Zuccaro, il procuratore di Catania con l'ossessione per le Ong
Da tre anni il numero uno della procura etnea indaga per dimostrare l'esistenza di legami criminali tra le organizzazioni impegnate nel soccorso in mare e i trafficanti libici, accuse finora mai sfociate in provvedimenti. Ed è sempre lui che ha chiesto l'archiviazione per Salvini per il caso Diciotti
Da quasi tre anni sono diventate la sua ossessione. In una lunga carriera alla Direzione distrettuale antimafia di Catania, Carmelo Zuccaro, il magistrato italiano al quale andò uno dei primi pensieri di Salvini ministro ("sarò felice di poterlo presto incontrare"), non si è dedicato a nessuna inchiesta con la stessa foga con cui, dall'inizio del 2016, si è tuffato in quella che avrebbe dovuto dimostrare l'esistenza di legami criminali tra le Ong che si erano cimentate nel soccorso in mare ai migranti e i trafficanti libici.
Lui, magistrato fino a quel momento di seconda linea, riservato e schivo, nel 2016 (quando il direttore di Frontex Fabrice Legeri diede notizia nel suo report di quell'indagine conoscitiva aperta a Catania) non ebbe alcuna esitazione ad affermare che "le Ong fanno parte del sistema che aiuta i trafficanti" sostenendo poi con forza, in sede di audizioni davanti alle commissioni parlamentari, che le navi u…
Lui, magistrato fino a quel momento di seconda linea, riservato e schivo, nel 2016 (quando il direttore di Frontex Fabrice Legeri diede notizia nel suo report di quell'indagine conoscitiva aperta a Catania) non ebbe alcuna esitazione ad affermare che "le Ong fanno parte del sistema che aiuta i trafficanti" sostenendo poi con forza, in sede di audizioni davanti alle commissioni parlamentari, che le navi u…
Da quasi tre anni sono diventate la sua ossessione. In una lunga carriera alla Direzione distrettuale antimafia di Catania, Carmelo Zuccaro, il magistrato italiano al quale andò uno dei primi pensieri di Salvini ministro ("sarò felice di poterlo presto incontrare"), non si è dedicato a nessuna inchiesta con la stessa foga con cui, dall'inizio del 2016, si è tuffato in quella che avrebbe dovuto dimostrare l'esistenza di legami criminali tra le Ong che si erano cimentate nel soccorso in mare ai migranti e i trafficanti libici.
Lui, magistrato fino a quel momento di seconda linea, riservato e schivo, nel 2016 (quando il direttore di Frontex Fabrice Legeri diede notizia nel suo report di quell'indagine conoscitiva aperta a Catania) non ebbe alcuna esitazione ad affermare che "le Ong fanno parte del sistema che aiuta i trafficanti" sostenendo poi con forza, in sede di audizioni davanti alle commissioni parlamentari, che le navi umanitarie facevano da "pull factor", insinuando dubbi sulla legittimità dei loro finanziamenti, parlando di contatti diretti tra i trafficanti di uomini e gli equipaggi delle navi che avrebbero agito in zona Sar in modo illegale spegnendo i transponder e spingendosi oltre il consentito, addirittura di "piani per destabilizzare l'economia e la società italiana". È il magistrato del "parlo ma non ho le prove perché poi non mi si dica perché non lo avevo detto quando sarà troppo tardi". Accuse che aprirono la strada alla spallata politico-giudiziaria che, due anni e mezzo dopo, ha di fatto cancellato le Ong dallo scenario del Mediterraneo. Accuse mai sfociate in provvedimenti giudiziari. "Accuso ma non ho le prove", arrivò ad ammettere lo stesso Zuccaro l'anno scorso nell'infuocare della polemica riferendosi a circostanze che non avrebbe potuto utilizzare in sede giudiziaria perché acquisite fuori dall'attività di polizia giudiziaria.
Gli unici indagati della sua inchiesta, mai archiviata, sono rimasti i trafficanti libici a cui nessuno però dà la caccia. In compenso, qualche settimana fa, quando il tribunale dei ministri di Palermo si è spogliato della competenza sull'inchiesta relativa al mancato sbarco dei migranti della nave Diciotti nel porto di Catania passandone la competenza ai colleghi della Procura etnea, Zuccaro nel giro di pochi giorni - a differenza di quanto aveva fatto il suo collega di Palermo Francesco Lo Voi - ha chiesto l'archiviazione di ogni accusa formulata a carico del ministro Salvini accusato di sequestro di persona ritenendo che la sua azione sia stata "un scelta politica non sindacabile dal giudice penale per il principio della separazione dei poteri".
Ma chi è Carmelo Zuccaro? Dopo essere entrato giovanissimo nella Guardia di finanza, a 25 anni vince il concorso in magistratura. Passa dalla procura di Nicosia, è presidente di Corte d'assise a Caltanissetta negli anni dei processi Falcone e Borsellino, poi torna Catania come aggiunto in anni complicati in cui il pool antimafia della Procura apre un'indagine per concorso esterno in associazione mafiosa (rivelata da Repubblica) sull'allora presidente della Regione Raffaele Lombardo. Zuccaro e il suo capo Patanè avocano l'inchiesta, la tolgono al pool di Giuseppe Gennaro che aveva depositato una richiesta di arresto per Lombardo, ne chiedono l'archiviazione. Poi Lombardo finisce ugualmente a giudizio, viene condannato per mafia in primo grado, assolto in appello ma a quel punto Zuccaro è procuratore e presenta ricorso.
Da procuratore Zuccaro decide di riprendere in mano l'inchiesta per mafia sul'editore catanese e direttore de La Sicilia Mario Ciancio sequestrandogli il patrimonio e mandandolo a processo. Ma la sua ossessione restano le Ong e, dopo essersi visto annullare dal tribunale del riesame il sequestro della Open Arms fermata dopo uno sbarco a Pozzallo, ha deciso ora di chiudere con i primi provvedimenti l'unico troncone di indagine per il quale ritiene di avere delle prove utilizzabili in giudizio.
Lui, magistrato fino a quel momento di seconda linea, riservato e schivo, nel 2016 (quando il direttore di Frontex Fabrice Legeri diede notizia nel suo report di quell'indagine conoscitiva aperta a Catania) non ebbe alcuna esitazione ad affermare che "le Ong fanno parte del sistema che aiuta i trafficanti" sostenendo poi con forza, in sede di audizioni davanti alle commissioni parlamentari, che le navi umanitarie facevano da "pull factor", insinuando dubbi sulla legittimità dei loro finanziamenti, parlando di contatti diretti tra i trafficanti di uomini e gli equipaggi delle navi che avrebbero agito in zona Sar in modo illegale spegnendo i transponder e spingendosi oltre il consentito, addirittura di "piani per destabilizzare l'economia e la società italiana". È il magistrato del "parlo ma non ho le prove perché poi non mi si dica perché non lo avevo detto quando sarà troppo tardi". Accuse che aprirono la strada alla spallata politico-giudiziaria che, due anni e mezzo dopo, ha di fatto cancellato le Ong dallo scenario del Mediterraneo. Accuse mai sfociate in provvedimenti giudiziari. "Accuso ma non ho le prove", arrivò ad ammettere lo stesso Zuccaro l'anno scorso nell'infuocare della polemica riferendosi a circostanze che non avrebbe potuto utilizzare in sede giudiziaria perché acquisite fuori dall'attività di polizia giudiziaria.
Gli unici indagati della sua inchiesta, mai archiviata, sono rimasti i trafficanti libici a cui nessuno però dà la caccia. In compenso, qualche settimana fa, quando il tribunale dei ministri di Palermo si è spogliato della competenza sull'inchiesta relativa al mancato sbarco dei migranti della nave Diciotti nel porto di Catania passandone la competenza ai colleghi della Procura etnea, Zuccaro nel giro di pochi giorni - a differenza di quanto aveva fatto il suo collega di Palermo Francesco Lo Voi - ha chiesto l'archiviazione di ogni accusa formulata a carico del ministro Salvini accusato di sequestro di persona ritenendo che la sua azione sia stata "un scelta politica non sindacabile dal giudice penale per il principio della separazione dei poteri".
Ma chi è Carmelo Zuccaro? Dopo essere entrato giovanissimo nella Guardia di finanza, a 25 anni vince il concorso in magistratura. Passa dalla procura di Nicosia, è presidente di Corte d'assise a Caltanissetta negli anni dei processi Falcone e Borsellino, poi torna Catania come aggiunto in anni complicati in cui il pool antimafia della Procura apre un'indagine per concorso esterno in associazione mafiosa (rivelata da Repubblica) sull'allora presidente della Regione Raffaele Lombardo. Zuccaro e il suo capo Patanè avocano l'inchiesta, la tolgono al pool di Giuseppe Gennaro che aveva depositato una richiesta di arresto per Lombardo, ne chiedono l'archiviazione. Poi Lombardo finisce ugualmente a giudizio, viene condannato per mafia in primo grado, assolto in appello ma a quel punto Zuccaro è procuratore e presenta ricorso.
Da procuratore Zuccaro decide di riprendere in mano l'inchiesta per mafia sul'editore catanese e direttore de La Sicilia Mario Ciancio sequestrandogli il patrimonio e mandandolo a processo. Ma la sua ossessione restano le Ong e, dopo essersi visto annullare dal tribunale del riesame il sequestro della Open Arms fermata dopo uno sbarco a Pozzallo, ha deciso ora di chiudere con i primi provvedimenti l'unico troncone di indagine per il quale ritiene di avere delle prove utilizzabili in giudizio.