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Licata licenzia il paladino anti abusi

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L’ingegnere del Comune: “Non mi arrendo”. In due anni ha fatto demolire 170 villette
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LICATA - In un Comune dove il portavoce del Comitato contro le demolizioni diventa consigliere politico del sindaco non poteva andare diversamente. Spentisi i riflettori, la politica che strizza l'occhio agli abusivi ha consumato la sua vendetta ed è riuscita a far fuori il "nemico", l'uomo che in due anni e mezzo ha liberato chilometri di costa mandando le ruspe ad abbattere ville e seconde case costruite selvaggiamente in spregio di ogni regola, a meno di 150 metri dal mare e non sanabili, sulle meravigliose dune di sabbia del litorale agrigentino.


Da ieri l'ingegnere Vincenzo Ortega, capo dell'ufficio tecnico del Comune di Licata, è virtualmente a casa. Virtualmente perché, per carattere e per coerenza con la battaglia solitaria che ha portato avanti, non ha nessuna intenzione di preparare gli scatoloni fino a quando non passeranno i 30 giorni dall'affissione all…
LICATA - In un Comune dove il portavoce del Comitato contro le demolizioni diventa consigliere politico del sindaco non poteva andare diversamente. Spentisi i riflettori, la politica che strizza l'occhio agli abusivi ha consumato la sua vendetta ed è riuscita a far fuori il "nemico", l'uomo che in due anni e mezzo ha liberato chilometri di costa mandando le ruspe ad abbattere ville e seconde case costruite selvaggiamente in spregio di ogni regola, a meno di 150 metri dal mare e non sanabili, sulle meravigliose dune di sabbia del litorale agrigentino.


Da ieri l'ingegnere Vincenzo Ortega, capo dell'ufficio tecnico del Comune di Licata, è virtualmente a casa. Virtualmente perché, per carattere e per coerenza con la battaglia solitaria che ha portato avanti, non ha nessuna intenzione di preparare gli scatoloni fino a quando non passeranno i 30 giorni dall'affissione all'albo pretorio della delibera approvata a larga maggioranza la notte scorsa dal Consiglio comunale e che sancisce di fatto il suo licenziamento. Una delibera che modifica lo Statuto eliminando, per motivi economici, le qualifiche dirigenziali nell'amministrazione comunale. Solo che al Comune di Licata, 37.000 abitanti, l'unico dirigente è lui e non saranno certo i 150.000 euro di risparmio del suo stipendio per due anni che salveranno il Comune dal dissesto.


Amareggiato e sconfitto Vincenzo Ortega continua la sua battaglia: "Starò qui fino all'ultimo giorno, fino a quando non mi butteranno fisicamente fuori. È mortificante per un servitore dello Stato come me, che ha messo a rischio la propria vita e quella della sua famiglia, constatare che hanno vinto gli interessi di quella politica che va a braccetto con gli abusivi e che direttamente o indirettamente è coinvolta nelle demolizioni".


L'ingegnere Ortega scorre la lunghissima lista delle case abusive già demolite ( 170 in due anni e mezzo, un record assoluto in Italia) e di quelle ancora da demolire con sentenze definitive del tribunale che, come accade in Sicilia e non solo, nessuno fa poi eseguire. E conta i nomi di almeno due assessori della giunta in carica ( liste civiche di orientamento centrodestra) e di consiglieri comunali che hanno familiari titolari di immobili da buttare giù. Il sindaco Pino Galante, subentrato a giugno ad Angelo Cambiano ( silurato con una mozione di sfiducia per la sua azione contro gli abusivi), non ha perso tempo a far capire da che parte sta. E ha nominato come consigliere politico quel Gianluca Mantia, portavoce del Comitato contro le demolizioni, finito in carcere un paio di anni fa in una delle tante manifestazioni di resistenza degli abusivi pronti a tutto pur di fermare le ruspe.


Stavolta invece pronto a "resistere" è Ortega che adesso andrà a casa, in mobilità, con l'80 per cento dello stipendio per due anni e poi ( se nel frattempo non troverà un'altra amministrazione che lo vuole) verrà licenziato. "Ma chi vuole che si prenda uno come me, uno che ha dimostrato di non guardare in faccia nessuno? - dice sconfortato - Io certamente non mi arrendo. Mi consulterò con i miei avvocati e farò ricorso al Tar o al giudice del lavoro contro una delibera che ritengo immotivata. Chi ha deciso di liberarsi di me non ha avuto neanche il coraggio di assumersi le proprie responsabilità.


È di tutta evidenza che il costo del mio stipendio è risibile rispetto al bilancio comunale. Per non parlare poi di quel passaggio in cui si asserisce che l'organizzazione del Comune sarà più efficiente affidata a funzionari di categoria inferiore. Un nonsenso". Chissà, forse tra qualche tempo gli toglieranno anche la scorta, assegnata dopo che gli hanno bruciato l'auto, mandato proiettili e lettere minatorie. "Nonostante sia finita così, non c'è niente che non rifarei. Ma allo Stato, alle istituzioni che mi avevano garantito sostegno, dico che se questo è il destino di gente come me, quello che è successo a Licata è un brutto segnale per tutto il Paese".