Le circostanze che documentano al di là di ogni ragionevole dubbio la responsabilità di uomini degli apparati di sicurezza egiziani - un generale, due colonnelli, un maggiore e un assistente, ora formalmente indagati dalla Procura di Roma -
nel sequestro di Giulio Regeni sono in un'informativa con cui, dodici mesi fa, il Ros dei Carabinieri e lo Sco della Polizia avevano rassegnato al Procuratore Giuseppe Pignatone e al sostituto Sergio Colaiocco le conclusioni di una formidabile inchiesta di polizia giudiziaria durata due anni e mezzo, condotta in un contesto ostile, e mutilata dall'impossibilità di utilizzare gli strumenti intrusivi propri di un'indagine all'interno dei nostri confini. Parliamo di un documento che, dal dicembre 2017, è nella disponibilità della Procura Generale del Cairo. E a cui la Procura Generale del Cairo non ha dato alcun seguito. Omettendo di compiere gli atti istruttori che le erano stati richiesti dalla Procura di Roma.
La "svolta entro l'anno" , insomma, di cui, dalla scorsa estate in avanti, avevano farfugliato il vicepremier Luigi Di Maio e con lui Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte reduci dai loro colloqui con Al Sisi, era semplicemente una penosa menzogna rivogata dal Regime a chi la verità l'aveva sotto il naso. Eccola, dunque. Con fatti, nomi, responsabilità, così come ricostruiti dall'informativa.
I traditori
Il 9 settembre del 2015,
Giulio arriva al Cairo per il suo dottorato di ricerca all'università di Cambridge in "Development studies". Il progetto di "ricerca partecipata" prevede interviste sul campo e ha ad
oggetto i cosiddetti "sindacati indipendenti" . Un'amica di Giulio al Cairo, Noura, lo aiuta a trovare una casa in affitto nel quartiere di Dokki, che condivide con una studentessa tedesca e un avvocato egiziano, Sayed. E' un giovane professionista affabile, con cui Giulio fa spesso jogging, ignorando che è uno delle migliaia di occhi e orecchie della Polizia e dei Servizi segreti del Paese. Come del resto
Mohamed Abdallah, un ex giornalista di gossip, diventato leader del sindacato degli ambulanti. In ottobre, Giulio lo intervista più volte per la sua ricerca e, il 13 di quel mese, gli chiede di essere accompagnato nei mercati della città perché possa introdurlo agli ambulanti. Cosa che accade. E di cui Abdallah informa immediatamente il suo vero padrone: la National Security Agency, NSA, il Servizio segreto civile. Articolazione del ministero dell'Interno.
La riunione ai servizi
"In ottobre - si legge nell'informativa di Ros e Sco - Abdallah decide di denunciare le attività di Giulio. Accompagnato dal colonnello Ather Kamal, ufficiale della Polizia Investigativa, incontra, nella sede della National Security, il colonnello Helmy e il maggiore Sharif. Da quel momento, il sindacalista inizia a riferire tutto quanto sa della vita di Giulio al maggiore Sharif" . Giulio è un boccone facile facile per gli apparati egiziani. Ha il profilo esatto delle paranoie del Regime. Si fida di Abdallah. E con Abdallah, spinto dal suo senso di solidarietà, ha persino discusso della possibilità di accedere ai fondi di un bando di ricerca di 10 mila sterline della fondazione Antipode. Quelli che, nelle mani e nelle intenzioni della National Security, devono diventare la "prova" dei suoi tentativi di "comprare informazioni". "Il 7 dicembre 2015 - annota ancora l'informativa - il maggiore Sharif chiede al sindacalista Abdallah se stia controllando Giulio e questi gli riferisce che ha organizzato con il ragazzo per il giorno successivo, l'8 dicembre, un giro al mercato di Masr Al Giadida. Giulio non sa che il sindacalista ha avvertito tutti i venditori di non dire nulla di importante perché "lo straniero è pericoloso"" . "L'11 dicembre - prosegue la ricostruzione di Ros e Sco - Giulio partecipa a una riunione sindacale e si accorge di essere stato fotografato da una donna che non pare essere conosciuta da nessuno dei presenti. Il 18 dicembre, su richiesta del maggiore Sharif, il sindacalista Abdallah ottiene da Giulio il bando di concorso per la borsa da 10 mila sterline. Subito dopo Giulio rientra in Italia per le vacanze di Natale" .
Finale di partita
Durante la sua assenza, Sayed parla di Giulio con l'Intelligence egiziana. Nella persona "dell'assistente Najem" , annota l'informativa. E quando Giulio rientra al Cairo, il 4 gennaio 2016, la tenaglia si stringe. "Il 5 gennaio, durante una riunione alla National Security - documenta l'informativa - il colonnello Helmi e il maggiore Sharif spiegano al sindacalista Abdallah come usare una telecamera nascosta" . L'operazione riceve la benedizione di un generale del Servizio. "Il 6 gennaio, alle ore 12, Abdallah riceve dal generale Tareq, dal colonnello Helmi e dal maggiore Sharif la telecamera nascosta con cui filmare Giulio in un incontro del giorno successivo" . Conosciamo quelle immagini (
"Repubblica" le ha trasmesse nel documentario "Nove giorni al Cairo"). Ricordiamo la voce registrata al telefono di Abdallah interloquire prima con il colonnello Kamal e poi con il maggiore Sharif per informarli che la registrazione è andata secondo i piani. Giulio ha cominciato a morire. "Dall'8 al 21 gennaio - conclude l'informativa - Abdallah sentirà il maggiore Sharif per ben 13 volte al telefono. Lo stesso Abdallah dichiarerà: "Parlando con il maggiore Sharif ho capito che volevano tenerlo sotto controllo ancora per sapere cosa avrebbe fatto il 25 gennaio"" . L'anniversario della Rivoluzione di piazza Tahrir. L'ultima traccia di Giulio vivo. Le 19.51. La stazione della metropolitana di Dokki.