Terroristi, il giorno della verità tra Italia e Francia: altri nomi nella lista dei latitanti
Anais Ginori , Carlo Bonini , di ANAIS GINORI e CARLO BONINIAppuntamento a Parigi. I funzionari arrivati da Roma formalizzerano le richieste di estradizione: in tutto 15 nomi tra ex Br e altre formazioni, ai quali è stato aggiunto quello di Narciso Manenti
L'appuntamento è in place Vendôme. La delegazione del nostro ministero di Giustizia arriva nel cuore della capitale per incontrare i colleghi francesi in una riunione che tutti definiscono "tecnica" ma dal valore altamente politico, nel mezzo della crisi diplomatica in corso. Sul tavolo i funzionari italiani formalizzeranno le richieste di estradizione per alcuni latitanti rifugiati Oltralpe da decenni. La lista è composta di Giovanni Alimonti, Luigi Bergamin, Roberta Cappelli, Enzo Calvitti, Paolo Ceriani Sebregondi, Maurizio Di Marzio, Paola Filippi, Gino Giunti, Giorgio Pietrostefani, Ermenegildo Marinelli, Sergio Tornaghi, Raffaele Ventura, Enrico Villimburgo. Per la maggior parte, ex br, un militante di Prima Linea, uno dei Pac, uno del Movimento comunisti rivoluzionari, uno delle Formazioni comuniste combattenti. Qualcuno condannato all'ergastolo, altri a pene che non superano i vent'anni.
In tutto sono quindici nomi tra cui è st…
In tutto sono quindici nomi tra cui è st…
L'appuntamento è in place Vendôme. La delegazione del nostro ministero di Giustizia arriva nel cuore della capitale per incontrare i colleghi francesi in una riunione che tutti definiscono "tecnica" ma dal valore altamente politico, nel mezzo della crisi diplomatica in corso. Sul tavolo i funzionari italiani formalizzeranno le richieste di estradizione per alcuni latitanti rifugiati Oltralpe da decenni. La lista è composta di Giovanni Alimonti, Luigi Bergamin, Roberta Cappelli, Enzo Calvitti, Paolo Ceriani Sebregondi, Maurizio Di Marzio, Paola Filippi, Gino Giunti, Giorgio Pietrostefani, Ermenegildo Marinelli, Sergio Tornaghi, Raffaele Ventura, Enrico Villimburgo. Per la maggior parte, ex br, un militante di Prima Linea, uno dei Pac, uno del Movimento comunisti rivoluzionari, uno delle Formazioni comuniste combattenti. Qualcuno condannato all'ergastolo, altri a pene che non superano i vent'anni.
In tutto sono quindici nomi tra cui è stato aggiunto negli ultimi giorni Narciso Manenti su cui la procura di Bergamo ha emesso un mandato di arresto europeo. Affiliato ai "Nuclei armati per il contropotere territoriale", è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Giuseppe Gurrieri, carabiniere ucciso nel 1979 a Bergamo davanti al figlio adolescente. Manenti, sessantuno anni di cui trentasei passati Oltralpe, abita a Châlette-sur-Loing, comune di tredicimila abitanti nella regione della Loira, dove si fa chiamare da tutti "Angelò". È titolare di un'impresa di servizi a domicilio, la sua foto appare sul sito della ditta.
La sua situazione non è molto diversa da quella di altri latitanti che si sono rifatti una vita alla luce del sole, con figli e a volte nipotini, professioni come architetto, ristoratore, psicologo. Tutti hanno beneficiato della protezione della Dottrina Mitterrand, regolarizzati con permessi di soggiorno rinnovati ogni dieci anni dalle Prefetture nonostante fossero ricercati dalla giustizia italiana. È dall'ottobre 2002 che i funzionari del nostro ministero di Giustizia non riaprono discussioni formali con gli omologhi francesi. Allora si decise di dare la priorità all'estradizione di Cesare Battisti, su cui la giustizia d'Oltralpe si pronunciò favorevolmente nel 2004, troppo tardi visto che era già scappato all'estero.
Questa volta, arriverà da Roma una nutrita delegazione composta da Giuseppe Corasaniti, capo Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Donatella Donati, direttore generale della Giustizia Penale, Stefano Opilio, direttore dell'ufficio della Cooperazione Giudiziaria Internazionale Penale, Antonio Pastore e Laura Alessandrelli, magistrati addetti all'ufficio Cooperazione Internazionale. Funzionari e magistrati avranno due giorni per confrontarsi. Spiega una fonte qualificata del ministero di Giustizia che ha accesso ai dossier: "Ci sono due blocchi: uno risalente al 25 ottobre 2002 che riguarda otto persone, su cui le estradizioni risultano ancora pendenti. Un altro blocco, di cinque, sei persone risale alla seconda metà degli anni Ottanta, per loro le estradizioni furono all'epoca negate perché non si trattava di sentenze definitive ma ora i casi saranno riaperti al tavolo coi francesi".
La battaglia si annuncia lunga e complessa, a meno che alcuni profili non rientrino nelle regole del mandato d'arresto europeo (Mae) applicabile però solo per reati commessi dopo il 1993. Secondo fonti francesi, su un paio di fascicoli sarebbero stati forniti nuovi elementi. Bernard Squarcini conosce bene la galassia dei latitanti italiani avendoli seguiti durante gli anni Novanta da responsabile dei Renseignements Généraux, l'intelligence interna della polizia. Squarcini, detto "Lo Squalo", ormai uscito dalla polizia dopo vari scandali, non esclude che alcune procedure siano state aggiornate alla luce di elementi raccolti durante la collaborazione tra le due polizie negli anni Novanta. "Gli agenti della Digos - ricorda - venivano regolarmente a Parigi. La Francia ha continuato a essere una base intellettuale e logistica per alcuni gruppi fino a inizio degli anni Duemila". Nel caso del mandato d'arresto europeo la procedura sarebbe veloce. "Se gli italiani porteranno un inventario di fatti nuovi che risalgono a dopo 1993 - conclude Squarcini - allora non ci sarà molto da discutere". È ciò su cui scommette il nostro governo. Una fonte vicina al ministro Alfonso Bonafede dice: "Su almeno due posizioni siamo ragionevolmente convinti che i tempi di consegna da parte dei francesi possano essere molto rapidi". Su quali siano i due latitanti la fonte aggiunge: "Almeno in questa fase non lo diremo. Non intendiamo dargli alcun vantaggio".
In tutto sono quindici nomi tra cui è stato aggiunto negli ultimi giorni Narciso Manenti su cui la procura di Bergamo ha emesso un mandato di arresto europeo. Affiliato ai "Nuclei armati per il contropotere territoriale", è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Giuseppe Gurrieri, carabiniere ucciso nel 1979 a Bergamo davanti al figlio adolescente. Manenti, sessantuno anni di cui trentasei passati Oltralpe, abita a Châlette-sur-Loing, comune di tredicimila abitanti nella regione della Loira, dove si fa chiamare da tutti "Angelò". È titolare di un'impresa di servizi a domicilio, la sua foto appare sul sito della ditta.
La sua situazione non è molto diversa da quella di altri latitanti che si sono rifatti una vita alla luce del sole, con figli e a volte nipotini, professioni come architetto, ristoratore, psicologo. Tutti hanno beneficiato della protezione della Dottrina Mitterrand, regolarizzati con permessi di soggiorno rinnovati ogni dieci anni dalle Prefetture nonostante fossero ricercati dalla giustizia italiana. È dall'ottobre 2002 che i funzionari del nostro ministero di Giustizia non riaprono discussioni formali con gli omologhi francesi. Allora si decise di dare la priorità all'estradizione di Cesare Battisti, su cui la giustizia d'Oltralpe si pronunciò favorevolmente nel 2004, troppo tardi visto che era già scappato all'estero.
Questa volta, arriverà da Roma una nutrita delegazione composta da Giuseppe Corasaniti, capo Dipartimento per gli Affari di Giustizia, Donatella Donati, direttore generale della Giustizia Penale, Stefano Opilio, direttore dell'ufficio della Cooperazione Giudiziaria Internazionale Penale, Antonio Pastore e Laura Alessandrelli, magistrati addetti all'ufficio Cooperazione Internazionale. Funzionari e magistrati avranno due giorni per confrontarsi. Spiega una fonte qualificata del ministero di Giustizia che ha accesso ai dossier: "Ci sono due blocchi: uno risalente al 25 ottobre 2002 che riguarda otto persone, su cui le estradizioni risultano ancora pendenti. Un altro blocco, di cinque, sei persone risale alla seconda metà degli anni Ottanta, per loro le estradizioni furono all'epoca negate perché non si trattava di sentenze definitive ma ora i casi saranno riaperti al tavolo coi francesi".
La battaglia si annuncia lunga e complessa, a meno che alcuni profili non rientrino nelle regole del mandato d'arresto europeo (Mae) applicabile però solo per reati commessi dopo il 1993. Secondo fonti francesi, su un paio di fascicoli sarebbero stati forniti nuovi elementi. Bernard Squarcini conosce bene la galassia dei latitanti italiani avendoli seguiti durante gli anni Novanta da responsabile dei Renseignements Généraux, l'intelligence interna della polizia. Squarcini, detto "Lo Squalo", ormai uscito dalla polizia dopo vari scandali, non esclude che alcune procedure siano state aggiornate alla luce di elementi raccolti durante la collaborazione tra le due polizie negli anni Novanta. "Gli agenti della Digos - ricorda - venivano regolarmente a Parigi. La Francia ha continuato a essere una base intellettuale e logistica per alcuni gruppi fino a inizio degli anni Duemila". Nel caso del mandato d'arresto europeo la procedura sarebbe veloce. "Se gli italiani porteranno un inventario di fatti nuovi che risalgono a dopo 1993 - conclude Squarcini - allora non ci sarà molto da discutere". È ciò su cui scommette il nostro governo. Una fonte vicina al ministro Alfonso Bonafede dice: "Su almeno due posizioni siamo ragionevolmente convinti che i tempi di consegna da parte dei francesi possano essere molto rapidi". Su quali siano i due latitanti la fonte aggiunge: "Almeno in questa fase non lo diremo. Non intendiamo dargli alcun vantaggio".