Cinque euro a fumata: l’assalto alle scuole dei pusher dell’eroina
Maria Novella De Luca , di MARIA NOVELLA DE LUCANel mirino anche ragazzini delle medie, allarme di genitori e presidi. La Polizia: città invase da sostanze a costo bassissimo e di pessima qualità
Adesso nel mirino ci sono loro, i ragazzini delle scuole medie, dodici, tredici anni, poco più che bambini. Hanno in tasca paghette di cinque, dieci euro, quanto basta per comprare un panino di McDonald's, quanto basta, però, anche per due spinelli di erba sintetica, un paio di pasticche di ecstasy, un francobollo di Lsd. O peggio. Una pallina di eroina da fumare.
Droga, è baby boom. "Quando quell'ispettore mi ha raccontato cosa accade davanti alla scuola di mio figlio, tredici anni, ho sentito il gelo nel sangue. Ai ragazzini che comprano hashish, gli spacciatori, dopo un po', cominciano a regalare palline di eroina. Per iniziarli alla dipendenza. E renderli "clienti", cioè tossici a nemmeno quattordici anni". È il racconto, drammatico, della mamma di un adolescente di una scuola secondaria inferiore del centro di Roma, un contesto tutt'altro che degradato o marginale.
"Un fiume di sostanze a bassissimo cost…
Droga, è baby boom. "Quando quell'ispettore mi ha raccontato cosa accade davanti alla scuola di mio figlio, tredici anni, ho sentito il gelo nel sangue. Ai ragazzini che comprano hashish, gli spacciatori, dopo un po', cominciano a regalare palline di eroina. Per iniziarli alla dipendenza. E renderli "clienti", cioè tossici a nemmeno quattordici anni". È il racconto, drammatico, della mamma di un adolescente di una scuola secondaria inferiore del centro di Roma, un contesto tutt'altro che degradato o marginale.
"Un fiume di sostanze a bassissimo cost…
Adesso nel mirino ci sono loro, i ragazzini delle scuole medie, dodici, tredici anni, poco più che bambini. Hanno in tasca paghette di cinque, dieci euro, quanto basta per comprare un panino di McDonald's, quanto basta, però, anche per due spinelli di erba sintetica, un paio di pasticche di ecstasy, un francobollo di Lsd. O peggio. Una pallina di eroina da fumare.
Droga, è baby boom. "Quando quell'ispettore mi ha raccontato cosa accade davanti alla scuola di mio figlio, tredici anni, ho sentito il gelo nel sangue. Ai ragazzini che comprano hashish, gli spacciatori, dopo un po', cominciano a regalare palline di eroina. Per iniziarli alla dipendenza. E renderli "clienti", cioè tossici a nemmeno quattordici anni". È il racconto, drammatico, della mamma di un adolescente di una scuola secondaria inferiore del centro di Roma, un contesto tutt'altro che degradato o marginale.
"Un fiume di sostanze a bassissimo costo e di pessima qualità ha invaso il mercato, per conquistare il target dei più piccoli", conferma con voce grave Andrea Olivadesi, vice questore aggiunto della Polizia, una lunga esperienza all'antidroga. "Un business gestito in gran parte dai clan nigeriani, uno spaccio al minuto di microdosi alla portata delle tasche degli adolescenti. Ma il dato più allarmante, come abbiamo visto dai sequestri tra i pusher davanti alle scuole, è la varietà di droghe. Gli spacciatori propongono ai ragazzini qualunque cosa: erba sintetica, hashish, ma anche pasticche o eroina da fumare". Minori in cura nei Serd (servizi per le dipendenze) raddoppiati negli ultimi cinque anni, così come quelli i cui genitori tornano a bussare alle porte delle comunità di recupero. "Il nostro utente più giovane ha 14 anni - spiegano a San Patrignano - vuol dire che il primo approccio con le droghe è avvenuto incredibilmente presto. Ma ormai da alcuni anni i nostri due centri per minori sono sempre pieni. E il numero delle ragazze è pari a quello dei maschi".
Le segnalazioni si moltiplicano. A Bari, ad esempio, su 500 tossicodipendenti in cura al Serd, 50 hanno tra i 15 e i 25 anni. Macabro il racconto degli utenti in disintossicazione: "Con meno di dieci euro i giovanissimi comprano Cobret, cioè scarti di eroina. E in alcune zone della città si trovano le siringhe "sospese", lasciate a disposizione di altri eroinomani". Davanti a due licei milanesi sono stati arrestati pusher che spacciavano pasticche di ossicodone, uno degli oppiacei più potenti al mondo. Nelle scuole è allarme rosso. Sequestri, cani antidroga, denunce. A Palermo bastano 10 euro per una micidiale dose di crack, gli acquirenti sono ragazzini di 13 anni. Come per l'eroina, il fatto che "il crack si fumi lo fa percepire ai ragazzi come meno pericoloso", avverte Giampaolo Spinnato, del Sert2 di Palermo.
Molti dirigenti scolastici ammettono: "Siamo accerchiati, abbiamo bisogno di aiuto". Rosa Maria Lauricella è l'appassionata preside dell'istituto "Giovan Battista Valente", periferia Est di Roma. "Già in terza media fanno uso di sostanze di ogni tipo. Una mia allieva mi ha confessato: prof, mi aiuti, quando fumo quelle canne poi devo uscire e fare del male a qualcuno. Abbiamo il dovere di aiutare i nostri ragazzi, non possiamo lasciare che la droga vinca".
Intervista. Vita da baby tossicodipendente
Dalla nostra inviata
RIMINI - "Quando ho avuto la prima astinenza mi hanno ricoverato in Pediatria. Ero così piccola che non sapevano dove mettermi. Avevo i crampi, mi torcevo, mio padre piangeva accanto a me, ma sulle pareti c'era Topolino. Guardavo quel poster, come fosse il simbolo di tutte le cose buone che avevo perduto". Laura ha 17 anni, i capelli biondi, stupendi occhi azzurri. Ha iniziato a drogarsi quando faceva, soltanto, la seconda media. Una bambina. Quasi.
L'aria è mite tra i giardini e i campi coltivati della Comunità di San Patrigano sulle colline di Rimini. Laura (nome di fantasia) è nella sala da pranzo del centro minori. Una casa dalle pareti chiare, dove sedici adolescenti lottano contro la tossicodipendenza.
Laura, perché hai cominciato?
"Forse perché ero troppo brava ma troppo sola? Forse perché mia madre beveva? La verità è che a 12 anni ero in una scuola dove mi sentivo a disagio".
Racconta.
"A Bolzano abitavamo in un quartiere periferico. Le elementari le avevo frequentate lì, ma alle medie, visto il mio profitto, mio padre aveva deciso spostarmi in una scuola migliore, in un ambiente, diceva lui, più scelto".
E non ti sei sentita accettata?
"No. Ero la prima della classe, ma nessuno cercava la mia amicizia. Così sono entrata in un giro diverso. Nel mio nuovo gruppo a 12 anni giravano le canne".
Com'è la tua famiglia?
"Vuoi dire com'era, visto che adesso, dopo aver visto prima la mia rovina, poi la mia rinascita grazie a San Patrigano, anche loro sono cambiati".
Una famiglia difficile?
"Economicamente siamo sempre stati bene, ma dopo la nascita del mio fratellino, mia madre ha avuto una depressione e ha inziato a bere".
La vedevi ubriaca?
"Tornavo a casa e la trovavo addormentata, per terra, accanto al tetrapack del vino. Mio padre cercava di occuparsi di tutto, ma i litigi erano continui. Il matrimonio è franato".
Chi badava a te?
"Nessuno. Andavo bene a scuola, mia madre era ubriaca e mio padre non chiedeva altro. Ero bravissima a pallavolo, ma i miei genitori mon sono mai venuti a vedere una partita".
Quindi la tua famiglia erano gli amici con cui fumavi?
"Ci sballavamo insieme, dire amici è troppo. In quei giri basta avere un po' di fumo e sei al centro dell'attenzione. Per questo i ragazzini fumano. Robaccia. Erba sintetica, hashish tagliato. Cose che prendono il cervello, ne vuoi sempre di più".
Fumavi anche da sola?
"Sì, in continuazione. Mio padre era andato via di casa, mia madre si era fidanzata con un tipo che si faceva le canne anche lui".
Intanto avevi finito la scuola media.
"Con il massimo dei voti".
E tuo padre?
"Non mi parlava, perché mi ero ubriacata insieme a un ragazzo ed ero stata ricoverata in ospedale".
Ora vai al liceo.
"Il linguistico, la mia passione. Parlo inglese, francese e tedesco. Mia madre è assente, mio padre lontano. Nessuno mi chiede mai "come stai, Laura". Andavo bene a scuola e questo bastava. Facevo quello che volevo. Una sera, a casa di un'amica, due ragazzi mi fanno provare la cocaina. Mi piace. Mi sentivo importante. Invece avrei voluto delle regole".
Se qualcuno che ti chiedesse cosa facevi e dove andavi?
"Sì, dei genitori-genitori. Avrei voluto una madre che mi dicesse che la droga è uno schifo e un padre davvero interessato a me".
C'erano periodi in cui non prendevi droghe?
"No. Avevo sempre bisogno di qualcosa per sentirmi bene. E poi mi innamoro di un ragazzo marocchino".
Si drogava?
"Usava eroina. L'ho voluta provare anch'io".
Perché?
"Per curiosità, per amore. Perché quando entri in un girone tossico vuoi sempre di più. Tutto è facile da trovare, costa niente. Ho iniziato a fumare eroina tutti i giorni. Sono diventata una tossica".
Com'era la tua giornata?
"Mi alzavo e fumavo eroina prima di andare a scuola. Uscivo e andavo al parchetto a cercare una dose. Poi stavo tutto il pomeriggio buttata su una panchina. Con il mio ragazzo e i suoi amici. Tutti fatti. Sempre. Uno di loro è morto, gli altri sono in carcere. Rubavo in casa, non mi lavavo più, puzzavo, a scuola tremavo, mi addormentavo. Eppure, stranamente, nessuno ha avvertito la mia famiglia".
Pensavi di essere felice?
"Non pensavo".
Poi ti hanno scoperta.
"Mia madre si è accorta che svuotavo il suo bancomat. Mi hanno imposto la disintossicazione. Avevo 14 anni e per fare l'astinenza mi hanno ricoverato in pediatria. Poi la prima comunità. Da cui però scappavo in continuazione".
Quando sei arrivata a San Patrignano?
"Un anno e nove mesi fa. Il mio percorso è ancora lungo. All'inizio volevo scappare, le regole sono dure. Ma guardato dentro il mio cuore. Ho lottato con tutte le mie forze contro la dipendenza. Ho ritrovato i miei sogni, una comunità che si è presa cura di me. Ce la farò, lo so".
Cosa diresti ai tuoi coetanei che sperimentano le droghe?
"Non lo fate. Avete tutto da perdere".
Droga, è baby boom. "Quando quell'ispettore mi ha raccontato cosa accade davanti alla scuola di mio figlio, tredici anni, ho sentito il gelo nel sangue. Ai ragazzini che comprano hashish, gli spacciatori, dopo un po', cominciano a regalare palline di eroina. Per iniziarli alla dipendenza. E renderli "clienti", cioè tossici a nemmeno quattordici anni". È il racconto, drammatico, della mamma di un adolescente di una scuola secondaria inferiore del centro di Roma, un contesto tutt'altro che degradato o marginale.
"Un fiume di sostanze a bassissimo costo e di pessima qualità ha invaso il mercato, per conquistare il target dei più piccoli", conferma con voce grave Andrea Olivadesi, vice questore aggiunto della Polizia, una lunga esperienza all'antidroga. "Un business gestito in gran parte dai clan nigeriani, uno spaccio al minuto di microdosi alla portata delle tasche degli adolescenti. Ma il dato più allarmante, come abbiamo visto dai sequestri tra i pusher davanti alle scuole, è la varietà di droghe. Gli spacciatori propongono ai ragazzini qualunque cosa: erba sintetica, hashish, ma anche pasticche o eroina da fumare". Minori in cura nei Serd (servizi per le dipendenze) raddoppiati negli ultimi cinque anni, così come quelli i cui genitori tornano a bussare alle porte delle comunità di recupero. "Il nostro utente più giovane ha 14 anni - spiegano a San Patrignano - vuol dire che il primo approccio con le droghe è avvenuto incredibilmente presto. Ma ormai da alcuni anni i nostri due centri per minori sono sempre pieni. E il numero delle ragazze è pari a quello dei maschi".
Le segnalazioni si moltiplicano. A Bari, ad esempio, su 500 tossicodipendenti in cura al Serd, 50 hanno tra i 15 e i 25 anni. Macabro il racconto degli utenti in disintossicazione: "Con meno di dieci euro i giovanissimi comprano Cobret, cioè scarti di eroina. E in alcune zone della città si trovano le siringhe "sospese", lasciate a disposizione di altri eroinomani". Davanti a due licei milanesi sono stati arrestati pusher che spacciavano pasticche di ossicodone, uno degli oppiacei più potenti al mondo. Nelle scuole è allarme rosso. Sequestri, cani antidroga, denunce. A Palermo bastano 10 euro per una micidiale dose di crack, gli acquirenti sono ragazzini di 13 anni. Come per l'eroina, il fatto che "il crack si fumi lo fa percepire ai ragazzi come meno pericoloso", avverte Giampaolo Spinnato, del Sert2 di Palermo.
Molti dirigenti scolastici ammettono: "Siamo accerchiati, abbiamo bisogno di aiuto". Rosa Maria Lauricella è l'appassionata preside dell'istituto "Giovan Battista Valente", periferia Est di Roma. "Già in terza media fanno uso di sostanze di ogni tipo. Una mia allieva mi ha confessato: prof, mi aiuti, quando fumo quelle canne poi devo uscire e fare del male a qualcuno. Abbiamo il dovere di aiutare i nostri ragazzi, non possiamo lasciare che la droga vinca".
"Io, in astinenza a pediatria
davanti ai poster di Topolino"
Intervista. Vita da baby tossicodipendente
Laura, 17 anni, vive a San Patrignano: da due ha smesso di drogarsi
"Mi sentivo sola, così ho cominciato a sballarmi. E ho provato tutto"
Dalla nostra inviataRIMINI - "Quando ho avuto la prima astinenza mi hanno ricoverato in Pediatria. Ero così piccola che non sapevano dove mettermi. Avevo i crampi, mi torcevo, mio padre piangeva accanto a me, ma sulle pareti c'era Topolino. Guardavo quel poster, come fosse il simbolo di tutte le cose buone che avevo perduto". Laura ha 17 anni, i capelli biondi, stupendi occhi azzurri. Ha iniziato a drogarsi quando faceva, soltanto, la seconda media. Una bambina. Quasi.
L'aria è mite tra i giardini e i campi coltivati della Comunità di San Patrigano sulle colline di Rimini. Laura (nome di fantasia) è nella sala da pranzo del centro minori. Una casa dalle pareti chiare, dove sedici adolescenti lottano contro la tossicodipendenza.
Laura, perché hai cominciato?
"Forse perché ero troppo brava ma troppo sola? Forse perché mia madre beveva? La verità è che a 12 anni ero in una scuola dove mi sentivo a disagio".
Racconta.
"A Bolzano abitavamo in un quartiere periferico. Le elementari le avevo frequentate lì, ma alle medie, visto il mio profitto, mio padre aveva deciso spostarmi in una scuola migliore, in un ambiente, diceva lui, più scelto".
E non ti sei sentita accettata?
"No. Ero la prima della classe, ma nessuno cercava la mia amicizia. Così sono entrata in un giro diverso. Nel mio nuovo gruppo a 12 anni giravano le canne".
Com'è la tua famiglia?
"Vuoi dire com'era, visto che adesso, dopo aver visto prima la mia rovina, poi la mia rinascita grazie a San Patrigano, anche loro sono cambiati".
Una famiglia difficile?
"Economicamente siamo sempre stati bene, ma dopo la nascita del mio fratellino, mia madre ha avuto una depressione e ha inziato a bere".
La vedevi ubriaca?
"Tornavo a casa e la trovavo addormentata, per terra, accanto al tetrapack del vino. Mio padre cercava di occuparsi di tutto, ma i litigi erano continui. Il matrimonio è franato".
Chi badava a te?
"Nessuno. Andavo bene a scuola, mia madre era ubriaca e mio padre non chiedeva altro. Ero bravissima a pallavolo, ma i miei genitori mon sono mai venuti a vedere una partita".
Quindi la tua famiglia erano gli amici con cui fumavi?
"Ci sballavamo insieme, dire amici è troppo. In quei giri basta avere un po' di fumo e sei al centro dell'attenzione. Per questo i ragazzini fumano. Robaccia. Erba sintetica, hashish tagliato. Cose che prendono il cervello, ne vuoi sempre di più".
Fumavi anche da sola?
"Sì, in continuazione. Mio padre era andato via di casa, mia madre si era fidanzata con un tipo che si faceva le canne anche lui".
Intanto avevi finito la scuola media.
"Con il massimo dei voti".
E tuo padre?
"Non mi parlava, perché mi ero ubriacata insieme a un ragazzo ed ero stata ricoverata in ospedale".
Ora vai al liceo.
"Il linguistico, la mia passione. Parlo inglese, francese e tedesco. Mia madre è assente, mio padre lontano. Nessuno mi chiede mai "come stai, Laura". Andavo bene a scuola e questo bastava. Facevo quello che volevo. Una sera, a casa di un'amica, due ragazzi mi fanno provare la cocaina. Mi piace. Mi sentivo importante. Invece avrei voluto delle regole".
Se qualcuno che ti chiedesse cosa facevi e dove andavi?
"Sì, dei genitori-genitori. Avrei voluto una madre che mi dicesse che la droga è uno schifo e un padre davvero interessato a me".
C'erano periodi in cui non prendevi droghe?
"No. Avevo sempre bisogno di qualcosa per sentirmi bene. E poi mi innamoro di un ragazzo marocchino".
Si drogava?
"Usava eroina. L'ho voluta provare anch'io".
Perché?
"Per curiosità, per amore. Perché quando entri in un girone tossico vuoi sempre di più. Tutto è facile da trovare, costa niente. Ho iniziato a fumare eroina tutti i giorni. Sono diventata una tossica".
Com'era la tua giornata?
"Mi alzavo e fumavo eroina prima di andare a scuola. Uscivo e andavo al parchetto a cercare una dose. Poi stavo tutto il pomeriggio buttata su una panchina. Con il mio ragazzo e i suoi amici. Tutti fatti. Sempre. Uno di loro è morto, gli altri sono in carcere. Rubavo in casa, non mi lavavo più, puzzavo, a scuola tremavo, mi addormentavo. Eppure, stranamente, nessuno ha avvertito la mia famiglia".
Pensavi di essere felice?
"Non pensavo".
Poi ti hanno scoperta.
"Mia madre si è accorta che svuotavo il suo bancomat. Mi hanno imposto la disintossicazione. Avevo 14 anni e per fare l'astinenza mi hanno ricoverato in pediatria. Poi la prima comunità. Da cui però scappavo in continuazione".
Quando sei arrivata a San Patrignano?
"Un anno e nove mesi fa. Il mio percorso è ancora lungo. All'inizio volevo scappare, le regole sono dure. Ma guardato dentro il mio cuore. Ho lottato con tutte le mie forze contro la dipendenza. Ho ritrovato i miei sogni, una comunità che si è presa cura di me. Ce la farò, lo so".
Cosa diresti ai tuoi coetanei che sperimentano le droghe?
"Non lo fate. Avete tutto da perdere".