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Una delle immagini dal video postato dal ministro Bonafede: a Cesare Battisti vengono prese le impronte (ansa)

I figli delle vittime dei terroristi: "Su Battisti giustizia, non gogna. I ministri hanno svilito l'arresto"

Da Alessandra Galli a Francesca Marangoni, da Luca Tarantelli a Marco Alessandrini: la spettacolarizzazione rischia di fare danni
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La giustizia sì, il circo no, la gogna no e poi no, "il condannato mostrato come un trofeo, la brutalità di certe parole utilizzate per definirlo...". Alessandra Galli è consigliere di Corte d'appello a Milano. Figlia di magistrato, Guido Galli, il 19 marzo del 1980 venne ammazzato in Statale, uno lo chiama per nome, poi gli spara tre colpi. In una foto famosa si vede il corpo coperto dal lenzuolo, la segatura che asciuga il sangue, il cardinale Martini impietrito, sta per dargli la benedizione. Questo per dire la brutalità del fatto, e di tutti gli altri omicidi del terrorismo italiano, quante lenzuola, e sangue, eppure Galli censura la brutalità di oggi, la "spettacolarizzazione fuori luogo dell'arresto, la volgarità delle immagini", spiega che tutto questo comporta un rischio: "Indurre reazioni di comprensione a suo favore, vederlo alla berlina può far dire a qualcuno "ma guarda quel poveraccio&q…
La giustizia sì, il circo no, la gogna no e poi no, "il condannato mostrato come un trofeo, la brutalità di certe parole utilizzate per definirlo...". Alessandra Galli è consigliere di Corte d'appello a Milano. Figlia di magistrato, Guido Galli, il 19 marzo del 1980 venne ammazzato in Statale, uno lo chiama per nome, poi gli spara tre colpi. In una foto famosa si vede il corpo coperto dal lenzuolo, la segatura che asciuga il sangue, il cardinale Martini impietrito, sta per dargli la benedizione. Questo per dire la brutalità del fatto, e di tutti gli altri omicidi del terrorismo italiano, quante lenzuola, e sangue, eppure Galli censura la brutalità di oggi, la "spettacolarizzazione fuori luogo dell'arresto, la volgarità delle immagini", spiega che tutto questo comporta un rischio: "Indurre reazioni di comprensione a suo favore, vederlo alla berlina può far dire a qualcuno "ma guarda quel poveraccio"".

Le vittime del terrorismo italiane, i figli e i fratelli, le vedove, non hanno preso bene l'evento "cattura del fuggiasco", e persino Maurizio Campagna, fratello del poliziotto Andrea ammazzato dai Pac di Battisti, dice che "si poteva evitare", la sceneggiata, "per me potevano portarlo in Italia anche in mongolfiera, ma qui, a scontare la sua pena". Campagna ricorda "quando anche Berlusconi fece un macello mediatico sulla estradizione. Questa è la politica, e il politico cerca consenso nell'elettorato". 

Seduta in un caffè dalle parti della Statale, Francesca Marangoni racconta che "noi parenti delle vittime siamo una specie di famiglia allargata. Mia madre ha 80 anni, quando ha saputo di Battisti è corsa dai miei figli e ha cominciato a raccontare", anche se "Battisti non c'entra con l'uccisione di mio padre, ma lei è felice per Maurizio Campagna, io ho solo pensato che è stato il compimento naturale della giustizia. Uno viene condannato, poi va in carcere. La pena non svanisce, questo ho sempre spiegato ai ragazzi", che hanno l'età di Francesca e di suo fratello il 17 febbraio 1981, il padre Luigi stava andando al Policlinico, era direttore sanitario, lo ammazzarono con un fucile caricato a pallettoni, era il commando della colonna Walter Alasia delle Br. "Ho visto in tv un dibattito con il figlio di Torregiani, c'era un tizio che diceva "ma forse non è stato Battisti". Ho pensato: meno male che non sono lì, io non andrei mai a una trasmissione del genere. Non sono offesa dallo spettacolo, ma certo è diverso che andare sulla frana in Veneto con il giubbotto della Forestale", qui c'è un carico di dolore che fa paura, solo ad avvicinarsi, anche dopo anni, e uno come Lorenzo Biagi, 29 anni, ne aveva tredici quando seppe del padre Marco, l'altro giorno in piazza Verdi a Bologna ha visto uno striscione, "Battisti libero, onore ai compagni e alle compagne combattenti", "ho pensato che non c'è memoria, c'è ignoranza, e sono disgustato dal fatto che i comunisti italiani abbiano chiesto l'amnistia, dicono che la lotta armata è finita 40 anni fa. E mio padre? Era il 2002. E D'Antona? Era il 1999". 

Dietro all'arresto "c'è stato il fondamentale lavoro dei servizi investigativi italiani". E dei magistrati, e "la cattura è stata la conferma della correttezza delle nostre procedure di allora, dei processi e delle sentenze", dice Alessandra Galli, ma l'operazione mediatica "potrebbe svilire questi aspetti positivi, e il momento poteva essere un'occasione di riflessione per la nazione, ma il focus si è spostato su una rappresentazione grottesca", il circo, appunto.

"C'è sempre la corsa ad appuntarsi la medaglia sul petto", e anche Marco Alessandrini è figlio di magistrato. Emilio, sostituto procuratore, il 29 gennaio fanno 40 anni dall'uccisione. "Come abbiamo vinto il terrorismo? Con la legge. Penso a Galli, morto con il codice in mano", perciò "uno Stato è forte perché legifera, esercita il potere, compreso quello sanzionatorio, non certo perché si mette in mimetica", quindi la passerella dei ministri appare "come una nota stonata". E indigna quella frase del ministro Salvini ("Battisti marcirà in carcere"), Manlio Milani lo ha detto a nome dei familiari delle vittime di piazza della Loggia, "così si indica ai cittadini, con un linguaggio violento e pieno di odio, che la giustizia, e quindi la pena, è semplicemente vendetta".

"La notizia a effetto prevale sulla riflessione, Salvini ha usato Battisti come simulacro per fare propaganda, eliminando tutta la complessità dei fatti e prendendosi meriti non suoi", dice Luca Tarantelli, figlio di Ezio, economista ucciso dalle Br nel 1985. E ricorda che "le forze dell'ordine funzionano a prescindere da chi è ministro dell'Interno", e poi "c'è tutto il lavoro nostro, che da anni cerchiamo di sensibilizzare, di portare avanti una narrazione nuova di quegli anni". Massimo Coco, figlio del procuratore generale di Genova, ucciso nel 1976 dalle Br, dice "tutti noi abbiamo sempre chiesto giustizia, non l'esibizione dello scalpo, non i toni trionfalistici da festa nazionale, non il coro da stadio". Dice anche che "la giustizia non è un regalo, e che non è tollerabile che un ministro insulti il prigioniero". Tra l'altro, Coco aspetta ancora "una verità giudiziaria sull'assassinio di mio padre. C'è ancora un conto aperto, non solo il mio", e proprio in fine aggiunge che "mio padre è morto per difendere la legge, ma non la legge del taglione", proprio no.