Le casette post terremoto ad Amatrice dopo la prima nevicata del 2019
L’inverno infinito di Amatrice: “Tutto fermo, ci hanno abbandonato”
Paolo G. Brera
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dal nostro inviato PAOLO G. BRERA
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Il reportage a due anni e mezzo dal terremoto. Per giorni ha imperversato il fake della tendopoli che in realtà era in Libano. Nelle casette sparse tra le frazioni, restano le paure del paese che ha perso l’identità: “Il vecchio governo ha fatto errori, il nuovo non fa nulla”
Aggiornato 3 minuti di lettura
AMATRICE - Quelli che commentano indignati, giocando con le fake news che spacciano un campo profughi libanese sommerso dalla neve per un'inesistente tendopoli di Amatrice, quassù non devono averci messo piede mai. "La neve? Ma se ce n'è poca, quest'anno!", sorride Italo risalendo - con le sue molte primavere, inseguito dal gatto - la strada pulita dagli spazzaneve e lievemente imbiancata. "Per noi è una risorsa, sa? Protegge i campi dal gelo, accumula acqua per le sorgenti... La mia casa, piuttosto: la vede, là dietro?", domanda voltandosi verso il centro squinternato di Colle Pagliuca, frazione di Amatrice. Indica un rudere che svetta: "Quando sarà rifatta, a me ci avrà già pensato il carro funebre. Per noi vecchi qui non c'è più niente: nemmeno l'ospedale, la prima cosa che ci servirebbe. Siamo tutti anziani, ormai".
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AMATRICE - Quelli che commentano indignati, giocando con le fake news che spacciano un campo profughi libanese sommerso dalla neve per un'inesistente tendopoli di Amatrice, quassù non devono averci messo piede mai. "La neve? Ma se ce n'è poca, quest'anno!", sorride Italo risalendo - con le sue molte primavere, inseguito dal gatto - la strada pulita dagli spazzaneve e lievemente imbiancata. "Per noi è una risorsa, sa? Protegge i campi dal gelo, accumula acqua per le sorgenti... La mia casa, piuttosto: la vede, là dietro?", domanda voltandosi verso il centro squinternato di Colle Pagliuca, frazione di Amatrice. Indica un rudere che svetta: "Quando sarà rifatta, a me ci avrà già pensato il carro funebre. Per noi vecchi qui non c'è più niente: nemmeno l'ospedale, la prima cosa che ci servirebbe. Siamo tutti anziani, ormai".
Quale maligna geometria di pensieri, o peggio di convenienze, può farti scherzare con questi monti segnati, con questa gente ferita da un sisma che ha trasformato il Centro dei mille borghi "più belli d'Italia", come recitava la pubblicità all'ingresso di Amatrice, in una distesa di macerie e in un cimitero? In tutto il cratere - immenso, disteso su quattro regioni - non ci sono centri storici e frazioni ma centinaia, migliaia di villaggi prefabbricati, giallognoli e identici. A due anni e mezzo dal disastro, quasi nulla è ricostruito.
"Prima delle elezioni - dice Francesco Pastorella, portavoce dei comitati dei terremotati - avevamo posto dieci domande a tre candidati: Renzi, Salvini e Di Maio. Le risposte degli ultimi due erano molto convincenti, e nel cratere hanno stravinto. Ora entrambi sono al governo e cosa hanno fatto? Assolutamente nulla. Zero su dieci. Si sono limitati a prorogare le norme: ma come, prima critichi e poi proroghi? Ci avevano promesso posti di lavoro: ne abbiamo persi 12mila. Di Maio aveva promesso di rilanciare le nostre terre: a Frontignano il 6 gennaio c'era il pienone per la Befana sulla neve, ma gli impianti sciistici non funzionavano perché non hanno mai aggiustato tre piloni della seggiovia. Con 299 morti e 40mila abitazioni danneggiate in 138 comuni, l'unico provvedimento lo hanno infilato nel decreto Genova per favorire Ischia permettendo di sanare abusi. E in Finanziaria non c'è nulla, per noi".
"Certo che c'è chi si lamenta - dice Elisabetta, pensionata, passeggiando sul nevischio con le borse tra le casette di Amatrice - ma sono quelli che hanno avuto pochi danni. Dicono che le case sono fredde, che non tolgono la neve... Io che ho avuto i morti non mi lamento: le strade le tengono pulite e io spalo davanti a casa, come ho sempre fatto. E accendo il riscaldamento, cosa che alcuni evidentemente non fanno per risparmiare". "Qui hanno sbagliato tutto - sostengono Ioletta e Francesco Di Stefano - in questi due anni e mezzo ci hanno sparpagliato in sette frazioni distruggendo la comunità di Amatrice; hanno buttato una fortuna costruendo centri commerciali con le zone comuni aperte, completamente indatti al nostro clima di montagna". "Quello che abbiamo perso è la nostra idendità", spiega Piera Aniballi, che aveva tre negozi ma ha deciso di non riaprirli in centri temporanei: "Ieri ho trascorso la giornata chiusa in casa. Vivevo in centro, ora non so nemmeno dove fare due passi. La mia casa deve essere ricostruita adesso, non fra venti anni quando sarò morta".
Un campo profughi libanese spacciato come tendopoli di Amatrice in un fake
Ma ricostruire è verbo ipotetico. "Quando abbiamo sentito il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato, annunciare che ci sono già duemila cantieri aperti e 400 immobili consegnati - s'infuria Stefano Petrucci, sindaco di Accumoli - ci sono cascate le braccia. Ma di cosa parla? Noi abbiamo soltanto tre cantieri privati su 1.100 case da ricostruire. Le pratiche sono troppo complesse. Sulla carta abbiamo 35 milioni di euro a disposizione da 15 mesi, ma ogni volta che inviamo una scheda di fattibilità all'ufficio ricostruzione ci torna indietro con decine di appunti da correggere. Loro non sono il gendarme cattivo: è la procedura, che non funziona. Ed è chi sta al governo che ci deve dare risposte".
"Ma oh, guardate che noi siamo montanari, questa neve ci fa ridere", scherza Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata, che però non ride più se pensa ai 7 paesetti "parametrati" del suo comune, quelli che non hanno superato il primo esame per il via libera a progettare: "Ma me lo volete dire o no, se potremo mai ricostruirli? Da questo governo non abbiamo avuto ancora niente, stiamo organizzando una grande protesta a Roma".
Nel suo agriturismo e allevamento a Torrita, Sonia Santarelli apre un depliant con 24 attività ricettive nelle terre del sisma: "Non va tutto bene, ma l'unica cosa che non dobbiamo più fare è lamentarci. Rispettiamo le vittime e le loro famiglie, ma non dimentichiamo che il terremoto non ha fatto altro che mettere in evidenza quello che già non c'era. Amatrice era un piccolo centro con molte seconde case e poco turismo".