Il bimbo non respira: è l’epidemia nascosta
di MARIA TERESA BRADASCIOCon il freddo i virus colpiscono i più piccoli. Soprattutto nei primi sei mesi di vita. La speranza di un vaccino da fare alle mamme
È tutta colpa del freddo. E anche quest’anno infatti, puntuale, l’epidemia di bronchiolite non si è fatta attendere. Una malattia che spaventa molto i genitori, perché colpisce i bambini sotto i due anni, con maggiore prevalenza nei primi sei mesi di vita. E si manifesta con difficoltà respiratorie fino all’insufficienza e persino episodi di apnea.
Malattia comune, se si pensa che solo all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in un solo mese, tra i primi di dicembre e il tre di gennaio, sono stati registrati quasi 300 accessi. “È una situazione tipica del periodo invernale - spiega Renato Cutrera, responsabile di Broncopneumologia dell’ospedale - ma il virus respiratorio sinciziale (vrs), che è quello presente nella maggior parte dei casi, è un po’ come il virus dell’influenza: ogni anno si modifica e talvolta è più grave”. Il periodo di maggiore incidenza …
Malattia comune, se si pensa che solo all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in un solo mese, tra i primi di dicembre e il tre di gennaio, sono stati registrati quasi 300 accessi. “È una situazione tipica del periodo invernale - spiega Renato Cutrera, responsabile di Broncopneumologia dell’ospedale - ma il virus respiratorio sinciziale (vrs), che è quello presente nella maggior parte dei casi, è un po’ come il virus dell’influenza: ogni anno si modifica e talvolta è più grave”. Il periodo di maggiore incidenza …
È tutta colpa del freddo. E anche quest’anno infatti, puntuale, l’epidemia di bronchiolite non si è fatta attendere. Una malattia che spaventa molto i genitori, perché colpisce i bambini sotto i due anni, con maggiore prevalenza nei primi sei mesi di vita. E si manifesta con difficoltà respiratorie fino all’insufficienza e persino episodi di apnea.
Malattia comune, se si pensa che solo all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in un solo mese, tra i primi di dicembre e il tre di gennaio, sono stati registrati quasi 300 accessi. “È una situazione tipica del periodo invernale - spiega Renato Cutrera, responsabile di Broncopneumologia dell’ospedale - ma il virus respiratorio sinciziale (vrs), che è quello presente nella maggior parte dei casi, è un po’ come il virus dell’influenza: ogni anno si modifica e talvolta è più grave”. Il periodo di maggiore incidenza è quando c’è più freddo: tra novembre e marzo, con un picco che può variare tra dicembre e febbraio. “È un’infezione che colpisce i bronchi più piccoli, i bronchioli appunto, ossia la parte finale delle vie respiratorie inferiori - precisa Cutrera - e più il bambino è piccolo più la bronchiolite può portare a insufficienza respiratoria. Lo stesso virus nei bambini e negli adulti provoca invece un semplice raffreddore”.
Ed è come un raffreddore che la malattia comincia anche nei più piccoli, quindi all’inizio è indistinguibile da una infezione delle vie respiratorie. Poi, dopo 2-3 giorni il virus arriva nelle vie aeree inferiori e il bambino comincia a respirare male, la frequenza respiratoria risulta più elevata e si osserva una respirazione di pancia. In presenza di questi sintomi è indispensabile la visita dal pediatra di famiglia che deciderà le opportune terapie da effettuare, nella stragrande maggioranza, a casa. L’intervento più banale è il lavaggio nasale che aiuta a liberare le prime vie aeree e a migliorare l’ossigenazione. Spesso, inoltre, il bambino non riesce ad alimentarsi bene e va sostenuto nella nutrizione frazionando i pasti e aumentando la frequenza mentre si diminuisce la quantità. In alcuni casi, il pediatra può disporre l’invio in ospedale.
Ma quando ci si deve rivolgere al pronto soccorso? “Nel caso in cui il bambino presenti una difficoltà respiratoria molto grave o addirittura abbia assunto un colorito cianotico delle dita, delle mani o intorno alle labbra”, spiega Cutrera, che sottolinea l’importante ruolo del pediatra di famiglia in tutti gli altri casi. La malattia infatti può essere insidiosa e non bisogna prenderla sottogamba. “Nei bambini che hanno già una patologia sottostante o nei prematuri la situazione può essere molto grave - continua Cutrera - e infatti si tratta della prima causa di ospedalizzazione nel primo anno di vita”. Anche perché il virus sinciziale non è l’unico ad essere coinvolto. “Anzi, negli ultimi anni - precisa Emanuele Giglioni, pediatra dell’emergenza al Bambino Gesù - abbiamo osservato l’associazione di sempre più virus, una coinfezione (vrs, adenovirus, bocavirus e altri) che determina una maggiore difficoltà nel trattamento e una più frequente ospedalizzazione del bambino, dal momento che la presenza di più virus scatena sicuramente forme più gravi”.
La speranza è quella di un vaccino. “Lo aspettiamo tutti - dice il medico speranzoso - ma il problema principale è che la bronchiolite colpisce bambini molto piccoli, anche di pochi mesi di vita, e questo complica le cose”. Quando il bambino è così piccolo, infatti, il sistema immunitario non è pronto per ricevere i vaccini che, per questo, sono indicati a partire dal terzo mese. La ricerca comunque va avanti, cercando di superare anche questo ostacolo. “Si sta studiando un vaccino da fare alla mamma nell’ultimo trimestre di gestazione. In modo da farle produrre gli anticorpi necessari per combattere il virus e, con il passaggio attraverso il sangue placentare, il bambino risulterebbe protetto”. Una strategia già usata in altre malattie, come la pertosse.
Malattia comune, se si pensa che solo all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in un solo mese, tra i primi di dicembre e il tre di gennaio, sono stati registrati quasi 300 accessi. “È una situazione tipica del periodo invernale - spiega Renato Cutrera, responsabile di Broncopneumologia dell’ospedale - ma il virus respiratorio sinciziale (vrs), che è quello presente nella maggior parte dei casi, è un po’ come il virus dell’influenza: ogni anno si modifica e talvolta è più grave”. Il periodo di maggiore incidenza è quando c’è più freddo: tra novembre e marzo, con un picco che può variare tra dicembre e febbraio. “È un’infezione che colpisce i bronchi più piccoli, i bronchioli appunto, ossia la parte finale delle vie respiratorie inferiori - precisa Cutrera - e più il bambino è piccolo più la bronchiolite può portare a insufficienza respiratoria. Lo stesso virus nei bambini e negli adulti provoca invece un semplice raffreddore”.
Ed è come un raffreddore che la malattia comincia anche nei più piccoli, quindi all’inizio è indistinguibile da una infezione delle vie respiratorie. Poi, dopo 2-3 giorni il virus arriva nelle vie aeree inferiori e il bambino comincia a respirare male, la frequenza respiratoria risulta più elevata e si osserva una respirazione di pancia. In presenza di questi sintomi è indispensabile la visita dal pediatra di famiglia che deciderà le opportune terapie da effettuare, nella stragrande maggioranza, a casa. L’intervento più banale è il lavaggio nasale che aiuta a liberare le prime vie aeree e a migliorare l’ossigenazione. Spesso, inoltre, il bambino non riesce ad alimentarsi bene e va sostenuto nella nutrizione frazionando i pasti e aumentando la frequenza mentre si diminuisce la quantità. In alcuni casi, il pediatra può disporre l’invio in ospedale.
Ma quando ci si deve rivolgere al pronto soccorso? “Nel caso in cui il bambino presenti una difficoltà respiratoria molto grave o addirittura abbia assunto un colorito cianotico delle dita, delle mani o intorno alle labbra”, spiega Cutrera, che sottolinea l’importante ruolo del pediatra di famiglia in tutti gli altri casi. La malattia infatti può essere insidiosa e non bisogna prenderla sottogamba. “Nei bambini che hanno già una patologia sottostante o nei prematuri la situazione può essere molto grave - continua Cutrera - e infatti si tratta della prima causa di ospedalizzazione nel primo anno di vita”. Anche perché il virus sinciziale non è l’unico ad essere coinvolto. “Anzi, negli ultimi anni - precisa Emanuele Giglioni, pediatra dell’emergenza al Bambino Gesù - abbiamo osservato l’associazione di sempre più virus, una coinfezione (vrs, adenovirus, bocavirus e altri) che determina una maggiore difficoltà nel trattamento e una più frequente ospedalizzazione del bambino, dal momento che la presenza di più virus scatena sicuramente forme più gravi”.
La speranza è quella di un vaccino. “Lo aspettiamo tutti - dice il medico speranzoso - ma il problema principale è che la bronchiolite colpisce bambini molto piccoli, anche di pochi mesi di vita, e questo complica le cose”. Quando il bambino è così piccolo, infatti, il sistema immunitario non è pronto per ricevere i vaccini che, per questo, sono indicati a partire dal terzo mese. La ricerca comunque va avanti, cercando di superare anche questo ostacolo. “Si sta studiando un vaccino da fare alla mamma nell’ultimo trimestre di gestazione. In modo da farle produrre gli anticorpi necessari per combattere il virus e, con il passaggio attraverso il sangue placentare, il bambino risulterebbe protetto”. Una strategia già usata in altre malattie, come la pertosse.