L'Italia e i 15 terroristi latitanti in Francia: "Estradizione per due"
Anais Ginori , Carlo Bonini , di CARLO BONINI e ANAIS GINORIIl ministero della Giustizia: posizioni diverse, ma svolta possibile. Macron potrebbe dire sì alle richieste. Il legale: pronti alla battaglia
Trasformati un arresto in un pornografico circo e la richiesta di consegna dei 28 cittadini italiani latitanti perché condannati in via definitiva per fatti di eversione (25 ex appartenenti a sigle del terrorismo rosso, 3 a quello nero) nell'annuncio di una battuta di caccia grossa, la già complicata partita che storicamente divide Roma da Parigi, capitale dei nostri latitanti, lo diventa ancora di più. Nell'elenco aggiornato in queste ultime ore dal nostro Dipartimento di Pubblica Sicurezza su quanti restano ricercati nella capitale francese e sui quali Ministero di Giustizia e dell'Interno promettono un "nuovo sforzo" , i nomi sono 15. Roberta Cappelli, Giovanni Alimonti, Marina Petrella, Enrico Villimburgo, Giorgio Pietrostefani, Enzo Calvitti, Sergio Tornaghi, Maurizio Di Marzio, Gino Giunti, Luigi Bergamin, Paolo Ceriani Sebregondi, Salvatore Cirincione, Paola Filippi, Ermenegildo Marinelli, Raffaele Ventura. Per la maggior parte, ex br,…
Trasformati un arresto in un pornografico circo e la richiesta di consegna dei 28 cittadini italiani latitanti perché condannati in via definitiva per fatti di eversione (25 ex appartenenti a sigle del terrorismo rosso, 3 a quello nero) nell'annuncio di una battuta di caccia grossa, la già complicata partita che storicamente divide Roma da Parigi, capitale dei nostri latitanti, lo diventa ancora di più. Nell'elenco aggiornato in queste ultime ore dal nostro Dipartimento di Pubblica Sicurezza su quanti restano ricercati nella capitale francese e sui quali Ministero di Giustizia e dell'Interno promettono un "nuovo sforzo" , i nomi sono 15. Roberta Cappelli, Giovanni Alimonti, Marina Petrella, Enrico Villimburgo, Giorgio Pietrostefani, Enzo Calvitti, Sergio Tornaghi, Maurizio Di Marzio, Gino Giunti, Luigi Bergamin, Paolo Ceriani Sebregondi, Salvatore Cirincione, Paola Filippi, Ermenegildo Marinelli, Raffaele Ventura. Per la maggior parte, ex br, un militante di Prima Linea, uno dei Pac, uno del Movimento comunisti rivoluzionari, uno delle Formazioni comuniste combattenti. Qualcuno condannato all'ergastolo, altri a pene detentive che non superano i vent'anni.
"Ognuno di loro - spiega una fonte vicina al Ministro di Giustizia Alfonso Bonafede - ha una posizione giuridica diversa e dunque non esiste un'unica soluzione che consenta di riaverli tutti insieme dalla Francia. Diciamo che per almeno due posizioni si potrebbero aprire dei nuovi spazi". Soprattutto - ed è il parere del Dipartimento degli Affari di Giustizia del ministero - è inutilizzabile il "mandato di arresto europeo", lo strumento che, dal 2005, nello spazio Ue ha cancellato la procedura di estradizione, consentendo che la magistratura di ciascuno degli Stati membri possa ottenere con procedure semplificate e pressoché automatiche la cattura di un suo cittadino latitante all'interno dell'area Schengen sia nella fase delle indagini preliminari che in quella di esecuzione della pena. L'articolo 32 della dichiarazione quadro con cui, nel 2002, il Consiglio Europeo fissò le regole del mandato di arresto europeo stabilì infatti che a tutte le posizioni già incardinate da richieste di estradizione precedenti al 2004 non si sarebbe applicata la nuova regola. Di fatto, un ombrello che copre chi oggi è ancora latitante in Francia e, in parte, attende che il trascorrere del tempo estingua la condanna ricevuta (il nostro codice penale prevede che la pena, fatta eccezione per l'ergastolo, si estingua dopo che è trascorso un tempo doppio rispetto a quello della pena cui si è stati condannati e comunque un tempo non superiore ai 30 anni). "Come è successo, ad esempio - fanno osservare al Viminale - alle ex Br Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti. E come accadrà in un tempo non lontanissimo a latitanti come Pietrostefani, Di Marzio o Calvitti".
Che il mandato di arresto europeo sia arnese inservibile, lo conferma, a Parigi, anche un portavoce della ministra della Giustizia, Nicole Belloubet: "I fatti commessi in Italia prima del 1 novembre 1993 non possono rientrare sotto il mandato d'arresto europeo ma nella normale procedura di estradizione prevista dalla Convenzione tra i nostri due Paesi del 1957". E se è vero che nella "normale procedura di estradizione" non pesa più oggi come ha pesato la cosiddetta dottrina Mitterrand, ormai una pagina di storia (come dimostrano le estradizioni concesse nel 2002 a Persichetti e nel 2004 a Battisti), è altrettanto vero che il clima di sguaiata eccitazione di queste ore a Roma costituisce di fatto nuovi e formidabili argomenti a chi lavora a paralizzare ogni possibile riapertura di gioco. "Il governo italiano può chiedere ciò che vuole, tanto non funzionerà". dice a Repubblica l'avvocato Jean-Pierre Mignard, uno dei promotori della "Dottrina Mitterrand". Nel tempo, ha difeso 118 "rifugiati italiani", come li definisce. "E non me ne pento, visto che tutti si sono inseriti perfettamente nella società francese. Sono pacificamente invecchiati. Hanno figli e anche nipoti". Socialista da sempre, Mignard è pronto a ricominciare la battaglia legale contando su un argomento dirimente, per altro già diventato giurisprudenza nei Tar francesi in decisioni sui richiedenti asilo per evitare rinvii verso l'Italia. "L'atteggiamento del governo italiano è ideologico e vendicativo. Non ci sono le garanzie necessarie per il rispetto dei diritti di queste persone se torneranno nel loro Paese. La convenzione europea sulle estradizioni riposa su una relazione di fiducia tra esecutivi. E questa fiducia non esiste più di fronte alle intemerate fasciste di monsieur Salvini".
Che comunque le acque a Parigi si siano increspate in queste ultime ore è un fatto. In grave crisi di consensi, con la necessità di rafforzarsi a destra, Emmanuel Macron, non soltanto per fatto anagrafico (41 anni), potrebbe non essere poi così sensibile alle ragioni della vecchia generazione di militanti della gauche. "Sarà molto complicato per l'attuale governo schierarsi con ex terroristi rossi" , commenta un alto funzionario della République che negli anni Novanta ha seguito le procedure burocratiche per far uscire dalla clandestinità tanti Italiens. Loro, gli Italiens, aspettano e hanno cominciato a consultare i loro avvocati.
"Ognuno di loro - spiega una fonte vicina al Ministro di Giustizia Alfonso Bonafede - ha una posizione giuridica diversa e dunque non esiste un'unica soluzione che consenta di riaverli tutti insieme dalla Francia. Diciamo che per almeno due posizioni si potrebbero aprire dei nuovi spazi". Soprattutto - ed è il parere del Dipartimento degli Affari di Giustizia del ministero - è inutilizzabile il "mandato di arresto europeo", lo strumento che, dal 2005, nello spazio Ue ha cancellato la procedura di estradizione, consentendo che la magistratura di ciascuno degli Stati membri possa ottenere con procedure semplificate e pressoché automatiche la cattura di un suo cittadino latitante all'interno dell'area Schengen sia nella fase delle indagini preliminari che in quella di esecuzione della pena. L'articolo 32 della dichiarazione quadro con cui, nel 2002, il Consiglio Europeo fissò le regole del mandato di arresto europeo stabilì infatti che a tutte le posizioni già incardinate da richieste di estradizione precedenti al 2004 non si sarebbe applicata la nuova regola. Di fatto, un ombrello che copre chi oggi è ancora latitante in Francia e, in parte, attende che il trascorrere del tempo estingua la condanna ricevuta (il nostro codice penale prevede che la pena, fatta eccezione per l'ergastolo, si estingua dopo che è trascorso un tempo doppio rispetto a quello della pena cui si è stati condannati e comunque un tempo non superiore ai 30 anni). "Come è successo, ad esempio - fanno osservare al Viminale - alle ex Br Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti. E come accadrà in un tempo non lontanissimo a latitanti come Pietrostefani, Di Marzio o Calvitti".
Che il mandato di arresto europeo sia arnese inservibile, lo conferma, a Parigi, anche un portavoce della ministra della Giustizia, Nicole Belloubet: "I fatti commessi in Italia prima del 1 novembre 1993 non possono rientrare sotto il mandato d'arresto europeo ma nella normale procedura di estradizione prevista dalla Convenzione tra i nostri due Paesi del 1957". E se è vero che nella "normale procedura di estradizione" non pesa più oggi come ha pesato la cosiddetta dottrina Mitterrand, ormai una pagina di storia (come dimostrano le estradizioni concesse nel 2002 a Persichetti e nel 2004 a Battisti), è altrettanto vero che il clima di sguaiata eccitazione di queste ore a Roma costituisce di fatto nuovi e formidabili argomenti a chi lavora a paralizzare ogni possibile riapertura di gioco. "Il governo italiano può chiedere ciò che vuole, tanto non funzionerà". dice a Repubblica l'avvocato Jean-Pierre Mignard, uno dei promotori della "Dottrina Mitterrand". Nel tempo, ha difeso 118 "rifugiati italiani", come li definisce. "E non me ne pento, visto che tutti si sono inseriti perfettamente nella società francese. Sono pacificamente invecchiati. Hanno figli e anche nipoti". Socialista da sempre, Mignard è pronto a ricominciare la battaglia legale contando su un argomento dirimente, per altro già diventato giurisprudenza nei Tar francesi in decisioni sui richiedenti asilo per evitare rinvii verso l'Italia. "L'atteggiamento del governo italiano è ideologico e vendicativo. Non ci sono le garanzie necessarie per il rispetto dei diritti di queste persone se torneranno nel loro Paese. La convenzione europea sulle estradizioni riposa su una relazione di fiducia tra esecutivi. E questa fiducia non esiste più di fronte alle intemerate fasciste di monsieur Salvini".
Che comunque le acque a Parigi si siano increspate in queste ultime ore è un fatto. In grave crisi di consensi, con la necessità di rafforzarsi a destra, Emmanuel Macron, non soltanto per fatto anagrafico (41 anni), potrebbe non essere poi così sensibile alle ragioni della vecchia generazione di militanti della gauche. "Sarà molto complicato per l'attuale governo schierarsi con ex terroristi rossi" , commenta un alto funzionario della République che negli anni Novanta ha seguito le procedure burocratiche per far uscire dalla clandestinità tanti Italiens. Loro, gli Italiens, aspettano e hanno cominciato a consultare i loro avvocati.