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 La nave Sea Watch (ansa)

Giorgia Linardi (Sea Watch): "Coperta di insulti sessisti sui social"

Alla portavoce italiana della Ong, che ha soccorso i 49 migranti poi sbarcati a Malta, hanno scritto di tutto: "Ma io non rispondo, ho troppo da fare. Il cittadino medio si sente autorizzato a insultare. E io sono giovane e donna"
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Le hanno scritto di tutto - cose non ripetibili, diciamo insulti sessisti e razzisti - ma lei non li ha letti, semplicemente perché "ho troppo da fare, non ho tempo di stare dietro ai social". Giorgia Linardi, 28 anni, portavoce per l'Italia della ong Sea Watch, è diventata in questi giorni il bersaglio di molti insulti e volgarità, fin da quando è comparsa in televisione a spiegare l'operazione di soccorso dei 49 migranti, e lo sbarco a Malta, dopo 19 giorni trascorsi in mare. 

Cosa risponde a chi la attacca?
"Non rispondo proprio. Mi dispiace che succeda, naturalmente. Liberi tutti di esprimere delle opinioni, ma credo che prima di parlare queste persone dovrebbero avere una conoscenza di quello che succede nel Mediterraneo. Aggiungo che non ho alcun interesse ad avere il mio Paese contro, ma è quello che sta succedendo".
E secondo lei perché succede?
"Perché c'è un uso distorto dei so…
Le hanno scritto di tutto - cose non ripetibili, diciamo insulti sessisti e razzisti - ma lei non li ha letti, semplicemente perché "ho troppo da fare, non ho tempo di stare dietro ai social". Giorgia Linardi, 28 anni, portavoce per l'Italia della ong Sea Watch, è diventata in questi giorni il bersaglio di molti insulti e volgarità, fin da quando è comparsa in televisione a spiegare l'operazione di soccorso dei 49 migranti, e lo sbarco a Malta, dopo 19 giorni trascorsi in mare. 

Cosa risponde a chi la attacca?
"Non rispondo proprio. Mi dispiace che succeda, naturalmente. Liberi tutti di esprimere delle opinioni, ma credo che prima di parlare queste persone dovrebbero avere una conoscenza di quello che succede nel Mediterraneo. Aggiungo che non ho alcun interesse ad avere il mio Paese contro, ma è quello che sta succedendo".
E secondo lei perché succede?
"Perché c'è un uso distorto dei social media, con una terminologia cattiva, violenta, che è quello promosso dai nostri attuali governanti. È il loro modo di fare politica, e così il cittadino medio si sente autorizzato a fare lo stesso, a scrivere un post aggressivo su Facebook a uno che nemmeno conosci".

Individuare un bersaglio, poi attaccare.
"Sì. In più c'è il fatto che sono giovane, e donna. Questo autorizza anche un altro genere di attacco. Il mio collega di Open Arms mi ha detto di non aver mai ricevuto insulti, probabilmente perché è un uomo. Il tutto dà l'idea dello spessore di questo Paese in questo momento storico. Ciò mi dispiace molto, non tanto per me, quanto per l'attacco all'azione di soccorso che noi portiamo avanti. Io non ho interessi, non sono certo lì a cercare gloria, se faccio questo lavoro non è per provocazione".
Ha mai avuto la tentazione di reagire, di rispondere per le rime?
"Dovrei insultare degli sconosciuti? Io non lo faccio".
Loro sì.
"Io preferisco lasciare perdere". 

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Da quanto tempo si occupa di migranti?
"Da dopo la laurea, in Diritto internazionale a Ginevra. Mi sono messa in mare per capire il fenomeno, con Sea Watch e per un certo periodo anche con Medici senza frontiere. Sarei potuta restare a lavorare in Svizzera, ma volevo capire".
E ha capito?
"Sì, so cosa vuol dire morire annegati, ho visto ragazze della mia età morirmi tra le mani. Ho un'esperienza diretta, e traumatica, di cosa succede veramente. Vorrei che chi ci governa venisse a vedere. Questa conoscenza mi fa insistere sulla questione di principio della difesa del diritto alla vita in mare. Che non può essere risolto intercettando i barconi e riportando la gente il Libia. L'ultimo rapporto dell'Unsmil dello scorso 18 dicembre documenta orrori indicibili nei campi libici. L'80 per cento dei migranti soccorsi arriva da lì".

Vale la pena, fare un lavoro di questo tipo e finire ricoperta di insulti?
"Sì, perché io sono una cittadina europea, onoro e rispetto i principi dell'Europa, scritti nei suoi testi fondanti, come l'articolo 80 sul principio di solidarietà. Non mi va di trovarmi, tra 30 o 40 anni, a spiegare ai miei nipoti che la gente moriva in mare e nessuno faceva niente. La stessa cosa è successa non più tardi di 80 anni fa, in Europa, quando troppi voltarono la testa dall'altra parte. Almeno avrò la coscienza pulita, potrò dire ai nipoti che io ho cercato di fare il mio, facendomi coprire di insulti".