ROMA - La scritta "Ammazza al negar" davanti la casa del giovane senegalese adottato. La signora cinese insultata dal dipendente di un supermercato. I cori razzisti negli stadi. Nel nostro Paese cresce l'onda xenofoba. Lo dicono le cronache dei giornali, lo confermano i dati ufficiali. L'Unar registra i casi di discriminazione in Italia. L'ultima sua "fotografia" ufficiale risale al 2017. Repubblica è in grado di anticipare i dati del 2018. Ebbene? Le segnalazioni relative a discriminazioni di carattere etnico-razziale sono aumentate del 10%: trecento casi in più in un anno.
L'Unar è l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio. "La nostra struttura - chiarisce il direttore Luigi Manconi - riceve le denunce di vittime o testimoni di discriminazioni, dunque è un luogo di ricezione solo di quanti decidono di reagire e di rivolgersi a un'istituzione. Inoltre non siamo il 112, …
L'Unar è l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio. "La nostra struttura - chiarisce il direttore Luigi Manconi - riceve le denunce di vittime o testimoni di discriminazioni, dunque è un luogo di ricezione solo di quanti decidono di reagire e di rivolgersi a un'istituzione. Inoltre non siamo il 112, …
ROMA - La scritta "Ammazza al negar" davanti la casa del giovane senegalese adottato. La signora cinese insultata dal dipendente di un supermercato. I cori razzisti negli stadi. Nel nostro Paese cresce l'onda xenofoba. Lo dicono le cronache dei giornali, lo confermano i dati ufficiali. L'Unar registra i casi di discriminazione in Italia. L'ultima sua "fotografia" ufficiale risale al 2017. Repubblica è in grado di anticipare i dati del 2018. Ebbene? Le segnalazioni relative a discriminazioni di carattere etnico-razziale sono aumentate del 10%: trecento casi in più in un anno.
L'Unar è l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio. "La nostra struttura - chiarisce il direttore Luigi Manconi - riceve le denunce di vittime o testimoni di discriminazioni, dunque è un luogo di ricezione solo di quanti decidono di reagire e di rivolgersi a un'istituzione. Inoltre non siamo il 112, non siamo cioè un ufficio conosciuto da tutti". Insomma un osservatorio ufficiale, ma pur sempre parziale del fenomeno. L'ultima relazione pubblicata è quella relativa al 2017. Nel corso di quell'anno i casi lavorati dall'Ufficio sono stati complessivamente 3.909. Di questi, quelli che si sono rivelati effettivi casi di discriminazione sono stati 3.574.
A far la parte del leone le discriminazioni a base etnico-razziale: rappresentavano ben l'82,9% delle segnalazioni (nel 2016 erano il 69,4%). E nel 2018? I dati inediti confermano la tendenza: "Lo scorso anno - fanno sapere dall'Unar - i casi di discriminazione etnico-razziale sono aumentati del 10% rispetto al 2017". Sono stati cioè circa 3.260 in un anno, 9 al giorno.
"Questo 10% in più - ragiona Manconi - denuncia una tendenza alla crescita, ben più alta di quella che si registra negli altri casi di discriminazione (come l'orientamento sessuale, ndr). Non è un'esplosione perché le tendenze sociali si muovono attraverso percorsi spesso sotterranei e comunque di crescita progressiva. La svolta, per me, risale al naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013. L'Italia si accorse allora che era in corso una strage. Da quel momento è cresciuta da un lato una sorta di atteggiamento compassionevole, dall'altro si è alimentato un sentimento di ostilità verso gli stranieri, con spazi anche all'azione di gruppi razzisti. Ma la questione di fondo non è il razzismo, che c'è, cresce e diventa più aggressivo, anche perché non sufficientemente contrastato. Il vero problema nel nostro Paese è la xenofobia, la paura per lo straniero. E questa è assai più difficile da monitorare a suon di dati".
L'Unar è l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio. "La nostra struttura - chiarisce il direttore Luigi Manconi - riceve le denunce di vittime o testimoni di discriminazioni, dunque è un luogo di ricezione solo di quanti decidono di reagire e di rivolgersi a un'istituzione. Inoltre non siamo il 112, non siamo cioè un ufficio conosciuto da tutti". Insomma un osservatorio ufficiale, ma pur sempre parziale del fenomeno. L'ultima relazione pubblicata è quella relativa al 2017. Nel corso di quell'anno i casi lavorati dall'Ufficio sono stati complessivamente 3.909. Di questi, quelli che si sono rivelati effettivi casi di discriminazione sono stati 3.574.
A far la parte del leone le discriminazioni a base etnico-razziale: rappresentavano ben l'82,9% delle segnalazioni (nel 2016 erano il 69,4%). E nel 2018? I dati inediti confermano la tendenza: "Lo scorso anno - fanno sapere dall'Unar - i casi di discriminazione etnico-razziale sono aumentati del 10% rispetto al 2017". Sono stati cioè circa 3.260 in un anno, 9 al giorno.
"Questo 10% in più - ragiona Manconi - denuncia una tendenza alla crescita, ben più alta di quella che si registra negli altri casi di discriminazione (come l'orientamento sessuale, ndr). Non è un'esplosione perché le tendenze sociali si muovono attraverso percorsi spesso sotterranei e comunque di crescita progressiva. La svolta, per me, risale al naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013. L'Italia si accorse allora che era in corso una strage. Da quel momento è cresciuta da un lato una sorta di atteggiamento compassionevole, dall'altro si è alimentato un sentimento di ostilità verso gli stranieri, con spazi anche all'azione di gruppi razzisti. Ma la questione di fondo non è il razzismo, che c'è, cresce e diventa più aggressivo, anche perché non sufficientemente contrastato. Il vero problema nel nostro Paese è la xenofobia, la paura per lo straniero. E questa è assai più difficile da monitorare a suon di dati".