Migranti, la denuncia delle ong: "Nell'hotspot di Lampedusa violato il diritto d'asilo"
Fabio Tonacci, di FABIO TONACCIL'allarme lanciato dopo 5 mesi di monitoraggio da 4 associazioni impegnate nella tutela dei migranti (Cild, ActionAid, IndieWatch e Asgi): "Con il decreto Salvini le irregolarità diventeranno la prassi"
Dall'osservatorio privilegiato dell'hotspot di Lampedusa, quattro organizzazioni impegnate nel settore dell'immigrazione (Asgi, Cild, Indiewatch e ActionAid) lanciano un allarme al resto d'Italia sugli effetti dell'applicazione del decreto sicurezza Salvini. "Potrebbe compromettere, in maniera rilevante e generalizzata, l'esercizio del diritto di asilo". In particolare il rischio si materializzerebbe su tre aspetti che coinvolgono il funzionamento dei cinque hot spot attivi al momento in Italia: 1) il trattenimento degli ospiti fino a 30 giorni; 2) l'applicazione accelerata e in frontiera delle procedure per la valutazione della domanda di asilo; 3) il trattenimento in luoghi impropri degli stranieri colpiti da provvedimento di espulsione.
Cinque mesi di monitoraggio
Un passo indietro. Nel marzo del 2018 una delegazione composta da legali, mediatori e ricercatori di Asgi (Associazione per gli studi giuridici dell'immigrazione), Cild (Coalizion…
Dall'osservatorio privilegiato dell'hotspot di Lampedusa, quattro organizzazioni impegnate nel settore dell'immigrazione (Asgi, Cild, Indiewatch e ActionAid) lanciano un allarme al resto d'Italia sugli effetti dell'applicazione del decreto sicurezza Salvini. "Potrebbe compromettere, in maniera rilevante e generalizzata, l'esercizio del diritto di asilo". In particolare il rischio si materializzerebbe su tre aspetti che coinvolgono il funzionamento dei cinque hot spot attivi al momento in Italia: 1) il trattenimento degli ospiti fino a 30 giorni; 2) l'applicazione accelerata e in frontiera delle procedure per la valutazione della domanda di asilo; 3) il trattenimento in luoghi impropri degli stranieri colpiti da provvedimento di espulsione.
"Per quanto riguarda la classificazione dei migranti - si legge nel rapporto - in molti casi lo status giuridico di richiedente asilo o di persona destinataria di provvedimento di respingimento sembra essere definito, contrariamente a quanto previsto nella normativa italiana e comunitaria, unicamente in ragione del paese di origine. I cittadini provenienti da Paesi considerati non sicuri sembrerebbero quindi essere incanalati in maniera tendenzialmente automatica nelle procedure per il riconoscimento del titolo di protezione. Al contrario, i cittadini che provengono da paesi considerati sicuri sarebbero spesso destinatari di provvedimenti di respingimento differito. In questo modo gli hotspot funzionerebbero come strumento di differenziazione e selezione di richiedenti asilo e dei cosiddetti migranti economici".
Cinque mesi di monitoraggio
Un passo indietro. Nel marzo del 2018 una delegazione composta da legali, mediatori e ricercatori di Asgi (Associazione per gli studi giuridici dell'immigrazione), Cild (Coalizione Italiana libertà e diritti civili), IndieWatch e ActionAid si è trasferita a Lampedusa. L'isola in mezzo al Mediterraneo è risultata essere nel 2018 è il terzo porto di sbarco per consistenza numerica con i suoi 2.914 arrivi. In cinque mesi, attraverso 60 interviste con i migranti e con i soggetti istituzionali, la delegazione ha dato vita al progetto pilota In Limine, documentando, tra il marzo e l'agosto scorso, "significative violazioni della normativa vigente" nell'hotspot, allora gestito dal Consorzio Opere di Misericordia e dalla Croce Rossa (da agosto la gestione è passata alla Facilities Service di Palermo).Poche informazioni e libertà limitata
Tra le presunte violazioni segnalate - riassunte nel report "Scenari di Frontiera: l'approccio hotspot e le sue possibili evoluzioni alla luce del caso Lampedusa" - ce ne sono alcune in tema di limitazione delle libertà personali. "Prima del completamento delle operazioni di fotosegnalamento i cittadini stranieri non avevano la possibilità di uscire dall’hotspot, registrando così una profonda ambiguità rispetto alla natura detentiva o meno della struttura. Il monitoraggio a Lampedusa ha evidenziato anche che molti cittadini stranieri non hanno ricevuto informazioni sul proprio status legale e sull’accesso alla procedura di protezione internazionale, diversamente da quanto previsto dalla legge". Non solo."Per quanto riguarda la classificazione dei migranti - si legge nel rapporto - in molti casi lo status giuridico di richiedente asilo o di persona destinataria di provvedimento di respingimento sembra essere definito, contrariamente a quanto previsto nella normativa italiana e comunitaria, unicamente in ragione del paese di origine. I cittadini provenienti da Paesi considerati non sicuri sembrerebbero quindi essere incanalati in maniera tendenzialmente automatica nelle procedure per il riconoscimento del titolo di protezione. Al contrario, i cittadini che provengono da paesi considerati sicuri sarebbero spesso destinatari di provvedimenti di respingimento differito. In questo modo gli hotspot funzionerebbero come strumento di differenziazione e selezione di richiedenti asilo e dei cosiddetti migranti economici".