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Stan Lee 

Morto Stan Lee, è arrivato il giorno in cui hanno ucciso l’Uomo Ragno

Il creatore dell’universo Marvel e i ricordi di uno scrittore eterno adolescente
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Vi piacciono i supereroi? In confidenza, noi del ramo fumetti li chiamiamo eroi in calzamaglia e come sapete ce ne sono a un soldo la dozzina. Ma pensiamo che troverete il nostro Uomo Ragno almeno un po'... diverso". Così veniva presentato, nel 1962, il primo Uomo Ragno: un ragazzo timido a cui la puntura di un aracnide radioattivo conferisce a un tempo - per citare la battuta che potrebbe essere assunta a manifesto della filosofia di Stan Lee - "grandi poteri e grandi responsabilità". Se tutti quelli che, da bambini (e anche dopo, non è mica un crimine) si sono alimentati a fiabe e fumetti, hanno un personaggio preferito, il mio è sicuramente l'Uomo Ragno.

Certo, nel fantastico e inesauribile immaginario di Stan Lee hanno sempre trovato posto tutte le sfumature del disagio, dell'imperfezione, della sofferenza. Iron Man: costretto a costruirsi una solida corazza (non solo metaforica) per sopravvivere ai rapitori. Daredevil: perde…
Vi piacciono i supereroi? In confidenza, noi del ramo fumetti li chiamiamo eroi in calzamaglia e come sapete ce ne sono a un soldo la dozzina. Ma pensiamo che troverete il nostro Uomo Ragno almeno un po'... diverso". Così veniva presentato, nel 1962, il primo Uomo Ragno: un ragazzo timido a cui la puntura di un aracnide radioattivo conferisce a un tempo - per citare la battuta che potrebbe essere assunta a manifesto della filosofia di Stan Lee - "grandi poteri e grandi responsabilità". Se tutti quelli che, da bambini (e anche dopo, non è mica un crimine) si sono alimentati a fiabe e fumetti, hanno un personaggio preferito, il mio è sicuramente l'Uomo Ragno.

Certo, nel fantastico e inesauribile immaginario di Stan Lee hanno sempre trovato posto tutte le sfumature del disagio, dell'imperfezione, della sofferenza. Iron Man: costretto a costruirsi una solida corazza (non solo metaforica) per sopravvivere ai rapitori. Daredevil: perde la vista per salvare un anziano. Gli X-Men: mutanti, vittime designate della paura del diverso. Hulk: un soggetto affetto da evidenti problemi di discontrollo degli impulsi, un borderline soggetto a frequenti attacchi di furia pantoclastica. I Fantastici Quattro: un mucchio di eroi vagabondi e litigiosi. Thor: figlio di un Dio, papà Odino lo esilia sulla Terra - smemorato - affinché si mondi dal peccato di hybris, e lui si converte in un Siddharta compassionevole (finché non viene il momento di ricorrere al sacro martello). E via dicendo.

La forza rivoluzionaria dello scomparso maestro della Marvel non sta nell'origine dei personaggi, nella ferita esistenziale che li ha segnati per sempre - anche Bruce Wayne bambino ha visto morire i suoi genitori, dopo tutto, e Kal-El è stato strappato alla famiglia e agli affetti e catapultato su un pianeta sconosciuto e ostile. E non sta nemmeno in quel diffuso senso di solitudine che immancabilmente pervade l'eroe vittorioso davanti all'insensibilità e all'ingratitudine dei suoi simili: un fardello che tocca a tutti i predestinati e che affonda le sue radici nelle più antiche mitologia. Questa è la nostalgia dell'innocenza perduta che viene dopo il compimento della grande impresa, questa è tradizione che transita abilmente nella nuova onda Marvel.

La novità vera sta nell'invenzione di un nuovo tipo di supereroe problematico, conflittuale, così vicino alla sensibilità di ciascuno da sembrare - al netto del costume di scena - più uno di noi che una creatura di altri mondi. L'Uomo Ragno è archetipo ed emblema di questo nuovo tipo - viene da dire - umano. Nessuno prima di lui, nessuno come lui. E come si fa a non amarlo, uno come Peter Parker? Un supereroe che dubita costantemente di sé, prima, durante e dopo ogni missione.

Quasi a volerci dire: ehi, questa è una fiaba, la vita può essere drammatica, non crediate che un tizio in costume possa risolvervela, fateci caso, ha i suoi problemi anche lui. Per poi concludere, con un sorriso mesto: va bene, sarà anche una fiaba, ma aiuta a vivere meglio. E non è anche a questo che servono le fiabe, non è a questo che serviamo noi adolescenti nerd pizzicati dal ragno miracoloso?