Una fontana risanata dai Gap che hanno lasciato il loro bigliettino
Colpisci, intervieni, ripara: i gap all'opera per risanare le città
Vladimiro Polchi
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di VLADIMIRO POLCHI
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Roma, sono "gruppi artigiani di pronto intervento", hanno la sigla come le bande partigiane e lavorano in segreto. Le loro azioni sono rapide e improvvise per supplire la burocrazia nelle nostre città. E poi lasciano un bigliettino per sensibilizzare alla causa
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È un’organizzazione segreta, tutti i suoi membri vivono in clandestinità, lavorano sotto copertura come impiegati o liberi professionisti, le loro azioni sono rapide e improvvise. Il primo intervento è stato la riparazione dell’antica fontana di una storica scuola della capitale. Sono i nuovi gappisti, bande armate di pinze e pennelli, che invece di sabotare, riparano. “Gap” infatti non sta più per “Gruppi di azione patriottica”, ossia la bande partigiane nate su iniziativa del Partito comunista, bensì per “Gruppi artigiani di prontointervento”. Dove colpiscono, lasciano sempre un cartello, con la loro firma e un appello: «I Gap sono un’autorganizzazione segreta, invece di compiere azioni di sabotaggio i gappisti effettuano riparazioni dove la burocrazia fallisce. Trova il tuo obiettivo, organizzati e ripara: diventa anche tu gappista!». Il primo colpo è stato l’impermeabi…
È un’organizzazione segreta, tutti i suoi membri vivono in clandestinità, lavorano sotto copertura come impiegati o liberi professionisti, le loro azioni sono rapide e improvvise. Il primo intervento è stato la riparazione dell’antica fontana di una storica scuola della capitale. Sono i nuovi gappisti, bande armate di pinze e pennelli, che invece di sabotare, riparano. “Gap” infatti non sta più per “Gruppi di azione patriottica”, ossia la bande partigiane nate su iniziativa del Partito comunista, bensì per “Gruppi artigiani di prontointervento”. Dove colpiscono, lasciano sempre un cartello, con la loro firma e un appello: «I Gap sono un’autorganizzazione segreta, invece di compiere azioni di sabotaggio i gappisti effettuano riparazioni dove la burocrazia fallisce. Trova il tuo obiettivo, organizzati e ripara: diventa anche tu gappista!». Il primo colpo è stato l’impermeabilizzazione di una fontana, che fa bella mostra di sé nel parco alberato della scuola Principe di Piemonte, tra Ostiense e Garbatella, storico rione della capitale.
Renato è il nome di battaglia di uno dei gappisti, architetto cinquantenne romano: «Volevamo rimboccarci le maniche, senza farci fermare dalla solita burocrazia, che tra permessi e autorizzazioni porta spesso all’immobilismo. Il mio nome è preso da quello di mio padre, Renato appunto, che da giovane ha fatto il partigiano e durante la guerra è stato più volte arrestato. Ci muoviamo di nascosto e rapidamente. La nostra prima azione è stata su una fontana, che si trova all’interno di una splendida scuola romana dei primi anni ’40. Siamo intervenuti di sabato e domenica, l’abbiamo pulita, svuotata dall’acqua putrida, riparato i buchi e impermeabilizzata. Poi abbiamo lasciato la nostra firma». Il loro logo è opera di un altro gappista: scritta bianca “Gap” su sfondo rosso e come simbolo un martello e un cacciavite al posto del classico falce e martello. I gappisti agiscono nell’anonimato, senza protagonismi, in piccoli gruppi autonomi. Sono solo all’inizio, ma sperano presto di diventare una “forza” di pronto intervento nazionale. «Dalle esperienze collettive precedenti – spiega Renato – ci siamo resi conto di quanto fosse difficile organizzarci in grandi gruppi e quanto la nostra buona volontà di fare qualcosa per il quartiere e la città si scontrasse contro il muro di permessi necessari a spostare anche una sola pietra. Per questo siamo entrati in “clandestinità”».
I nuovi Gap sono chiaramente figli della difficile situazione in cui versa la capitale, così come tante altre città italiane. «Roma è in uno stato di abbandono – sostiene Renato – da tempo le amministrazioni non si occupano più dell’ordinaria manutenzione. Le colpe sono antiche, anche se la giunta attuale si sta rivelando purtroppo tra le peggiori». Le azioni dei Gap promettono di far fronte per quanto possibile alle mancanze delle istituzioni, con piccoli, ma numerosi, interventi di riqualificazione. Manipoli di cittadini autorganizzati e volontari che vogliono che le condizioni delle loro città migliorino. «Ma non per questo intendiamo sostituirci al pubblico – chiariscono i gappisti – o tantomeno avallare e giustificare l’assenza delle amministrazioni comunali che devono anzi tornare a fare la loro parte». Insomma gli interventi dei Gap sono una sorta di provocazione dagli effetti, però, concreti e positivi.
La prossima azione gappista? Top secret, naturalmente: «Progettiamo un nuovo intervento a breve – confida però Renato – abbiamo individuato un campetto sportivo da riparare».