti "barboncini con pedigree" con cui la sindaca di Roma (o chi per lei) voleva colpire le romane che il 27 ottobre hanno organizzato "Roma dice basta". Borghesi, tesserate Pd, radical chic, gentaccia insomma, senza peraltro riuscire a scalfire le suddette, "ma cosa vuole rispondere a una cosa del genere? Abbassarsi al suo livello?", e magari fare a borsettate al mercato, senza arbitro. Emma Amiconi ha 61 anni, è esperta "di partecipazione e nuove forme di cittadinanza", oltre che esponente del comitato "Tutti per Roma, Roma per tutti". Un traino iniziale di sei donne, "poi ci siamo allargati, e ci sono anche uomini, siamo cittadini che lottano per una città migliore, per una vita quotidiana decente, per i servizi, la scuola, lo spazio pubblico...". La partenza è stata femminile - e non erano certo delle saccenti bas-bleu -, e per dirla con grande schiettezza "che ne sapevamo di come poteva finire? Noi sei non lo sapevamo".

Quindi chi sono, queste donne che riempiono le piazze, contro il decreto firmato Pillon - avvocato che abusa del farfallino, e crede nell'esistenza di una lobby gay - o per avere la Tav, o perché qualcuno raccolga la spazzatura, o perché Salvini riceve il fascista Orban. Venissero avanti tutte assieme, farebbero una certa paura. Come le donne dei manifesti al tempo di Stalin, rocciose contadine, temibili operaie con fazzoletto rosso, la zappa in mano, o il Kalashnikov. Per ora sono sparpagliate per le piazze d'Italia, di certo non sono impassibili tricoteuses e nemmeno delle Charlotte Corday armate di coltello. Magari nascerà una specie di internazionale femminile, come augura Emma Bonino, "anche se c'è sempre il rischio che si tratti di un fuoco passeggero", perché poi bisogna mantenere il punto, "cercare i finanziamenti, e organizzare, spenderci del tempo. E gestire gli inevitabili scontri interni".

Bonino è contenta, anche perché "queste sono quasi tutte fuori dai partiti", professioniste, casalinghe, studentesse, attiviste dei diritti. "Le donne non sono sante, ma devono essere ambiziose", dice. E "allegre, questo Paese non ha bisogno di altra cupezza". C'è invece una nota di lietezza in queste piazze "così come c'è stata in America nelle elezioni del midterm", dice Daniela Pistillo, che con "Insieme senza muri" e con i Sentinelli di Milano ha organizzato a fine estate la protesta in San Babila contro Salvini. Un botto di gente, e Milano era ancora vuota. "Eppur, ho letto e sentito molte reazioni seccate per tutte quelle donne elette. Tra questi c'erano anche maschi italiani e di sinistra, eh?".

Pistillo ha 45 anni (è biologa), quindi sa che "nella politica tradizionale c'è sempre stato poco spazio per noi, ma da sempre abbiamo un grosso peso nell'associazionismo", quindi che bisogno c'è, di un partito? "Le donne hanno una sensibilità e una capacità di individuare forme nuove", dice Amiconi, "e hanno anche coraggio, voglia di dire le cose come stanno, dire i nomi giusti", persino di dire "noi non siamo del Pd, e se anche c'è qualcuno, non è la cosa più importante", di fronte allo sfacelo di Roma, ma la rete si sta allargando, "ci hanno chiamato le torinesi, penso che ci vedremo". E allora cos'è, un nuovo femminismo (che parolone), per quanto nelle piazze ci fossero anche ex angeli del ciclostile, girotondine, e ex donne di partito, come Francesca Puglisi, 49 anni, portavoce di Towandadem, una che dice "nel Pd la rappresentanza femminile è arretrata alle ultime elezioni grazie al meccanismo delle pluricandidature", infatti lei non è più senatrice. Ieri in piazza a Bologna contro Pillon, spera che "le donne sveglino la coscienza di questo Paese", e nota che "una volta le donne delle associazioni e quelle dei partiti si guardavano con diffidenza, ora invece sappiamo scender in piazza insieme, difendere le conquiste...".

Ma una come Anna Francescato, portavoce di Como senza frontiere, salita sul palco lo scorso 9 dicembre per difendere i diritti dei migranti, si stupisce della querelle maschio-femmina, "io ho imparato che non c'è differenza, io non faccio distinzioni di genere, per la mia generazione è naturale non farle". Anna ha 24 anni, studia Lettere in Statale e potrebbe essere figlia di Francisci, che a distanza le risponde: "È così finché studi, poi al primo concorso ti accorgi che vanno avanti gli uomini...". Giovanna Giordano, una che l'ultima manifestazione l'ha fatta "nel 1972, era al ginnasio", chiede infine di poter dire "una cosa volgare". Vabbè, la dica: "Gli uomini fanno sempre a gara a chi ce l'ha più lungo. Noi no". Molto semplice, Giordano.