La preside: “Noi circondati dai pusher, ma i cani non salvano i ragazzi dalla droga”
Maria Novella De Luca
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di MARIA NOVELLA DE LUCA
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Alessandra Francucci guida il liceo Albert Sabin di Bologna e spiega l'allarme per la diffusione tra i giovanissimi: “Anni fa la canna era un rito collettivo. Oggi vedo molti studenti che fumano da soli per strada, prima di entrare in classe”
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ROMA - "Ci riguarda e siamo in prima linea. La droga nelle scuole è un problema enorme con cui ci misuriamo quotidianamente. Però non è vero che la guerra è persa, niente è perso quando ci si occupa di ragazzi". Alessandra Francucci ha 57 anni, da 12 è dirigente scolastica del liceo scientifico "Albert Sabin" di Bologna. Milletrecento studenti in un grande edificio poco lontano dalla stazione. Un immenso campionario di umanità.
Parla in modo concreto e per nulla ideologico Alessandra Francucci. La grande emergenza sulle droghe a cinque euro a dose, la nuova aggressione del narcotraffico che punta, addirittura, ai bambini, non la coglie di sorpresa. "Militarizzare le scuole contro lo spaccio? Non ci credo. L'unica cosa utile è un contatto capillare con i ragazzi, in particolare con quelli che sbagliano".
Nella sua scuola, però,…!-->!-->
ROMA - "Ci riguarda e siamo in prima linea. La droga nelle scuole è un problema enorme con cui ci misuriamo quotidianamente. Però non è vero che la guerra è persa, niente è perso quando ci si occupa di ragazzi". Alessandra Francucci ha 57 anni, da 12 è dirigente scolastica del liceo scientifico "Albert Sabin" di Bologna. Milletrecento studenti in un grande edificio poco lontano dalla stazione. Un immenso campionario di umanità.
Parla in modo concreto e per nulla ideologico Alessandra Francucci. La grande emergenza sulle droghe a cinque euro a dose, la nuova aggressione del narcotraffico che punta, addirittura, ai bambini, non la coglie di sorpresa. "Militarizzare le scuole contro lo spaccio? Non ci credo. L'unica cosa utile è un contatto capillare con i ragazzi, in particolare con quelli che sbagliano".
Nella sua scuola, però, avete fatto controlli anche con i cani antidroga.
"Sì, sono azioni preventive che vengono effettuate due volte l'anno". Servono?
"Hanno un effetto dissuasivo a breve termine. Nulla di più". Com'è la situazione nel suo liceo?
"Come in molte scuole c'è un gruppo di ragazzi che fuma hashish e marijuana. E anche noi siamo circondati dallo spaccio".
Vi sentite soli nel fronteggiare questo assalto?
"Abbiamo un contatto molto stretto con polizia e carabinieri. Se dobbiamo denunciare un pusher che gira attorno alla scuola, sappiamo come agire. Più difficile, invece, è l'azione con i ragazzi che non solo consumano, ma distribuiscono sostanze ai loro coetanei". È per questo che a volte i dirigenti scolastici non denunciano? Forse per proteggere il buon nome della scuola?
"Non credo che il motivo sia il timore della cattiva pubblicità. Noi abbiamo a cuore i ragazzi e anche la loro sicurezza. Abbiamo però a che fare con degli adolescenti. E ci vogliono fermezza, cautela, a volte anche il silenzio". Quindi come agite: campagne informative?
"Certo, ne facciamo diverse, anche se negli anni la loro efficacia è diminuita. In particolare, con questa generazione, il messaggio massificato degli adulti che scende dall'alto sembra non avere più efficacia. Addirittura può indurre curiosità verso le droghe". Dunque?
"Piccoli gruppi, con educatori molto formati, di un'età vicina agli studenti, che sappiano raccontare il fenomeno, senza indurre emulazione". Lei insegna da molti anni. Oggi nelle scuole è aumentato il consumo di sostanze?
"È cambiato soprattutto il modo di assumerle. Anni fa la canna era un rito collettivo. Oggi vedo molti ragazzi che fumano da soli. Per strada, prima di entrare in classe. Nascosti da qualche parte per festeggiare una verifica andata bene, o per consolarsi di un compito andato male". Parliamo dei ragazzi che sbagliano. Quelli che magari spacciano nei bagni, nei corridoi.
"Ce ne sono, inutile far finta di non vedere. Però non bisogna mai dimenticarsi che la scuola è un presidio sociale. E questa generazione è piena di fragilità. Vedo quotidianamente studenti con crisi di panico, di ansia, incapaci di accettare le proprie sconfitte". Nel senso che anche questi adolescenti vanno protetti?
"È naturale. Stanno sbagliando, ma sono giovani, in un'età difficile. Parliamo con loro, cerchiamo un rapporto con le famiglie. Se si crea questa alleanza con i genitori, quasi sempre è possibile recuperare i ragazzi. Se non basta applichiamo misure come la sospensione. Soltanto in casi estremi parte la segnalazione alle forze dell'ordine. Purtroppo poi le conseguenze sono imprevedibili. Molti abbandonano gli studi". Lei ha una grande fiducia nei ragazzi, professoressa Francucci.
"È vero. Ma è l'unico modo che conosco per fare il mio lavoro".