Foligno, il maestro umilia l’alunno nero e i bimbi si ribellano: “È uguale a noi”
Paolo G. Brera , dal nostro inviato PAOLO G. BRERAIl supplente: “Guardate quanto è brutto”. E lo isola dalla classe. Lo aveva già fatto con la sorella
FOLIGNO - Il maestro Mauro, supplente a contratto di un'eccellente scuola elementare di Foligno, venerdì 9 entra in quinta B e punta il dito verso un bambino, figlio di una coppia di nigeriani: "Ma che brutto che è questo bambino nero! Bambini, non trovate anche voi che sia brutto? E tu alzati - intima girandogli il banco dall'altra parte - così non ti devo guardare in faccia". In fondo all'aula, sul vetro della finestra, disegna un punto: "Tu devi guardare fisso qui".
"Quando mio nipote ce lo ha raccontato siamo rimasti di sasso", spalanca gli occhi la nonna di un compagno di classe. E' appena uscita dai colloqui nella scuola di via Monte Cervino con il nipote per mano, sorridente e sveglio. E' ancora un bambino, ma già sembra un ragazzo: "Non siamo mica stati zitti, sa. Quando il maestro Mauro è uscito un attimo dalla classe, un compagno ha girato il suo banco e ha detto: se deve guardare la f…
"Quando mio nipote ce lo ha raccontato siamo rimasti di sasso", spalanca gli occhi la nonna di un compagno di classe. E' appena uscita dai colloqui nella scuola di via Monte Cervino con il nipote per mano, sorridente e sveglio. E' ancora un bambino, ma già sembra un ragazzo: "Non siamo mica stati zitti, sa. Quando il maestro Mauro è uscito un attimo dalla classe, un compagno ha girato il suo banco e ha detto: se deve guardare la f…
FOLIGNO - Il maestro Mauro, supplente a contratto di un'eccellente scuola elementare di Foligno, venerdì 9 entra in quinta B e punta il dito verso un bambino, figlio di una coppia di nigeriani: "Ma che brutto che è questo bambino nero! Bambini, non trovate anche voi che sia brutto? E tu alzati - intima girandogli il banco dall'altra parte - così non ti devo guardare in faccia". In fondo all'aula, sul vetro della finestra, disegna un punto: "Tu devi guardare fisso qui".
"Quando mio nipote ce lo ha raccontato siamo rimasti di sasso", spalanca gli occhi la nonna di un compagno di classe. E' appena uscita dai colloqui nella scuola di via Monte Cervino con il nipote per mano, sorridente e sveglio. E' ancora un bambino, ma già sembra un ragazzo: "Non siamo mica stati zitti, sa. Quando il maestro Mauro è uscito un attimo dalla classe, un compagno ha girato il suo banco e ha detto: se deve guardare la finestra lui, la devo guardare anche io. Ma il maestro lo ha sgridato: tu di chi sei figlio? Di un militare? Io fossi tuo padre mi vergognerei". Anche una bambina ha provato a ribellarsi: "E' andata dal nostro compagno nigeriano per rimettere dritto il suo banco dicendogli che lui era uguale a tutti noi, e alla fine è andata a dire tutto a una maestra".
E lei, la maestra? "Ha detto che ci avrebbe parlato, anche se immaginava la risposta: mi dirà che era solo uno scherzo e che avevamo capito male", continua il bambino. Appena usciti da scuola, tutti corrono in processione a raccontare ai genitori la follia di quella segregazione razziale, di quel dito puntato sul nero della pelle di un bimbo perfettamente integrato: "Non potevamo credere - dice la nonna - che fosse andata proprio così, glielo abbiamo fatto ripetere più volte. Ma davvero il maestro ha detto quelle frasi? Davvero lo ha fatto girare verso il fondo della classe?". Sono tutti uguali, i racconti dei bambini: un unico, corrosivo copione. Su WhatsApp, la chat dei genitori si anima di decine di messaggi allarmati, indignati, perplessi: "E ora cosa facciamo?".
Era sabato, papà e mamme iniziano a indagare sul maestro Mauro Bocci, sulle classi in cui insegna quel supplente. E spunta una sopresa: lo stesso trattamento, raccontano i bambini, lo aveva riservato anche alla sorella del bambino nigeriano, che frequenta la quarta nella stessa scuola. Anche verso di lei il maestro Mauro, assunto con un contratto a termine che scadrà a giugno, ha puntato il dito marchiandola e offendendola: "Quanto è brutta questa bambina! Siete d'accordo? Forza, bambini, alzate la mano se non la trovate brutta anche voi". Niente giravolta del banco, però, stavolta il maestro ne ha pensata un'altra: "Ora facciamo un compito. Voi bambini avete 50' di tempo, ma tu sei brutta e ne hai solo venti".
"I due bambini vittime - racconta un genitore - non hanno detto nulla perché il papà aveva insegnato loro a non offendersi, se qualcuno li avesse trattati male. Sono gli altri che si sono ribellati". Due giorni dopo, lunedì 11, i genitori vanno a parlare con la preside, informandola. Poi vanno dritti nell'ufficio di un avvocato. L'anziana dirigente scolastica, Ortenzia Marconi, convoca il maestro che - consigliato da un legale - si giustifica così: "Era solo un esperimento sociale ispirato ad altri visti sui social", dice.
Insomma, voleva mostrare ai bambini come sia brutto subire un atto di razzismo. Sulla sua pagina Facebook, due post parlano del dramma della Shoah: Bocci li ha pubblicati il 17 febbraio, a distanza di un minuto uno dall'altro: una sensibilità antirazzista sbocciata tardivamente mentre covava la furia dei genitori, e risalendo la sua bacheca non ci sono altri esempi confortanti ma una serie di stupidaggini e volgarità di segno inverso: il dito è puntato sui migranti, sui neri.
Se era un esperimento, il maestro Bocci ha dimenticato di avvisare genitori e preside. Ieri a Porta a Porta ha detto di avere avvertito per tempo i bambini: "Balle", dice un genitore. Attoniti per una spiegazione che arrampica cotromano, papà e mamme hanno atteso inutilmente che vennisse sospeso. La corda tesa si è spezzata mercoledì: un papà pubblica su Facebook quello che i bambini ribadiscono da giorni. Il sindaco commenta, un giornalista locale riprende e il responsabile nazionale di Sinistra Italiana, il folignate Nicola Fratoianni, intercetta e denuncia. E la sinistra locale prepara una manifestazione antirazzista.
Ieri la dirigente scolastica ha avvertito il provveditorato: "Ho informato il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, ritengo molto grave quello che è emerso", dice con molto ritardo. Il Miur annuncia che il maestro "sarà sospeso in via cautelare". E la procura di Spoleto ordina un'indagine alla polizia.
"Quando mio nipote ce lo ha raccontato siamo rimasti di sasso", spalanca gli occhi la nonna di un compagno di classe. E' appena uscita dai colloqui nella scuola di via Monte Cervino con il nipote per mano, sorridente e sveglio. E' ancora un bambino, ma già sembra un ragazzo: "Non siamo mica stati zitti, sa. Quando il maestro Mauro è uscito un attimo dalla classe, un compagno ha girato il suo banco e ha detto: se deve guardare la finestra lui, la devo guardare anche io. Ma il maestro lo ha sgridato: tu di chi sei figlio? Di un militare? Io fossi tuo padre mi vergognerei". Anche una bambina ha provato a ribellarsi: "E' andata dal nostro compagno nigeriano per rimettere dritto il suo banco dicendogli che lui era uguale a tutti noi, e alla fine è andata a dire tutto a una maestra".
E lei, la maestra? "Ha detto che ci avrebbe parlato, anche se immaginava la risposta: mi dirà che era solo uno scherzo e che avevamo capito male", continua il bambino. Appena usciti da scuola, tutti corrono in processione a raccontare ai genitori la follia di quella segregazione razziale, di quel dito puntato sul nero della pelle di un bimbo perfettamente integrato: "Non potevamo credere - dice la nonna - che fosse andata proprio così, glielo abbiamo fatto ripetere più volte. Ma davvero il maestro ha detto quelle frasi? Davvero lo ha fatto girare verso il fondo della classe?". Sono tutti uguali, i racconti dei bambini: un unico, corrosivo copione. Su WhatsApp, la chat dei genitori si anima di decine di messaggi allarmati, indignati, perplessi: "E ora cosa facciamo?".
Era sabato, papà e mamme iniziano a indagare sul maestro Mauro Bocci, sulle classi in cui insegna quel supplente. E spunta una sopresa: lo stesso trattamento, raccontano i bambini, lo aveva riservato anche alla sorella del bambino nigeriano, che frequenta la quarta nella stessa scuola. Anche verso di lei il maestro Mauro, assunto con un contratto a termine che scadrà a giugno, ha puntato il dito marchiandola e offendendola: "Quanto è brutta questa bambina! Siete d'accordo? Forza, bambini, alzate la mano se non la trovate brutta anche voi". Niente giravolta del banco, però, stavolta il maestro ne ha pensata un'altra: "Ora facciamo un compito. Voi bambini avete 50' di tempo, ma tu sei brutta e ne hai solo venti".
"I due bambini vittime - racconta un genitore - non hanno detto nulla perché il papà aveva insegnato loro a non offendersi, se qualcuno li avesse trattati male. Sono gli altri che si sono ribellati". Due giorni dopo, lunedì 11, i genitori vanno a parlare con la preside, informandola. Poi vanno dritti nell'ufficio di un avvocato. L'anziana dirigente scolastica, Ortenzia Marconi, convoca il maestro che - consigliato da un legale - si giustifica così: "Era solo un esperimento sociale ispirato ad altri visti sui social", dice.
Insomma, voleva mostrare ai bambini come sia brutto subire un atto di razzismo. Sulla sua pagina Facebook, due post parlano del dramma della Shoah: Bocci li ha pubblicati il 17 febbraio, a distanza di un minuto uno dall'altro: una sensibilità antirazzista sbocciata tardivamente mentre covava la furia dei genitori, e risalendo la sua bacheca non ci sono altri esempi confortanti ma una serie di stupidaggini e volgarità di segno inverso: il dito è puntato sui migranti, sui neri.
Se era un esperimento, il maestro Bocci ha dimenticato di avvisare genitori e preside. Ieri a Porta a Porta ha detto di avere avvertito per tempo i bambini: "Balle", dice un genitore. Attoniti per una spiegazione che arrampica cotromano, papà e mamme hanno atteso inutilmente che vennisse sospeso. La corda tesa si è spezzata mercoledì: un papà pubblica su Facebook quello che i bambini ribadiscono da giorni. Il sindaco commenta, un giornalista locale riprende e il responsabile nazionale di Sinistra Italiana, il folignate Nicola Fratoianni, intercetta e denuncia. E la sinistra locale prepara una manifestazione antirazzista.
Ieri la dirigente scolastica ha avvertito il provveditorato: "Ho informato il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, ritengo molto grave quello che è emerso", dice con molto ritardo. Il Miur annuncia che il maestro "sarà sospeso in via cautelare". E la procura di Spoleto ordina un'indagine alla polizia.