Tre uomini e una barca in viaggio verso il mito Europa
Paolo Rumiz , di PAOLO RUMIZPaolo Rumiz racconta la sua avventura via mare: una traversata nel Mediterraneo, tra le isole turche e greche, alla ricerca del Vecchio continente. Un'esperienza diventata un docufilm diretto da Alessandro Scillitani
Una barca a vela antica, di quelle che servono a fare il punto sulla vita. Vela rossa, solo manovre a mano, velocità massima sei nodi come ai tempi di Omero. Al timone, un uomo che snobba il gps e recita l'Odissea in greco. Inchiodate a prua, le corna di un toro, la bestia da monta in cui Giove si trasforma per rapire dalle coste del Libano la figlia di un re di nome Europa e portarla a nuoto, per possederla, sull'isola di Creta che poi sarà del Minotauro. Un viaggio sulla scia del mito, verso le terre del tramonto, sulla rotta della grande capostipite della nostra stirpe. La prima donna che attraversa con paura il Mare Nostro in tempesta, per approdare al vecchio continente. La prima di tante che verranno.
Alla Ricerca di Europa diventa un docufilm, che Alessandro Scillitani ha girato dopo una traversata mediterranea realmente avvenuta tra le isole della leggenda. Una storia che nasce quasi per caso, in Inghilterra, dalla tempesta emotiva generata dal voto su B…
Alla Ricerca di Europa diventa un docufilm, che Alessandro Scillitani ha girato dopo una traversata mediterranea realmente avvenuta tra le isole della leggenda. Una storia che nasce quasi per caso, in Inghilterra, dalla tempesta emotiva generata dal voto su B…
Una barca a vela antica, di quelle che servono a fare il punto sulla vita. Vela rossa, solo manovre a mano, velocità massima sei nodi come ai tempi di Omero. Al timone, un uomo che snobba il gps e recita l'Odissea in greco. Inchiodate a prua, le corna di un toro, la bestia da monta in cui Giove si trasforma per rapire dalle coste del Libano la figlia di un re di nome Europa e portarla a nuoto, per possederla, sull'isola di Creta che poi sarà del Minotauro. Un viaggio sulla scia del mito, verso le terre del tramonto, sulla rotta della grande capostipite della nostra stirpe. La prima donna che attraversa con paura il Mare Nostro in tempesta, per approdare al vecchio continente. La prima di tante che verranno.
Alla Ricerca di Europa diventa un docufilm, che Alessandro Scillitani ha girato dopo una traversata mediterranea realmente avvenuta tra le isole della leggenda. Una storia che nasce quasi per caso, in Inghilterra, dalla tempesta emotiva generata dal voto su Brexit, per volontà di un uomo di mare, un triestino, insegnante di greco e latino in un college gallese, nelle terre di Dylan Thomas. Quest'uomo, di nome Piero Tassinari, amante degli shanties, le canzoni della marineria d'Oltremanica, e conoscitore di ogni anfratto del Mediterraneo, un bel giorno decide di navigare alla ricerca di Europa e di documentare la storia del viaggio con immagini capaci di spiegare ai suoi allievi la follia autolesionista di un Paese che decide di staccarsi dai popoli fratelli e soprattutto dal mare che è stato culla di civiltà.
Una grande avventura, vissuta a bordo di un affascinante armo aurico nato nel 1910 nel Mar d'Irlanda ma già avvezzo alla Bora e al Meltemi, una barca che diventa cassa di risonanza di pensieri e incontri nati attorno a una piccola ciurma: "Moya", dall'antico nome celtico, dalla bandiera britannica provocatoriamente affiancata al vessillo dell'Unione stellata. Su quel guscio di tredici metri più bompresso, il capitano narra, incontra, evoca battaglie navali, balla da solo come Zorba, frigge padellate di pesce e in ogni porto cerca una bottiglia di buon vino, solo per bersela a stagione finita e centellinare la memoria del viaggio. Nelle soste, quando scende l'ora viola, suona il clarino così dolcemente che un giorno dei turchi sbucati dal nulla gli portano a nuoto un vassoio di rakì per dirgli grazie.
Ed ecco le immagini della barca tauriforme che incorna l'orizzonte, infilza le stelle nelle notti senza luna, ormeggia solitaria accanto a rovine di templi greci ed evoca il grande mito fondativo di una terra che sembra avere perduto la bussola e il senso di sé stessa. Sottocoperta, in un disordine creativo, lumi a petrolio e carte nautiche d'antan, le tragedie di Shakespeare accanto ai pomodori, posaterie di vapori ottocenteschi e una caraffa di cristallo da whisky incastonata nella credenza in mogano. Ed ecco gli incontri con marinai turchi, pescatori greci, naviganti d'Oltreoceano, velisti tedeschi o francesi, che vengono a curiosare attorno al cimelio dalle vele rosse e finiscono inevitabilmente per parlare di Europa e del destino che la attende.
C'ero anch'io in quella traversata per mare. Dovevo trarne spunti per una riscrittura del mito e dire, alla luce dell'oggi, che Europa è semplicemente la prima delle migranti e il destino del nostro continente è intimamente legato a quello dell'Asia. Giorni indimenticabili, in un zig-zag tra Oriente e Occidente scelto dal Capitano apposta per convincere anche i ciechi dell'inseparabilità dei due mondi. Un viaggio tra isole e simboli, passato e presente, vissuto in stato di semi-clandestinità, spesso senza dichiarare l'approdo alle capitanerie dei diversi Paesi. Ricordo che in una baietta di Vathì a Kalimnos dormii con Piero sul ponte, imbustati nei nostri sacchi a pelo, e quando mi svegliai alla prima luce e gli sussurrai che c'era un'alba "dalle rosee dita", come quelle di Ulisse, lui, senza aprire gli occhi, disegnò sulla faccia un sorriso che lo illuminò da un orecchio all'altro. Poi partimmo come corsari, senza svegliare la ciurma, mentre tutti i gialli e gli azzurri del mare si combinavano per salutare la barca all'uscita dal porto addormentato.
Il film sarà presentato in anteprima al Trieste Film Festival il 22 gennaio e, il 28 dello stesso mese, a Bruxelles, in apertura della rassegna "Italia in Doc", per essere replicato a Genova, Reggio Emilia e Matera.
Alla Ricerca di Europa
di Alessandro Scillitani, con Paolo Rumiz, Piero Tassinari e Alessandro Scillitani
Alla Ricerca di Europa diventa un docufilm, che Alessandro Scillitani ha girato dopo una traversata mediterranea realmente avvenuta tra le isole della leggenda. Una storia che nasce quasi per caso, in Inghilterra, dalla tempesta emotiva generata dal voto su Brexit, per volontà di un uomo di mare, un triestino, insegnante di greco e latino in un college gallese, nelle terre di Dylan Thomas. Quest'uomo, di nome Piero Tassinari, amante degli shanties, le canzoni della marineria d'Oltremanica, e conoscitore di ogni anfratto del Mediterraneo, un bel giorno decide di navigare alla ricerca di Europa e di documentare la storia del viaggio con immagini capaci di spiegare ai suoi allievi la follia autolesionista di un Paese che decide di staccarsi dai popoli fratelli e soprattutto dal mare che è stato culla di civiltà.
Una grande avventura, vissuta a bordo di un affascinante armo aurico nato nel 1910 nel Mar d'Irlanda ma già avvezzo alla Bora e al Meltemi, una barca che diventa cassa di risonanza di pensieri e incontri nati attorno a una piccola ciurma: "Moya", dall'antico nome celtico, dalla bandiera britannica provocatoriamente affiancata al vessillo dell'Unione stellata. Su quel guscio di tredici metri più bompresso, il capitano narra, incontra, evoca battaglie navali, balla da solo come Zorba, frigge padellate di pesce e in ogni porto cerca una bottiglia di buon vino, solo per bersela a stagione finita e centellinare la memoria del viaggio. Nelle soste, quando scende l'ora viola, suona il clarino così dolcemente che un giorno dei turchi sbucati dal nulla gli portano a nuoto un vassoio di rakì per dirgli grazie.
Ed ecco le immagini della barca tauriforme che incorna l'orizzonte, infilza le stelle nelle notti senza luna, ormeggia solitaria accanto a rovine di templi greci ed evoca il grande mito fondativo di una terra che sembra avere perduto la bussola e il senso di sé stessa. Sottocoperta, in un disordine creativo, lumi a petrolio e carte nautiche d'antan, le tragedie di Shakespeare accanto ai pomodori, posaterie di vapori ottocenteschi e una caraffa di cristallo da whisky incastonata nella credenza in mogano. Ed ecco gli incontri con marinai turchi, pescatori greci, naviganti d'Oltreoceano, velisti tedeschi o francesi, che vengono a curiosare attorno al cimelio dalle vele rosse e finiscono inevitabilmente per parlare di Europa e del destino che la attende.
C'ero anch'io in quella traversata per mare. Dovevo trarne spunti per una riscrittura del mito e dire, alla luce dell'oggi, che Europa è semplicemente la prima delle migranti e il destino del nostro continente è intimamente legato a quello dell'Asia. Giorni indimenticabili, in un zig-zag tra Oriente e Occidente scelto dal Capitano apposta per convincere anche i ciechi dell'inseparabilità dei due mondi. Un viaggio tra isole e simboli, passato e presente, vissuto in stato di semi-clandestinità, spesso senza dichiarare l'approdo alle capitanerie dei diversi Paesi. Ricordo che in una baietta di Vathì a Kalimnos dormii con Piero sul ponte, imbustati nei nostri sacchi a pelo, e quando mi svegliai alla prima luce e gli sussurrai che c'era un'alba "dalle rosee dita", come quelle di Ulisse, lui, senza aprire gli occhi, disegnò sulla faccia un sorriso che lo illuminò da un orecchio all'altro. Poi partimmo come corsari, senza svegliare la ciurma, mentre tutti i gialli e gli azzurri del mare si combinavano per salutare la barca all'uscita dal porto addormentato.
Il film sarà presentato in anteprima al Trieste Film Festival il 22 gennaio e, il 28 dello stesso mese, a Bruxelles, in apertura della rassegna "Italia in Doc", per essere replicato a Genova, Reggio Emilia e Matera.
Alla Ricerca di Europa
di Alessandro Scillitani, con Paolo Rumiz, Piero Tassinari e Alessandro Scillitani