Il giorno dopo, Torino ricorda della signora Agnelli soprattutto la discrezione, quel suo restare un passo indietro. In una parola l'understatement che per molti decenni è stata la cifra stessa dei torinesi. Così la principessa fiorentina di origine napoletana ha saputo interpretare l'animo di una città da cui aveva deciso di farsi adottare. Di lei molti ricordano soprattutto i bigliettini. Scritti a mano, poche parole per farsi sentire senza esagerare. Storie di un altro mondo, dove si comunicava per lettera, in modo discreto, altro che social: "Mi mandò un biglietto molto affettuoso quando in consiglio comunale ricordammo la figura di Giovanni Agnelli a dieci anni dalla scomparsa", racconta Piero Fassino, per cinque anni sindaco della città. Tilli Romero, ex presidente del Torino, per molti anni portavoce dell'Avvocato, ricorda "il bigliettino di ringraziamento per una prefazione che avevo scritto a un suo libro sui giardini".
Addio a Marella, protagonista di un'epoca che non c'è più
Marella Caracciolo è morta a Torino. Era nata a Firenze il 4 maggio 1927. Il padre, Filippo Caracciolo Principe di Castagneto, scrittore saggista e diplomatico, alla fine della seconda Guerra Mondiale ebbe l’incarico di sottosegretario di governo e successivamente ricoprì la carica di Segretario Generale del Consiglio d’Europa; la madre, Margaret Clarke, nacque nell’Illinois. Dopo aver seguito gli studi superiori e conseguito il diploma in Svizzera, Marella Agnelli ha frequentato l’Académie des Beaux-Arts e quindi l’Académie Julian di Parigi.
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Ha iniziato in seguito la sua attività di fotografa a New York quale assistente di Erwin Blumenfeld. Rientrata in Italia, collabora come redattrice e fotografa per la Condé Nast. L’anno seguente, nel 1953, a Strasburgo sposa Giovanni Agnelli. Due figli: Edoardo e Margherita. Nel 1973, su richiesta della famosa fabbrica di tessuti in Svizzera Abraham Zumsteg, ha realizzato una serie di disegni per tessuti d’arredamento. Ad essa sono seguite le collezioni in Italia per la Ditta Ratti di Como, in Francia per gli Stabilimenti Steiner, negli Stati Uniti per la Martex e numerose collezioni per la Marshall Field’s.Continua la sua attività di disegnatrice per la Ditta Ratti di Como.
Nel 1977 ha ottenuto negli Stati Uniti l’Oscar del disegno con il premio "Product Design Award of the Resources Council Inc.". Ha comunque sempre continuato a fotografare, collaborando con la Condé Nast ed altre riviste. Nel 1987 ha pubblicato il best-seller "Giardini italiani", nel 1995 "Il Giardino di Ninfa", nel 1998 "Giardino segreto", nel 2007 "Ninfa ieri e oggi". Successivamente nel 2014 "Ho coltivato il mio giardino" e nel 2015 "La Signora Gocà".
Presidente onorario della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli a Torino, è stata membro dell’International Board of Trustees del Salk Institute di San Diego (California) e dell’International Council of the Museum of Modern Art di New York. È stata inoltre vicepresidente del Consiglio di Palazzo Grassi a Venezia, nonché presidente del Fai di Milano e dell’Associazione degli Amici Torinesi dell’Arte Contemporanea di Torino. È stata vicepresidente della Commissione Nazionale dei Collegi del Mondo Unito. Nell’ottobre 2000 è stata insignita del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Che cosa rimane di questa presenza discreta e quale significato attribuisce la città alla sua scomparsa? Non si vedono in queste ore le folle in fila di fronte alla camera ardente, come accadde nel 2003 quando morì l'Avvocato. Per Marella Agnelli anzi non c'è stata camera ardente a Torino. Ci sarà però, oggi pomeriggio, l'omaggio degli abitanti di Villar Perosa alla cappella di famiglia del cimitero del paese, alle 13, terminato il funerale. "Discretamente ha sempre aiutato chi aveva bisogno in paese", ricorda monsignor Pier Giorgio Debernardi, per vent'anni vescovo di Pinerolo.
Quello che a Villar, nel paese di montagna dove era nato il fondatore della Fiat, era aiuto ai poveri, a Torino diventava charity. Nei necrologi pubblicati oggi dai giornali, come sempre mappa sociale di Torino, l'invito è a donare "all'associazione Mamre", fondata da Francesca Vallarino Gancia e suor Giuliana Galli per aiutare gli immigrati. E alla Fondazione per la ricerca sul cancro presieduta dalla cugina Allegra Caracciolo.
L'unico punto di contatto tra le due vite della signora Agnelli, quella fuori Torino e quella in città, è la targa che ne ricorda il nome all'ingresso della Pinacoteca del Lingotto. Unica presenza pubblica di Marella in città, la raccolta è la sintesi del suo amore per l'arte e delle sue frequentazioni oltralpe. "Marella ha sempre avuto un talento per coltivare amicizie ed idee fuori dalla norma", ricorda Nicola Caracciolo. "A New York e a Washington frequentava i democratici, la famiglia Kennedy soprattutto. A Roma aveva amici letterati, come Moravia, frequentava pittori maledetti come Mario Schifano". E a Torino? "A Torino promuoveva la vita delle gallerie d'arte, dei musei, dell'arte contemporanea". "Fu lei - ricorda Ludovico Passerin d'Entreves - a lanciare con il critico Luigi Carlucco la rassegna 'Le muse inquietanti'", ispirata a un celebre quadro di De Chirico. "Il suo principale contributo alla città è stata certamente la donazione della Pinacoteca del Lingotto", riconosce Sergio Chiamparino.
È indubbio che con la scomparsa di Marella Agnelli si chiude forse definitivamente il Novecento torinese. Da tempo della città-fabbrica, di quella che Nicola Caracciolo definisce "la Torino monarchica della Fiat", rimane poco. Quel che pare immutabile è probabilmente il rito dell'addio. La scelta di dividere il momento privato dei funerali da quello pubblico della messa di trigesima, l'incontro della famiglia con la città. Era successo così con il funerale di Giovannino, il figlio di Umberto. È accaduto con quello di Edoardo, il figlio di Marella che si tolse la vita nel novembre del 2000. Accadrà così anche per la Signora. Il 23 marzo la messa sarà nel Santuario più amato dalla famiglia, alla Consolata, luogo intimo e riservato dove tutte le mattine, fin dalle 6, i torinesi vanno a pregare per il futuro loro. E, in fondo, di tutta la città.