M5S, Appendino, i pm pensano sia ricattata da Pasquaretta. La sindaca: “Nulla da nascondere”
di SARAH MARTINENGHI e JACOPO RICCALa prima cittadina di Torino si è presentata davanti agli inquirenti che vogliono capire come il suo ex braccio destro sia arrivato nello staff della sottosegretaria all’Economia Laura Castelli
I pm di Torino pensano sia sotto ricatto, minacciata dal suo ex portavoce. E ieri, per quasi tre ore, la sindaca Chiara Appendino ha dovuto spiegare come ha vissuto i mesi di pressing di Luca Pasquaretta, finiti con l'inserimento del giornalista nello staff comunicazione della sottosegretaria all'Economia, Laura Castelli. "Lui è fatto così, ma io mi fidavo" ha sempre detto la sindaca.
Pasquaretta chiamava tutti, dalla sindaca all'assessore al Commercio, Alberto Sacco, perché qualcuno gli trovasse una nuova sistemazione: ad agosto, era stato costretto a rassegnare le dimissioni per una consulenza da 5mila euro al Salone del Libro, arrivata mentre era al servizio di Appendino.
Il pm Gianfranco Colace e l'aggiunto Enrica Gabetta hanno ascoltato la versione della sindaca, come lei stessa aveva chiesto. Gli inquirenti vogliono capire se il contratto di collaborazione con Castelli, e quello sfiorato e non concretizzato con l'europar…
Pasquaretta chiamava tutti, dalla sindaca all'assessore al Commercio, Alberto Sacco, perché qualcuno gli trovasse una nuova sistemazione: ad agosto, era stato costretto a rassegnare le dimissioni per una consulenza da 5mila euro al Salone del Libro, arrivata mentre era al servizio di Appendino.
Il pm Gianfranco Colace e l'aggiunto Enrica Gabetta hanno ascoltato la versione della sindaca, come lei stessa aveva chiesto. Gli inquirenti vogliono capire se il contratto di collaborazione con Castelli, e quello sfiorato e non concretizzato con l'europar…
I pm di Torino pensano sia sotto ricatto, minacciata dal suo ex portavoce. E ieri, per quasi tre ore, la sindaca Chiara Appendino ha dovuto spiegare come ha vissuto i mesi di pressing di Luca Pasquaretta, finiti con l'inserimento del giornalista nello staff comunicazione della sottosegretaria all'Economia, Laura Castelli. "Lui è fatto così, ma io mi fidavo" ha sempre detto la sindaca.
Pasquaretta chiamava tutti, dalla sindaca all'assessore al Commercio, Alberto Sacco, perché qualcuno gli trovasse una nuova sistemazione: ad agosto, era stato costretto a rassegnare le dimissioni per una consulenza da 5mila euro al Salone del Libro, arrivata mentre era al servizio di Appendino.
Il pm Gianfranco Colace e l'aggiunto Enrica Gabetta hanno ascoltato la versione della sindaca, come lei stessa aveva chiesto. Gli inquirenti vogliono capire se il contratto di collaborazione con Castelli, e quello sfiorato e non concretizzato con l'europarlamentare Tiziana Beghin, siano il frutto delle pressioni minacciose che Pasquaretta avrebbe indirizzato verso Appendino. Castelli ha interrotto il rapporto appena ha saputo dell'indagine.
"Se parlo io crolla tutto" e ancora "se non mi sistemano vado in procura", diceva al telefono l'ex portavoce lasciando intendere di conoscere segreti che avrebbero potuto rovinare la sindaca che tuttavia, sul piano personale, non si è mai allontanata da lui. E così se quelle richieste pressanti fossero di un amico troppo insistente e aggressivo o quelle di un estorsore, è un aspetto su cui la sindaca ha cercato di dare risposte convincenti ai pm. "Ho massima fiducia nella magistratura e intendo procedere nel mio mandato. Se non fossi nelle condizioni di tranquillità di portare avanti il mio mandato non lo farei" ha detto poi in consiglio comunale, dove le opposizioni avevano chiesto che chiarisse la sua posizione e quella degli assessori.
Nell'atto di perquisizione notificato a Pasquaretta i carabinieri della procura avevano chiesto all'ex portavoce di consegnare tutta la "documentazione e corrispondenza" relativa ai "rapporti di collaborazione con il sottosegretario del Mef Laura Castelli e con l'Europarlamentare Tiziana Beghin". Appendino si sarebbe attivata con almeno sei persone per trovare un nuovo incarico a Pasquaretta e la procura vuole chiarire se anche l'assunzione al Mef sia "il prezzo" di un ricatto oppure no.
D'altronde Castelli e Appendino, entrambe piemontesi, sono legate da una stretta amicizia e la prima cittadina ha sempre trovato nella parlamentare un punto di riferimento a Roma e nella gestione delle "crisi" torinesi. Sul rapporto con Pasqueretta Appendino ha detto in aula di non poter entrare nel dettaglio "perché il verbale è stato secretato", ma la dichiarazione di voler andare avanti in risposta alle richieste se si sentisse sotto ricatto, arrivate dalle opposizioni, fa pensare che non lo abbia voluto scaricare.
Diverso è il caso dell'accusa di "traffico di influenze illecite" per il quale, secondo la procura, Pasquaretta avrebbe incassato un contratto da 8mila euro con l'imprenditore Divier Togni per avergli garantito una corsia preferenziale con la giunta. Ma Appendino non ci sta: "Il dialogo con gli assessori non passa da pagamenti: io non ne ho mai avuto contezza, questo atteggiamento non ci appartiene".
Pasquaretta chiamava tutti, dalla sindaca all'assessore al Commercio, Alberto Sacco, perché qualcuno gli trovasse una nuova sistemazione: ad agosto, era stato costretto a rassegnare le dimissioni per una consulenza da 5mila euro al Salone del Libro, arrivata mentre era al servizio di Appendino.
Il pm Gianfranco Colace e l'aggiunto Enrica Gabetta hanno ascoltato la versione della sindaca, come lei stessa aveva chiesto. Gli inquirenti vogliono capire se il contratto di collaborazione con Castelli, e quello sfiorato e non concretizzato con l'europarlamentare Tiziana Beghin, siano il frutto delle pressioni minacciose che Pasquaretta avrebbe indirizzato verso Appendino. Castelli ha interrotto il rapporto appena ha saputo dell'indagine.
"Se parlo io crolla tutto" e ancora "se non mi sistemano vado in procura", diceva al telefono l'ex portavoce lasciando intendere di conoscere segreti che avrebbero potuto rovinare la sindaca che tuttavia, sul piano personale, non si è mai allontanata da lui. E così se quelle richieste pressanti fossero di un amico troppo insistente e aggressivo o quelle di un estorsore, è un aspetto su cui la sindaca ha cercato di dare risposte convincenti ai pm. "Ho massima fiducia nella magistratura e intendo procedere nel mio mandato. Se non fossi nelle condizioni di tranquillità di portare avanti il mio mandato non lo farei" ha detto poi in consiglio comunale, dove le opposizioni avevano chiesto che chiarisse la sua posizione e quella degli assessori.
Nell'atto di perquisizione notificato a Pasquaretta i carabinieri della procura avevano chiesto all'ex portavoce di consegnare tutta la "documentazione e corrispondenza" relativa ai "rapporti di collaborazione con il sottosegretario del Mef Laura Castelli e con l'Europarlamentare Tiziana Beghin". Appendino si sarebbe attivata con almeno sei persone per trovare un nuovo incarico a Pasquaretta e la procura vuole chiarire se anche l'assunzione al Mef sia "il prezzo" di un ricatto oppure no.
D'altronde Castelli e Appendino, entrambe piemontesi, sono legate da una stretta amicizia e la prima cittadina ha sempre trovato nella parlamentare un punto di riferimento a Roma e nella gestione delle "crisi" torinesi. Sul rapporto con Pasqueretta Appendino ha detto in aula di non poter entrare nel dettaglio "perché il verbale è stato secretato", ma la dichiarazione di voler andare avanti in risposta alle richieste se si sentisse sotto ricatto, arrivate dalle opposizioni, fa pensare che non lo abbia voluto scaricare.
Diverso è il caso dell'accusa di "traffico di influenze illecite" per il quale, secondo la procura, Pasquaretta avrebbe incassato un contratto da 8mila euro con l'imprenditore Divier Togni per avergli garantito una corsia preferenziale con la giunta. Ma Appendino non ci sta: "Il dialogo con gli assessori non passa da pagamenti: io non ne ho mai avuto contezza, questo atteggiamento non ci appartiene".