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Fammi vedere le stelle

Studi finora pochi. E solo per nobili fini riproduttivi. Ma, superati l'assenza di gravità, il bigottismo e l'ira dei contribuenti, la promessa parrebbe allettante: un variegato kamasutra, impensabile sulla Terra
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Il primo problema è spiegare ai contribuenti che i soldi delle loro tasse - perché ogni ricerca Nasa è evidentemente finanziata dai fondi governativi - vengono utilizzati per studiare le migliori posizioni e tecniche per avere rapporti sessuali soddisfacenti nello spazio (per di più in tempi di calo del desiderio degli americani, denunciato dal New York Times).

«Sarebbero tempestati di email di protesta del genere “state scherzando?!”», ride Mary Roach, saggista scientifica nonché autrice del bestseller Come vivremo su Marte (Il Saggiatore), che al tema specifico dell’“accoppiarsi in assenza di gravità”, per ovviare alla scarsità di studi ufficiali, ha riservato un intero capitolo, enigmaticamente intitolato Il club dei tre delfini («fluttuare in acqua è la cosa più vicina all’aggirarsi in una navicella in assenza di gravità, ma soprattutto è molto pi&ugr…
Il primo problema è spiegare ai contribuenti che i soldi delle loro tasse - perché ogni ricerca Nasa è evidentemente finanziata dai fondi governativi - vengono utilizzati per studiare le migliori posizioni e tecniche per avere rapporti sessuali soddisfacenti nello spazio (per di più in tempi di calo del desiderio degli americani, denunciato dal New York Times).

«Sarebbero tempestati di email di protesta del genere “state scherzando?!”», ride Mary Roach, saggista scientifica nonché autrice del bestseller Come vivremo su Marte (Il Saggiatore), che al tema specifico dell’“accoppiarsi in assenza di gravità”, per ovviare alla scarsità di studi ufficiali, ha riservato un intero capitolo, enigmaticamente intitolato Il club dei tre delfini («fluttuare in acqua è la cosa più vicina all’aggirarsi in una navicella in assenza di gravità, ma soprattutto è molto più facile convincere a parlarti di sesso un esperto di cetacei che un qualsiasi astronauta o ricercatore Nasa»). Con qualche differenza.

Se fai sesso in subacquea non se ne accorge nessuno, è un po’ come fare pipì in mare, vedi i video Underwater sex su YouPorn, «se lo fai sulla navicella, in quella condizione atmosferica, o sei bravo a maneggiare Kleenex o devi vedertela con i coinquilini di spedizione che si vedono fluttuare in giro stormi di sperma altrui. In condizioni coabitative già difficili». Ma se fluttua in giro si è già a un buon punto, significa che ce la si è quasi fatta. «Perché solo se raggiunge l’orgasmo, il corpo riceve la scossa decisamente necessaria affinché gli scrolloni del maschio riescano a spezzare la resistenza e far staccare lo sperma dal suo organo!! Sperando che sia di serie A, perché ci vuole una forza diciamo pure... ultraterrena».

In caso contrario, è vero quel che sostiene l’astrofisico Neil deGrasse Tyson, hanno la meglio le forze della tensione superficiale e succede quello che accade nel video di un astronauta che piange, che circola su YouTube, con il lacrimone (ovvero, la cosa più simile al liquido seminale e la meno censurabile) che gli resta appiccicato come un palloncino sgonfio ma non ne vuole sapere di staccarsi e cadere giù. «Senza gravità a trascinarli verso il pavimento, i liquidi tendono ad aggrapparsi a qualsiasi cosa li secerna. Questo è anche il motivo per cui vomitare nel tuo casco sarebbe pericoloso, gli astronauti lo sanno - parte del vomito rimarrebbe appiccicata alla faccia», continua Roach, che avendo anche scritto bestseller sulla “curiosa scienza dell’accoppiamento” (intitolato Bonk, “scopata”, non tradotto in Italia) e sui misteri del disgusto (Gulp), non si fa tabù di nulla.

Senonché, l’altro grande ostacolo sta ben prima di arrivare qui e si chiama semplicemente terza legge di Newton, «a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, più ti avvicini e anzi, più determinazione ci metti, più l’altro corpo ti rimbalza via generando un decisamente sgradevole effetto push back». Effetto di cui avrebbe potuto beneficiare il luminare deGrasse Tyson (essendo appena stato accusato di molestie sessuali da un’ex assistente ai tempi del programma tv Cosmos, e da un’invitata al party dell’American Museum of Natural History di cui dirige il Planetario).

DeGrasse Tyson suggerisce l’uso anche un po’ sadomaso di cinghie elastiche per restare avvinghiati. Roach, non convinta del metodo, parlandone con i già citati studiosi di foche e delfini ha scoperto l’utilità quasi darwiniana del pene prensile di cui sono dotati i maschi della specie: se ne servono per tenere ferma la femmina e impedire a entrambi di galleggiare via l’uno dall’altra (pare che i più intenzionati le azzannino pure il naso, pratica nota a chirurghi veterinari per cui la rinoplastica alle lontre è di routine come quella alle ragazze).

«La ricercatrice Janet Mann è più femministicamente convinta che i maschi usino il membro prensile in caso le femmine ruotino su stesse per scappare. In mancanza di arma della natura, se non si è muniti di apposite cinghie, c’è chi ha invitato a ricorrere alla cosiddetta threesome, sesso a tre, caldeggiato da Harry G. Stine, padre della missilistica moderna, nel saggio Living in Space. Il terzo serve a spingere il secondo per impedire che il corpo si stacchi. Ma è roba superata», dice Roach. Che avverte come il web sia «pieno di bufale, fake news sul sesso nello spazio, compresi finti studi di agenzie spaziali di pagine e pagine».

Tanto che la vera Nasa deve fare uno slalom contorto tra suscettibilità dei contribuenti e bigottismo: così da arrivare a definire un’avventura sessuale (ovviamente vietata) nei protocolli come “indebito trattamento preferenziale verso qualunque persona o entità (gli alieni, ndr) nello svolgimento delle attività della Stazione Spaziale Internazionale».

Astronauti più pratici, come l’interpellato Roger Crouch, avrebbero sostenuto che usare banalmente mani e gambe, le proprie, con la dovuta energia, basterebbe a garantire una buona presa, ma che ci vuole pratica. Un cosmonauta russo tagliò corto dicendole che l’unico sesso che viene bene lassù è il «fatto a mano», che l’Urban dictionary cataloga più originalmente come “spaceturbation” (masturbazione nello spazio).

Sulla piattaforma di raccolta fondi Indiegogo c’è un progetto per uno Pornhub Space Program, o “Sexesploration”. La scrittrice-attrice Vanna Bonta ha brevettato la tuta Space2 Suit per farlo, la pur spinta Virgin Galactic ha declinato il milione di dollari per salire su una loro navicella a girarci un porno.

Le cose cambiano, o cambierebbero, «nel caso le imprese cosmiche private dei megalomani Elon Musk, Bezos e Branson proseguissero». Prima di loro, gente come John Spencer della Space Tourism Society, agenzia di viaggi nel cosmo, o la Bigelow Aerospace di Las Vegas «puntavano già a un tipo di viaggio-esperienza per cui la promessa di sesso come non lo avete mai fatto era la strategia di marketing numero uno», dice Roach. Il cui Club del titolo è l’equivalente cosmico del Mile High Club (cui accede chiunque abbia avuto un rapporto sessuale in volo).

«La prospettiva più intrigante dello Space Sex è che se togli la necessità di un letto o di un muro, e lo moltiplichi all’assenza di gravita, ottieni una variante di posizioni possibili che tende all’infinito, un Kamasutra illimitato», chiude entusiasta Roach. Avete notato, chiede un anonimo sul forum Quora, che «la compagnia di Elon Musk - SpaceX - ha un’assonanza difficilmente equivocabile con Space Sex? Impossibile non sia voluto, come nelle pubblicità pornosoft delle sue auto. La realtà sembra più deludente, almeno a inizio lancio. Nel primo periodo, aggiunge Roach, «a parte la perdita di massa ossea, la circolazione del sangue tende a diminuire nella parte bassa del corpo, dando a lui problemi di disfunzione erettile. Dopo un po’ di giorni si superano, sperando non siano subentrate altre controindicazioni».

Tutto quello che ha fatto la Nasa finora è stato motivato dal nobile studio del sesso finalizzato alla riproduzione, ci comunica l’astrofisica Nasa, April E. Ronca Finco. La prima a studiare gli effetti della riproduzione di ratti bianchi nello spazio (un disastro, per la scarsità di contrazioni uterine). Che accetta entusiasticamente di rispondere a tutto quello che vorremmo sullo Space Sex via email, salvo attendere la revisione delle risposte operata dal quartier generale. Così come il collega Joe Tash, eroe del settore in quanto «il primo ad aver mandato un campione di sperma sulla ISS!». Non specifica se suo. In attesa dell’epurazione Nasa («non è tra le sue priorità, capirete»), non ci resta che sperare in Elon Musk. SpaceX, Space Sex, la meta è quella.