Salvini tenta il blitz anche sul latte. Ma questa volta è fumata nera. E scoppia l'ira del M5S
di TOMMASO CIRIACO E CARMELO LOPAPAIl vicepremier si intesta la trattativa con i pastori della Sardegna dove si vota fra 10 giorni per le Regionali. Per ripicca i grillini bloccano il varo dell'autonomia differenziata. E non passa proposta leghista di alzare il prezzo del latte ad un euro e si tratta su 70 centesimi.
Matteo Salvini aveva annunciato che non si sarebbe alzato dalla sedia se il prezzo del latte non fosse arrivato a un euro al litro. Ma così non è stato. Si intesta la trattativa, brucia sul tempo Palazzo Chigi, ma per il momento ne esce sconfitto. Il tavolo coi pastori sardi inchioda il ministro dell'Interno e quello all'Agricoltura Gianmarco Centinaio per ore nel salone del Viminale.
Alla fine però è fumata nera. Il governo propone di passare da 60 a 70 centesimi al litro e poi a un euro nell'arco di tre mesi. La vertenza è sospesa e rimandata a sabato prossimo, ma in Sardegna, dove da domenica il leader della Lega si trasferirà quasi per l'intera settimana in vista del voto del 24 febbraio.
Una campagna che il capo del Viminale sognava di trasformare in una passeggiata trionfale proprio sull'onda della "vertenza pastori" che negli ultimi giorni ha avocato a sé col pretesto dell'ordine pubblico…
Alla fine però è fumata nera. Il governo propone di passare da 60 a 70 centesimi al litro e poi a un euro nell'arco di tre mesi. La vertenza è sospesa e rimandata a sabato prossimo, ma in Sardegna, dove da domenica il leader della Lega si trasferirà quasi per l'intera settimana in vista del voto del 24 febbraio.
Una campagna che il capo del Viminale sognava di trasformare in una passeggiata trionfale proprio sull'onda della "vertenza pastori" che negli ultimi giorni ha avocato a sé col pretesto dell'ordine pubblico…
Matteo Salvini aveva annunciato che non si sarebbe alzato dalla sedia se il prezzo del latte non fosse arrivato a un euro al litro. Ma così non è stato. Si intesta la trattativa, brucia sul tempo Palazzo Chigi, ma per il momento ne esce sconfitto. Il tavolo coi pastori sardi inchioda il ministro dell'Interno e quello all'Agricoltura Gianmarco Centinaio per ore nel salone del Viminale.
Alla fine però è fumata nera. Il governo propone di passare da 60 a 70 centesimi al litro e poi a un euro nell'arco di tre mesi. La vertenza è sospesa e rimandata a sabato prossimo, ma in Sardegna, dove da domenica il leader della Lega si trasferirà quasi per l'intera settimana in vista del voto del 24 febbraio.
Una campagna che il capo del Viminale sognava di trasformare in una passeggiata trionfale proprio sull'onda della "vertenza pastori" che negli ultimi giorni ha avocato a sé col pretesto dell'ordine pubblico a rischio nell'isola. Alla fine a complicare la trattativa anche l'irruzione dell'Antitrust che ha aperto un'indagine sui prezzi del latte sardo di pecora destinato alla produzione di pecorino romano Dop.
l governo, nel corso dell'incontro al Viminale, alla presenza della filiera del latte e della Regione Sardegna, ha messo sul piatto 44 milioni di euro per il ritiro di 67.000 quintali di forme di formaggio in eccedenza sul mercato: proprio il ministero dell'Interno dovrebbe stanziare 14 milioni di euro, il ministero per l'Agricoltura del leghista Centinaio altri 10 milioni come pure la Regione, i restanti 10 il Banco di Sardegna. Ma per i pastori è una soluzione insufficiente. Si riprende domani a Cagliari.
"Sono felice di aver passato la giornata di San Valentino in mezzo ai lavoratori e ai produttori, le parti si sono avvicinate", dice Salvini lasciando il ministero per raggiungere in serata il Consiglio dei ministri dove finirà congelata anche l'autonomia delle Regioni, altro provvedimento bandiera della Lega. Un ottimismo, quello del leader, che cozza con la protesta e l'insoddisfazione dei produttori del latte che per ora restano sul piede di guerra.
"Certo, i pastori al Viminale non si erano mai visti", scherza Luigi Di Maio con un collega ministro, distante da Salvini che è appena entrato in Consiglio dei ministri alle 20,30, in ritardo, faccia stravolta dopo ore di trattativa. Il gioco da asso pigliatutto del ministro dell'Interno non è sfuggito ai radar dei cinquestelle, che infatti hanno silurato nel giro di poche ore il sogno autonomista dei governatori del Nord e della Lega. "Se Di Maio avesse convocato i sindacati di Polizia, apriti cielo", confida un grillino di governo. Tutto viene ricondotto alla campagna elettorale di Salvini, che dopo l'Abruzzo punta all'escalation proprio in Sardegna. Laddove il M5S teme invece il tracollo, complice la solidità del candidato di centrosinistra Massimo Zedda.
Il Movimento su questa storia ha preferito lasciar parlare la sottosegretario 5S all'Agricoltura Alessandra Pesce: "Rispondiamo a quest'emergenza con un decreto legge e circa 20 milioni a cui affiancheremo in tempi brevi nuove risorse individuate di concerto con il ministero dell'Economia". Un modo per prendere le distanze dalla strategia dell'alleato leghista.
Il premier Conte osserva in silenzio. La scena di Salvini in maglioncino circondato da decine di produttori riuniti al Viminale ricorda quella identica di domenica 7 dicembre, quando il ministro dell'Interno ha fatto sfilare negli stessi saloni decine di imprenditori e categorie produttive per discutere di manovra e infrastrutture. È il vice che prova a fare il premier. Solo che stavolta è andata male, i soldi non bastano e la trattativa coi pastori rischia di trasformarsi in boomerang proprio a ridosso delle elezioni.
Alla fine però è fumata nera. Il governo propone di passare da 60 a 70 centesimi al litro e poi a un euro nell'arco di tre mesi. La vertenza è sospesa e rimandata a sabato prossimo, ma in Sardegna, dove da domenica il leader della Lega si trasferirà quasi per l'intera settimana in vista del voto del 24 febbraio.
Una campagna che il capo del Viminale sognava di trasformare in una passeggiata trionfale proprio sull'onda della "vertenza pastori" che negli ultimi giorni ha avocato a sé col pretesto dell'ordine pubblico a rischio nell'isola. Alla fine a complicare la trattativa anche l'irruzione dell'Antitrust che ha aperto un'indagine sui prezzi del latte sardo di pecora destinato alla produzione di pecorino romano Dop.
l governo, nel corso dell'incontro al Viminale, alla presenza della filiera del latte e della Regione Sardegna, ha messo sul piatto 44 milioni di euro per il ritiro di 67.000 quintali di forme di formaggio in eccedenza sul mercato: proprio il ministero dell'Interno dovrebbe stanziare 14 milioni di euro, il ministero per l'Agricoltura del leghista Centinaio altri 10 milioni come pure la Regione, i restanti 10 il Banco di Sardegna. Ma per i pastori è una soluzione insufficiente. Si riprende domani a Cagliari.
"Sono felice di aver passato la giornata di San Valentino in mezzo ai lavoratori e ai produttori, le parti si sono avvicinate", dice Salvini lasciando il ministero per raggiungere in serata il Consiglio dei ministri dove finirà congelata anche l'autonomia delle Regioni, altro provvedimento bandiera della Lega. Un ottimismo, quello del leader, che cozza con la protesta e l'insoddisfazione dei produttori del latte che per ora restano sul piede di guerra.
"Certo, i pastori al Viminale non si erano mai visti", scherza Luigi Di Maio con un collega ministro, distante da Salvini che è appena entrato in Consiglio dei ministri alle 20,30, in ritardo, faccia stravolta dopo ore di trattativa. Il gioco da asso pigliatutto del ministro dell'Interno non è sfuggito ai radar dei cinquestelle, che infatti hanno silurato nel giro di poche ore il sogno autonomista dei governatori del Nord e della Lega. "Se Di Maio avesse convocato i sindacati di Polizia, apriti cielo", confida un grillino di governo. Tutto viene ricondotto alla campagna elettorale di Salvini, che dopo l'Abruzzo punta all'escalation proprio in Sardegna. Laddove il M5S teme invece il tracollo, complice la solidità del candidato di centrosinistra Massimo Zedda.
Il Movimento su questa storia ha preferito lasciar parlare la sottosegretario 5S all'Agricoltura Alessandra Pesce: "Rispondiamo a quest'emergenza con un decreto legge e circa 20 milioni a cui affiancheremo in tempi brevi nuove risorse individuate di concerto con il ministero dell'Economia". Un modo per prendere le distanze dalla strategia dell'alleato leghista.
Il premier Conte osserva in silenzio. La scena di Salvini in maglioncino circondato da decine di produttori riuniti al Viminale ricorda quella identica di domenica 7 dicembre, quando il ministro dell'Interno ha fatto sfilare negli stessi saloni decine di imprenditori e categorie produttive per discutere di manovra e infrastrutture. È il vice che prova a fare il premier. Solo che stavolta è andata male, i soldi non bastano e la trattativa coi pastori rischia di trasformarsi in boomerang proprio a ridosso delle elezioni.