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L'arrivo di Cesare Battisti (fotogramma)

I silenzi e i distinguo degli scrittori che firmarono l’appello per Cesare Battisti

Dazieri: "Non rinnego quel documento". Raimo: "Serve una riflessione, non il carcere"
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ROMA. In fuga dall'imbarazzo, gli intellettuali italiani scelgono in massa il silenzio. In calce all'appello per Battisti lanciato alla caduta della "dottrina Mitterrand" - che l'aveva protetto in Francia - c'era anche la firma di Massimo Carlotto, scrittore di noir con un passato rouge in Lotta Continua, tra i nomi più altisonanti nell'elenco. Il suo telefono squilla libero. A lungo. Ripetutamente. C'è la spunta azzurra su WhatsApp, ma niente di più.

Anche lui, inseguito dalla giustizia, ebbe appelli di intellettuali per la revisione del processo: era stato condannato a 18 anni per l'omicidio di Margherita Magello, una 24enne uccisa nel 1976 a Padova con 59 coltellate. Dopo 17 anni di battaglie giudiziarie arrivò la grazia di Scalfaro. Oggi, riabilitato, conduce in Rai "Real Criminal Minds", tra l'indignazione dei parenti di Margherita.

Lo scrittore Sandrone Dazieri, invece, risponde brevemente a un'…
ROMA. In fuga dall'imbarazzo, gli intellettuali italiani scelgono in massa il silenzio. In calce all'appello per Battisti lanciato alla caduta della "dottrina Mitterrand" - che l'aveva protetto in Francia - c'era anche la firma di Massimo Carlotto, scrittore di noir con un passato rouge in Lotta Continua, tra i nomi più altisonanti nell'elenco. Il suo telefono squilla libero. A lungo. Ripetutamente. C'è la spunta azzurra su WhatsApp, ma niente di più.

Anche lui, inseguito dalla giustizia, ebbe appelli di intellettuali per la revisione del processo: era stato condannato a 18 anni per l'omicidio di Margherita Magello, una 24enne uccisa nel 1976 a Padova con 59 coltellate. Dopo 17 anni di battaglie giudiziarie arrivò la grazia di Scalfaro. Oggi, riabilitato, conduce in Rai "Real Criminal Minds", tra l'indignazione dei parenti di Margherita.

Lo scrittore Sandrone Dazieri, invece, risponde brevemente a un'agenzia, poi si pente e alza gli schermi: "Ha deciso di non aggiungere altro, preferisce attendere che si plachino le acque", spiega la sua casa editrice. "Non ritiro la firma - aveva detto - a differenza di molti altri. Ero convinto si potesse aprire un dibattito storico sugli anni di piombo. La nostra non era un'assoluzione a Battisti ma una richiesta di revisione storica. Invece a 15 anni dall'appello stiamo subendo un vero linciaggio: ricevo lettere con insulti e minacce di morte come "complice di un assassino"".

"Solidarietà ai colleghi mostri sbattuti in homepage per una firma", twitta la Wu Ming Foundation di cui fa parte il Collettivo di scrittori Wu Ming, che quella firma la appose. Quell'appello lo firmai insieme a una folla di colleghi illustri - dice la giornalista e scrittrice Loredana Lipperini - perché continuo a credere in una giustizia che non sia vendetta". Tutti in fuga o quasi, oggi. Ma c'è anche chi non si nasconde affatto come lo scrittore Christian Raimo, assessore alla Cultura in un municipio romano: "Serve una riflessione, non il carcere. Quella firma in quel momento aveva un senso, ma Battisti è stato un personaggio marginale e la questione oggi è un'altra, ed è immensa: un ministro dell'Interno che annuncia "marcirai in galera" annulla tre secoli di diritto. Il populismo penale è il patto di sangue su cui l'ideologia pentastellata e quella leghista si fondono, ma andrà tutto a vantaggio della Lega".