Anna Maria, la sposa del mare: “Solo al largo mi sento libera”
Maria Novella De Luca
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MARIA NOVELLA DE LUCA
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A 83 anni cala ancora le reti con la sua barca “Gloria”. Un mestiere iniziato da piccola col padre. Un amore esclusivo, oltre ai libri di Camilleri: “Temo solo il giorno in cui sarò troppo vecchia per navigare”
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Anna Maria cammina con passo da ragazza e il vento nei capelli sul lungomare deserto di Casalbordino, lido abruzzese sassoso con le barche in secca. Ha ottantatrè anni, gli occhi vivissimi che hanno il colore dell'acquamarina, del resto, scherza "è tutta la vita che guardo onde, cielo e salsedine". "Avevo 14 anni quando mio padre Donato una notte mi mandò da sola a ritirare le nasse con le seppie. Fin da piccolissima uscivo a pescare con lui, nessuno riusciva a fermarmi, ci alzavamo a notte fonda per buttare le reti, in quel silenzio assoluto c'eravamo soltanto noi, il buio che annuncia l'alba e le lampare dei pescherecci. Tornai con le seppie, remando da sola, vincendo la paura. "Adesso ti sei sposata con il mare", mi disse mio padre. E infatti io sono questo, una sposa del mare".
Il reportage fotografico è di Annalisa Marchionna (Castel d…!-->
Anna Maria cammina con passo da ragazza e il vento nei capelli sul lungomare deserto di Casalbordino, lido abruzzese sassoso con le barche in secca. Ha ottantatrè anni, gli occhi vivissimi che hanno il colore dell'acquamarina, del resto, scherza "è tutta la vita che guardo onde, cielo e salsedine". "Avevo 14 anni quando mio padre Donato una notte mi mandò da sola a ritirare le nasse con le seppie. Fin da piccolissima uscivo a pescare con lui, nessuno riusciva a fermarmi, ci alzavamo a notte fonda per buttare le reti, in quel silenzio assoluto c'eravamo soltanto noi, il buio che annuncia l'alba e le lampare dei pescherecci. Tornai con le seppie, remando da sola, vincendo la paura. "Adesso ti sei sposata con il mare", mi disse mio padre. E infatti io sono questo, una sposa del mare".
Il reportage fotografico è di Annalisa Marchionna (Castel di Sangro, 1975) che vive a Milano. Dopo aver lavorato come giornalista sportiva e di viaggi, ora si dedica alla fotografia. Il suo primo lavoro “The Bride of the sea” è stato pubblicato da Lens – The New York Time, a novembre 2017, e da Geo Magazine Germania a marzo 2018
Bisogna venire qui, su questo lido di mare adriatico che d'estate si riempie di turismo familiare, tra gli stabilimenti chiusi e i "trabocchi" sulla spiaggia che fanno il brodetto e il pesce fritto, per incontrare Anna Maria Verzino, una delle ultime pescatrici italiane, tra le prime in Italia ad avere licenza e patente nautica, una donna schiva e fiera, paziente tessitrice di reti ma tenace come un capitano di marina. Il viso cotto dal sole ma ancora bello, le mani solcate dal lavoro eppure curate, quasi lisce. "Ho dovuto aspettare che ci fosse la legge sulla parità dei sessi per diventare ufficialmente pescatore. Mi ricordo che andai a Ortona accompagnata da mio fratello e l'ufficiale nemmeno mi guardava e parlava soltanto con lui. "Perché non te ne stai a casa a fare la calza come tutte le donne?" E io risposi che la calza la facevo quando non guidavo la barca...".
Non c'è giorno, anzi notte, che Anna Maria non esca con "Gloria", il suo peschereccio che sulla spiaggia è accanto alla statua della "Madonna del mare" circondata di conchiglie e fiori freschi. E quando torna c'è sempre una piccola folla ad aspettarla. "Pesce ce n'è ancora, basta sapere dove andare. L'altro giorno che era brutto ad esempio non è uscito nessuno e io invece sono andata a polpi. A volte butto le reti, a volte le nasse per le seppie. Sì, guadagno per vivere e aiutare la mia famiglia. Lo sapete voi che nei ristoranti vi danno tutto surgelato? La zuppa io la vendo a quindici euro al chilo, le sogliole a venti, ma quando le metto in padella non sono fresche, sono vive". E Anna Maria, sposa del mare, ride orgogliosa del suo lavoro duro e pericoloso, con una risata fresca da ragazza.
"Per me il mare è tutto, è soltanto in quella vastità che mi sento libera, libera, per questo non mi sono mai sposata, volevo essere indipendente, il mio amore è questo, alzarmi la notte, lasciare fuori i rumori del mondo, le ansie, trovarmi da sola mentre i pesci guizzano, non sapete quanti colori ci sono prima che sul mare arrivi l'alba. E sono grata a mio padre che mi ha capita e mi ha affidato la nostra barca".
Nata nel 1935, femminista antelitteram senza sapere di esserlo, decisa a non sposarsi quando la mamma voleva che diventasse sarta, quando per le donne l'unica strada era il matrimonio, Anna Maria Verzino oggi vive in una grande casa sul lungomare di Casalbordino insieme alla famiglia del fratello e ai nipoti. Ha fatto soltanto la terza elementare, eppure Anna Maria ha un linguaggio che sorprende, ricco, poetico. "La sera mi piace leggere. Che cosa? Il nostro giornale, il "Centro", i giorni in cui arriva. Ma soprattutto i romanzi di Camilleri. Mi piacerebbe conoscerlo. C'è tanto mare in quelle storie, come nella mia vita. Adoro Montalbano. Per fortuna ci vedo ancora bene. Però qui non c'è una libreria, a volte trovo i libri all'edicola di Vasto, ma soltanto alcuni. Così finisce che rileggo quelli che ho".
Anna Maria si avvicina a "Gloria", controlla le reti, il motore, lo scafo. La nipotina Elena le corre incontro. "Anche quando non esco perché il tempo è troppo brutto, vado a passeggiare sulla spiaggia, almeno due volte al giorno, senza l'aria e il vento in faccia non riesco a stare. Poi il pomeriggio prendo il caffè al bar Nadia con le mie amiche...qui l'inverno è il momento più bello, senza turisti, rumori".
Sa di essere diventata un personaggio Anna Maria, "la sposa del mare", "l'ultima pescatrice", ormai rifugge incontri e interviste, "pensi mi hanno chiamato dalla Germania, ma io voglio stare tranquilla". D'estate quando il pomeriggio pulisce le reti in barca intorno a lei si raggruppa sempre una piccola folla. "Si parla del tempo, del mare che è sempre più inquinato, dei turisti che non ci fanno dormire". Eppure c'è stato un tempo in cui il pesce non era un "tesoro" come oggi. "Quando ero piccola, dopo la guerra, con mia madre andavamo con le ceste nelle stazioni, a Vasto, a Chieti, anche a Termoli, ma nessuno aveva soldi per comprarlo, erano tutti poveri. Così facevamo il baratto: pesce in cambio di frutta, pane, formaggio".
C'è soltanto un'ombra negli occhi cerulei di Anna Maria. La paura di svegliarsi un giorno senza più la forza di mettere in acqua "Gloria" e godersi la vastità del mare. "Non mi fanno paura le tempeste, noi pescatori il mare lo conosciamo e non lo sfidiamo. O le onde che spezzano le reti, ne ho ricucite così tante. Temo soltanto il giorno in cui sarò troppo vecchia per navigare nella notte, con le stelle e il vento. Ma spero che quel giorno sia ancora lontano".