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Al centro il prof. Luigi Ambrosio durante la cerimonia di conferimento del Dottorato Honoris Causa alla École Normale Supérieure di Lione il 29 ottobre 2015. Hanno partecipato alcuni degli ex allievi del prof. Ambrosio: a partire da destra Camillo De Lellis (full professor all'Institute for Advanced Study di Princeton), Guido De Philippis (professore associato alla SISSA, il terzo), Alessio Figalli (ETH Zurigo, medaglia Fields 2018, il quinto). Terzo da sinistra, Nicola Gigli (ancora professore alla Sissa di Trieste) 

Pisa, Luigi Ambrosio: Comunità e tanta ricerca, così la mia Normale tornerà unita

Dopo le polemiche parla l’unico candidato alla direzione della Scuola d’eccellenza pisana
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Quella che Luigi Ambrosio tiene appesa in ufficio non è una foto qualunque. Il professore di Analisi matematica, unico candidato alla guida della Scuola Normale di Pisa dopo la bufera che ha portato alle dimissioni dell'ex direttore Vincenzo Barone, ha da sempre un rapporto speciale con gli allievi. Lo scatto, catturato durante il conferimento del dottorato honoris causa alla École Normale Supérieure di Lione nel 2015, ritrae lui al centro, sorridente. Alla sua sinistra Alessio Figalli, vincitore della medaglia Fields (il Nobel della matematica) nel 2018. Poi Guido de Philippis, professore associato alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste e, all'estremità, Camillo De Lellis, full professor all'Institute for Advanced Study di Princeton, lo stesso in cui ha insegnato Albert Einstein. Un "Pantheon" di geni che, per Ambrosio, ha il sapore del ritratto di famiglia.

Professore, ieri sono scaduti i termini per candi…
Quella che Luigi Ambrosio tiene appesa in ufficio non è una foto qualunque. Il professore di Analisi matematica, unico candidato alla guida della Scuola Normale di Pisa dopo la bufera che ha portato alle dimissioni dell'ex direttore Vincenzo Barone, ha da sempre un rapporto speciale con gli allievi. Lo scatto, catturato durante il conferimento del dottorato honoris causa alla École Normale Supérieure di Lione nel 2015, ritrae lui al centro, sorridente. Alla sua sinistra Alessio Figalli, vincitore della medaglia Fields (il Nobel della matematica) nel 2018. Poi Guido de Philippis, professore associato alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste e, all'estremità, Camillo De Lellis, full professor all'Institute for Advanced Study di Princeton, lo stesso in cui ha insegnato Albert Einstein. Un "Pantheon" di geni che, per Ambrosio, ha il sapore del ritratto di famiglia.

Professore, ieri sono scaduti i termini per candidarsi alla direzione della Normale e, oltre al suo, non è arrivato nessun altro nome. Se lo aspettava?
"Non ne ero certo, ma dopo quel che è successo negli ultimi mesi la Scuola ha voluto presentarsi unita. Molti colleghi e allievi mi hanno chiesto questo impegno. Non è stata una decisione semplice, ho meditato a lungo finché ho pensato che era per me arrivato il momento di restituire alla Scuola qualcosa di quello che mi aveva dato, in un momento in cui si trovava sotto attacco".

Si riferisce all'ipotesi di aprire una sede della Normale al Sud e alla decisione, del Senato accademico, di non appoggiare le scelte di Barone e presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti?
"È stato un periodo convulso, giorni in cui tutti siamo stati catapultati al centro delle polemiche. Durante la crisi abbiamo cercato il più possibile di mantenere il democratico dibattito all'interno e di non trasferire la sofferenza fuori dalle mura. Credo che questa ritrovata unità ci abbia dato la forza per guardare con fiducia al futuro".

L'idea della Normale al Sud, secondo lei, era sbagliata?
"I problemi non riguardavano tanto il progetto in sé, quanto i dettagli dell'operazione, i tempi e le modalità di condivisione. Da parte della nostra comunità accademica non è mai emersa una bocciatura a priori. L'intenzione non è mai stata quella di rivendicare una sorta di copyright su una Normale esclusivamente pisana".

Un ruolo importante nel naufragio della Normale Meridionale l'hanno avuto il sindaco di Pisa Michele Conti e il deputato Edoardo Ziello. Si è confrontato con loro?
"Non ho ancora incontrato il sindaco, ma se eletto certamente lo farò. La Scuola si trova dentro la città ed è importante costruire percorsi condivisi, come la valorizzazione di Piazza dei Cavalieri per iniziative culturali. Resta comunque fondamentale l'autonomia universitaria e chi decide il futuro della Normale dobbiamo essere noi, al di là del diritto che tutti hanno di esprimere le proprie opinioni".

Ingranaggio fondamentale di ogni ateneo sono gli allievi. Lei punta molto sulla didattica?
"Il rapporto con gli studenti è fondamentale. "Sento costantemente molti di loro e amo seguire questa regola: dopo che hanno conseguito la tesi di dottorato, arriva il momento di darci del tu. L'errore più banale che un professore può commettere è considerare gli ex allievi in una posizione di inferiorità. Il rapporto deve diventare gradualmente alla pari, è un po' come deve comportarsi un padre quando il figlio cresce".

"Figli" importanti ne ha avuti.
"Mi piace conservare una sorta di "snapshot", un ricordo particolare, per ognuno dei miei studenti. Di Alessio Figalli rammento i pranzi insieme a mensa e la sua faccia sorridente, sempre pronta a materializzarsi alla mia porta. Di Camillo De Lellis non potrò mai dimenticare l'espressione che fece quando gli affidai il primo problema di ricerca. Dopo un po' tornò, raggiante, nel mio ufficio, sventolando un foglio con la dimostrazione fatta. Da quella dimostrazione scaturì il primo di una lunga serie di lavori che l'hanno portato negli Usa. La cosa fondamentale è accompagnare le vocazioni dei ragazzi, valorizzarne le qualità e non cucire lo stesso atteggiamento su tutti. Ognuno è speciale a suo modo e con i propri tempi".

L'entusiasmo nel parlare dei suoi studenti è dovuto all'essere stato, a sua volta, studente alla Normale?
"Ricordo quando, appena diciottenne, varcai la soglia del Palazzo della Carovana. L'emozione, dopo 40 anni, c'è ancora. Ho insegnato a Roma Tor  Vergata, Pisa, Benevento, Pavia, finché non sono stato chiamato alla Normale nel 1998. L'ho vista cambiare mentre cambiava il mondo fuori, ma l'ho vista anche rimanere la stessa fucina artigianale di talenti, in cui l'incontro, il confronto e il piacere della scoperta sono gli ingredienti fondamentali".

Di cosa ha bisogno ora la Normale? Quali le linee principali del suo programma?
"Per prima cosa è importante ricostruire il senso di comunità che si è un po' perso. La Normale che ho vissuto da giovane professore era molto più partecipata, c'erano continue discussioni anche tramite e-mail. Se diventassi direttore metterei in piedi una squadra che si riunisca almeno una volta alla settimana, per un continuo e proficuo scambio di idee. Altri punti chiave saranno il rafforzamento dei rapporti con le altre università toscane (in particolare con l'ateneo di Pisa con cui condividiamo gli allievi del corso ordinario), e il progresso nell'internazionalizzazione, potenziando ad esempio gli scambi con altri grandi centri di ricerca affini al nostro".

Lei ha all'attivo 210 pubblicazioni, citate più di 8.400 volte da oltre 3.300 autori. La ricerca è una priorità per la Scuola?
"Certo, dobbiamo puntare anche su nuove frontiere. Nel mio campo, ad esempio, penso all'intelligenza artificiale o alla matematica finanziaria".