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Alessandro Baricco e il dibattito sulle élite

Lo scrittore analizza la crisi del modello basato sul “There is no alternative” che attraversa la nostra società ed esorta la classe dirigente a prendere l’niziativa. Nel dibattito intervengono giornalisti, intellettuali, economisti
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Pubblichiamo gli interventi che Repubblica sta dedicando al dibattito sul ruolo delle élite. Nella società tecnologica del 21° secolo, Internet ha distribuito democraticamente la conoscenza ma non la ricchezza. Parole più semplici contro parole difficili. Maggioranza povera contro minoranza ricca. Risposte facili contro ragionamenti complessi. Risentimento contro impotenza. Ecco come il mondo si è diviso e come l'era digitale ha amplificato la rabbia di chi non si sente parte del "Game", per usare le parole di Alessandro Baricco.


E ora le élite si mettano in gioco

di Alessandro Baricco


Dunque, riassumendo: è andato in pezzi un certo patto tra le élites e la gente, e adesso la gente ha deciso di fare da sola. Non è proprio un'insurrezione, non ancora. È una sequenza implacabile di impuntature, di mosse improvvise, di apparenti deviazioni dal buon senso, se non dalla razionalità. Ossessivame…
Pubblichiamo gli interventi che Repubblica sta dedicando al dibattito sul ruolo delle élite. Nella società tecnologica del 21° secolo, Internet ha distribuito democraticamente la conoscenza ma non la ricchezza. Parole più semplici contro parole difficili. Maggioranza povera contro minoranza ricca. Risposte facili contro ragionamenti complessi. Risentimento contro impotenza. Ecco come il mondo si è diviso e come l'era digitale ha amplificato la rabbia di chi non si sente parte del "Game", per usare le parole di Alessandro Baricco.


E ora le élite si mettano in gioco

di Alessandro Baricco


Dunque, riassumendo: è andato in pezzi un certo patto tra le élites e la gente, e adesso la gente ha deciso di fare da sola. Non è proprio un'insurrezione, non ancora. È una sequenza implacabile di impuntature, di mosse improvvise, di apparenti deviazioni dal buon senso, se non dalla razionalità. Ossessivamente, la gente continua a mandare - votando o scendendo in strada - un messaggio molto chiaro: vuole che si scriva nella Storia che le élites hanno fallito e se ne devono andare. Come diavolo è potuto succedere? Capiamoci su chi sono queste famose élites. Il medico, l'insegnante universitario, l'imprenditore, i dirigenti dell'azienda in cui lavoriamo, il Sindaco della vostra città, gli avvocati, i broker, molti giornalisti, molti artisti di successo, molti preti, molti politici, quelli che stanno nei consigli d'amministrazione, una buona parte di quelli che allo stadio vanno in tribuna, tutti quelli che hanno in casa più di 500 libri: potrei andare avanti per pagine, ma ci siamo capiti. I confini della categoria possono essere labili, ma insomma, le élites sono loro, son quegli umani lì. (Leggi l'articolo completo)


Così l'Uomo Nuovo abbatte il sapere delle élite decadute

di Ezio Mauro


La prima domanda, leggendo il breve saggio di Alessandro Baricco, è se possiamo vivere senza un'élite. La seconda è quanto tempo impiegheremo a considerare élite questa nuova classe di comando che ha spodestato la vecchia. E la terza, quella che conta, è dove, come e quando ha sbagliato il ceto dirigente del Paese, fino a suicidarsi nella disapprovazione generale del cosiddetto popolo ribelle. Fino a trasportare il termine élite nell'inferno delle parole dannate. La teoria classica delle élite presuppone che sia sempre una minoranza a governare i sistemi complessi, nell'interesse generale. La massa dei governati, dunque, non può invocare il criterio di quantità per delegittimare le élite, in quanto il principio democratico della rappresentanza trasferisce ogni volta con il voto il potere dai molti ai pochi, che dovrebbero governare in nome di tutti. La guida di una società politica da parte dell'élite non è quindi di per sé in contrasto con il principio democratico, naturalmente a due condizioni: che esista una contrapposizione e una contendibilità permanente del potere, e non un blocco elitario unico, impermeabile e permanente, e che la formazione stessa dell'élite sia trasparente, aperta, dinamica, accessibile e revocabile, basata su criteri di merito riscontrabili e giudicabili dalla pubblica opinione. (Leggi l'articolo completo)


Lorenzoni: "Noi insegnanti dobbiamo ricucire questa società"

di Francesco Erbani


"Nella scuola noi insegnanti ci sentiamo soli e spesso lo siamo": Franco Lorenzoni, per quarant'anni maestro elementare, lucido erede della tradizione di don Lorenzo Milani, abbassa il tono della voce, come per prendere una pausa meditativa. Poi prosegue: "Leggendo le considerazioni che faceva Alessandro Baricco su Repubblica, mi sono chiesto: noi insegnanti facciamo parte dell'élite? Per come siamo trattati economicamente e considerati socialmente certamente no, nella gran maggioranza dei casi. L'opinione che molti genitori hanno di noi è pessima. Basti pensare a che cosa circola nei gruppi whatsapp. Spesso capita che la nostra reputazione sia invece alta nelle famiglie di migranti. Ma élite o non élite, abbiamo, oppure dovremmo avere, una relazione privilegiata con la cultura". (Leggi l'articolo completo)


Chi manovra la collettività è la vera élite

di Mariana Mazzucato


Alessandro Baricco riassume un dibattito largamente diffuso e trattato in diversi ottimi recenti libri come Strangers in their own land di Arlie Hochschild. Secondo Baricco la crisi che stiamo attraversando e' innanzitutto una crisi di fiducia delle masse nei confronti delle élite. Mi pare una lettura semplificante. Se non comprendiamo chi sono e come funzionano le élite, rischiamo di consolidarne le posizioni e il potere. Quindi, raccogliendo la sua sfida a "non farci fottere dalla apparente semplicità delle cose", proviamo a guardare meglio dentro la sua analisi. Baricco afferma che la democrazia funziona quando le élite, pur proteggendo e incrementando i loro privilegi, riescono magnanimamente a dispensare una forma di convivenza accettabile per le masse. Non credo sia così. La democrazia ha creato società meno inique quando gli "esclusi" hanno saputo rappresentarsi e strappare alle élite concessioni che hanno reso meno penosa e più piena la vita di tutti (spesso anche delle élite stesse). Ma qui non c'è niente di deterministico. Ci sono voluti sindacati, movimenti ecologisti, movimenti femministi. Le otto ore di lavoro, condizioni decenti in fabbrica, il sistema sanitario nazionale, il voto alle donne, anche qui si potrebbe andare avanti per pagine ... non sono stati graziosamente concessi dalle élite. (Leggi l'articolo completo)


Coccia: "Né élite né popolo, chi comanda non ne ha bisogno"

 di Paolo di Paolo


Che cosa sono, di preciso, le élite del ventunesimo secolo? Stanche estensioni di quelle novecentesche? Chi sono gli uomini al comando? Contano più loro o un opaco sistema di procedure? E "la gente"? È un'astrazione concettuale? Emanuele Coccia è un filosofo quarantenne, maître de conférences all'École des Hautes Études di scienze sociali a Parigi: da quei corridoi sono passati Foucault e Derrida. Ha scritto fra l'altro un saggio sorprendente, La vita delle piante. Metafisica della mescolanza (il Mulino), che discute il nostro sguardo antropocentrico ripartendo dal mondo vegetale. Di Baricco, Coccia ha apprezzato il libro sulla rivoluzione digitale, The Game ("fa un lavoro di riflessione importante che i suoi coetanei nemmeno si sognano di fare"), ma è più perplesso sulla contrapposizione élite/collettività del lungo articolo pubblicato su queste pagine.
"L'opposizione fra élite e popolo - spiega al telefono da Parigi - è lo storytelling di questa stagione, ma non corrisponde alla realtà. Trump fa parte delle stesse élite del Novecento, così come Salvini. E i gilets jeunes, per stare alla situazione francese, non sono il popolo: non ci sono migranti, non ci sono neri, non ci sono maghrebini, sono tutti piccolo-borghesi francesi, proprietari di piccola impresa. Bianchi, eterosessuali, spesso omofobi, antisemiti, spalleggiati dall'élite intellettuale antimacroniana". (Leggi l'articolo completo)


Il sale della democrazia? È il conflitto tra élite e popolo

di Nadia Urbinati


La Francia dei gilet gialli, più radicalmente dell'Italia dei Vaffa, mette in discussione l'idea del "patto" tra la "gente" e le "élite", ci spiegano Alessandro Baricco ed Ezio Mauro nei loro interventi su Repubblica. Il tono dell'analisi è mesto; preoccupato per il rovesciamento di posto: quel che stava sotto ora sta sopra - una lingua povera e una cultura approssimativa. E internet che dà a tutti il passaporto al discorso pubblico. Mariana Mazzucato interviene per correggere questa lettura ricordando come le grandi innovazioni, sociali e politiche, siano dipese dalla tensione dei "molti" verso i "pochi" più che dalla deferenza. Si tratta di due letture della politica (e della democrazia) - una più egualitaria dell'altra; un assaggio di quelle stesse che hanno accompagnato la storia politica moderna e che, pur con le dovute proporzioni, hanno segnato la nascita e il declino del Partito Democratico. Un partito che ha nel suo dna una visione ingessata del rapporto élite/gente. (Leggi l'articolo completo)


Non sparate sulla parola "meritocrazia"

di Giancarlo Bosetti


Fortificati e legittimati dallo smartphone e dai social, molti elettori hanno cercato di prendere il potere votando, ha spiegato Baricco senza perifrasi. Votando cosa? "Il contrario di quello che suggerivano le élites", "il contrario" di quelli del TINA (There Is No Alternative), "il contrario" dei noiosi del principio di realtà, delle regole europee, della "contradizion che nol consente", perché qui invece "si puote ciò che si vuole", parola non del Dio onnipotente, ma del Dio Popolo, che fa finalmente valere le sue ragioni. La "rivoluzione sovranista" comincia da qui, applaude Steve Bannon, che queste pulsioni negative le conosce bene avendole cavalcate vittoriosamente nella madre patria, mentre gli avversari liberali, moderati, razionali sono in stato di ipnosi - ancora Baricco - e non sanno più cavalcare bene niente. (Leggi l'articolo completo)


Yascha Mounk: Attenti ai profeti della rabbia contro le élite

di Raffaella De Santis


La crisi delle élite per Yascha Mounk non è una febbre passeggera, ma un fenomeno in incubazione da tempo da non prendere sotto gamba. Per il politologo trentaseienne di origine tedesca docente di Teoria politica ad Harvard, il rischio di una sottovalutazione potrebbe portare alla fine della democrazia. "La situazione è grave" dice rispondendo a Repubblica da Washington, e intervenendo così nel dibattito su "élite e popolo"  lanciato su queste pagine da Alessandro Baricco. "Bisogna reagire, se non vogliamo ritrovarci dentro sistemi autoritari". (Leggi l'articolo completo)


Nel ricambio dell’élite c’è la vita virtuosa di una democrazia

di SIlvia Ronchey


"La democrazia è la peggiore forma di governo, ad eccezione di tutte le altre che nel tempo sono state provate", secondo la celebre frase di Churchill. Ma sarebbe meglio parlare di democrazie al plurale; non solo perché non esiste un'espressione pura di questa forma politica, teorizzata ma in quanto tale mai storicamente sperimentata, bensì varie e spesso ingannevoli esperienze statali, antiche e moderne, che se ne autoimpartiscono il nome; ma anche perché, come è stato scritto, esistono tanti regimi cosiddetti democratici "per quanti tipi di minoranze capaci di guidare le maggioranze esistono: plutocratico, clericale, militare, sindacalista" e così via. Sono di fatto varianti di una forma di governo che per lo storico greco Polibio era tutto sommato la meno deprecabile, nell'eterno evolversi o involversi del divenire politico (monarchia-tirannia-aristocrazia-oligarchia-democrazia-demagogiafino all'oclocrazia ovvero al governo dell'ochlos, "dell'uomo di strada" o dell'odierno qualunquista): la forma oligarchica. (Leggi l'articolo completo)
 

Grazia Speranza: "Troppa enfasi sulle élite in crisi, il vero nodo è la disuguaglianza"

di Paolo Di Paolo

"La società contemporanea è più articolata, o forse destrutturata, e in ogni caso più complessa delle categorie che utilizziamo per definirne le componenti". Grazia Speranza insegna Ricerca operativa all'università di Brescia, di cui è prorettrice vicaria. La Ricerca operativa sviluppa metodi matematici, modelli algoritmici, per supportare decisioni complesse. Ha frequentato il liceo classico, all'università si è spostata sui numeri, perfezionandosi in matematica applicata. Del dibattito sulle élite aperto da Alessandro Baricco su Repubblica discute anzitutto l'uso della definizione: "Non è una classe unica, ho l'impressione che sia più frastagliata ed eterogenea di quanto il termine riesca a indicare. E nel dibattito sono state privilegiate, mi sembra, chiavi di lettura di matrice socio-politica rispetto a chiavi di lettura di matrice economica. Con il rischio che si perda un po' di concretezza". (Leggi l'articolo completo)

 

Le minoranze organizzate che si spacciano per élite

di Giulio Azzolini

Di fronte ai recenti sconvolgimenti politici, l'intervento di Alessandro Baricco richiama giustamente all'esigenza di non piangersi addosso, ma di capire. La sua argomentazione ruota intorno alla tesi secondo la quale sarebbe "andato in pezzi un certo patto tra le élite e la gente, e adesso la gente ha deciso di fare da sola". Nadia Urbinati eccepisce che una buona democrazia vive nondel "patto", bensì della "lotta" tra élite e popolo. Ma questa critica non scalfisce la rappresentazione dicotomica riportata da Baricco. (Leggi l'articolo completo)


Barbuto: Leopardi l'aveva capito, all'Italia serve un'altra élite

di Raffalle De Santis

La crisi delle élite non nasce oggi ma fa parte del costume degli italiani. Naturalmente bisogna intendersi sul concetto di élite. Ma dando per buono che possiamo definire élite la cerchia ristretta della classe dirigente, è interessante tentare di definire storicamente un fenomeno che per quanto esteso è molto italiano. I motivi? Tantissimi. Gennaro Maria Barbuto, docente di Storia delle dottrine politiche all'università Federico II di Napoli, ne individua però prevalentemente uno: "La verità è che in Italia si è registrata fin dal passato la mancanza di una classe dirigente sensibile alle istanze popolari". (Leggi l'articolo completo)


Gli angeli vendicatori del popolo

di Chiara Saraceno

Mi sembra che i termini del dibattito così come sono stati impostati inizialmente da Baricco - "élite" contro "popolo", o viceversa - siano mal posti e fuorvianti da diversi punti di vista. Uno lo ha ben argomentato Mazzucato. Nel ragionamento di Baricco si rappresenta un bel tempo antico in cui le élites, pur badando ai propri interessi, si occupavano anche del bene comune, garantendo un tenore di vita decente al "popolo", alla "gente comune". (Leggi l'articolo completo)


Democrazia è unire la società

di Gustavo Zagrebelsky

L'articolo di Alessandro Baricco E ora le élite si mettano in gioco ha dato impulso a un dibattito intorno a quest'affermazione: tra le élite e la gente si è rotto "un certo patto", e la gente adesso ha deciso di fare da sola. I commenti che ne sono seguiti hanno assunto queste proposizioni come punto di partenza obbligato. A me pare, tuttavia, che contengano qualcosa di ambiguo, forse di fuorviante. Provo a chiarire i perché di un disagio non solo concettuale. I termini élite, gente, patto e rottura del patto, fare da sé appartengono, mi sembra, a un linguaggio non adeguato al nostro tempo. (Leggi l'articolo completo)


L'illusione della fine della politica

di Anna Tonelli

Per capire il "secolo breve" Eric J. Hobsbawm va oltre i confini del Novecento e prefigura già la divisione del mondo fra élite e popolo. "Non c'è più altro modo di definire un'identità di gruppo se non distinguendosi rispetto agli estranei che non appartengono al gruppo". Niente di più vero. A maggior ragione nella società contemporanea dove ci si riconosce fra simili nel linguaggio della Rete e si cataloga come nemico il diverso da sé. (Leggi l'articolo completo)