Un paladino in difesa dell'identità della Treccani
di GIULIANO AMATOTullio Gregory, morto a 90 anni, ha speso un'intera vita per l'Enciclopedia Italiana
Tullio Gregory è stato uno degli ultimi esponenti di quella grande cultura generalista, che aveva preceduto la stagione degli specialismi a testa bassa e della quale oggi, davanti ad una rinnovata e crescente domanda di interdisciplinarità, si sente un benvenuto e ritrovato bisogno. Certo si è che, con il suo orizzonte largo e con la sua ineguagliata capacità di scrutarlo in ogni suo angolo, Tullio era la figura ideale per la Treccani, l’istituto dei saperi enciclopedici. E con la Treccani ha infatti lavorato per quasi settant’anni, dandole tantissimo sino a diventarne il pilastro più pregiato e più importante. Quando io arrivai nel 2009, la stagione d’oro era finita per un istituto che aveva vissuto soprattutto di enciclopedia. Era iniziata la concorrenza della Rete, i ricavi si andavano riducendo e dovevamo adattare l’organizzazione interna e la produzione alla nuova realtà. Tullio soffriva moltissimo questa tr…
Tullio Gregory è stato uno degli ultimi esponenti di quella grande cultura generalista, che aveva preceduto la stagione degli specialismi a testa bassa e della quale oggi, davanti ad una rinnovata e crescente domanda di interdisciplinarità, si sente un benvenuto e ritrovato bisogno. Certo si è che, con il suo orizzonte largo e con la sua ineguagliata capacità di scrutarlo in ogni suo angolo, Tullio era la figura ideale per la Treccani, l’istituto dei saperi enciclopedici. E con la Treccani ha infatti lavorato per quasi settant’anni, dandole tantissimo sino a diventarne il pilastro più pregiato e più importante. Quando io arrivai nel 2009, la stagione d’oro era finita per un istituto che aveva vissuto soprattutto di enciclopedia. Era iniziata la concorrenza della Rete, i ricavi si andavano riducendo e dovevamo adattare l’organizzazione interna e la produzione alla nuova realtà. Tullio soffriva moltissimo questa transizione, temeva che portasse a un nostro decadimento culturale, nella qualità delle collaborazioni e nella qualità delle opere.
Ebbene, se ciò non è accaduto, lo si deve moltissimo a lui. Intanto perché ha continuato ad ideare opere che ci permettevano di essere fra i primi a spiegare il lessico (da questo lui partiva sempre) e i concetti del futuro. E poi perché continuava ad essere un catalizzatore di cultura e quindi di collaborazioni sempre fra le migliori. Erano e sono collaborazioni pagate con corrispettivi modesti, in realtà col prestigio Treccani. E il prestigio Treccani è stato lui che lo ha alimentato negli anni, anche curando le singole opere di cui era responsabile testo per testo e a volte parola per parola.
Lo ricordo quando la sera veniva da me a lamentarsi di riduzioni nelle redazioni o di progetti che non gli piacevano. Non erano incontri facili: lui mi scrutava, io cercavo di tranquillizzarlo, ma lui se ne andava sempre inquieto. Oggi penso che la sua perdurante inquietudine abbia tanto contribuito a evitare ciò che lui temeva. Lo ricordo poi a cena, maestro anche nei cibi e sempre, ormai, fuori di casa, perché a casa anche il tavolo di cucina era occupato dai libri. Lo ricordo nelle ultime settimane, quando lo vedevo nei dibattiti di Sala Igea, al piano terra dell’Istituto: sempre più trasparente, con i suoi occhi scuri sempre più profondi. E speravo di trovarcelo ancora.
– L’autore è stato presidente della Treccani dal 2009 al 2013
Ebbene, se ciò non è accaduto, lo si deve moltissimo a lui. Intanto perché ha continuato ad ideare opere che ci permettevano di essere fra i primi a spiegare il lessico (da questo lui partiva sempre) e i concetti del futuro. E poi perché continuava ad essere un catalizzatore di cultura e quindi di collaborazioni sempre fra le migliori. Erano e sono collaborazioni pagate con corrispettivi modesti, in realtà col prestigio Treccani. E il prestigio Treccani è stato lui che lo ha alimentato negli anni, anche curando le singole opere di cui era responsabile testo per testo e a volte parola per parola.
Lo ricordo quando la sera veniva da me a lamentarsi di riduzioni nelle redazioni o di progetti che non gli piacevano. Non erano incontri facili: lui mi scrutava, io cercavo di tranquillizzarlo, ma lui se ne andava sempre inquieto. Oggi penso che la sua perdurante inquietudine abbia tanto contribuito a evitare ciò che lui temeva. Lo ricordo poi a cena, maestro anche nei cibi e sempre, ormai, fuori di casa, perché a casa anche il tavolo di cucina era occupato dai libri. Lo ricordo nelle ultime settimane, quando lo vedevo nei dibattiti di Sala Igea, al piano terra dell’Istituto: sempre più trasparente, con i suoi occhi scuri sempre più profondi. E speravo di trovarcelo ancora.
– L’autore è stato presidente della Treccani dal 2009 al 2013