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Wenders, Lucano il cielo caduto sopra Riace

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Gli sbarchi, i sopravvissuti, gli indifferenti, l'Italia migliore e quella peggiore. Un dialogo a Parigi tra il regista tedesco e il sindaco in esilio dal paese calabrese dove fu fermata "l'utopia" dell'integrazione con i migranti  
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Ci sono ancora tante cose da raccontare sull'esperienza, peraltro fallita, del Comune di Riace e del suo sindaco in esilio Mimmo Lucano. Così ieri Wim Wenders ha annunciato che tornerà in Calabria, per finire di raccontare quell'"utopia" - parole sue - del paese vicino alla chiusura causa spopolamento ma rivitalizzato dai migranti, accolti invece che respinti, integrati e persino felici di vivere lì, sembrava una favola infatti tutto è finito malamente, e quello che si dice "modello Riace" può essere un pezzo della nostra storia recente, ma tutti sappiamo quanto difficilmente replicabile, nell'attuale nostra Italia salviniana.

Per intanto se ne occupa l'École Normale Supérieure, che ieri sera ha ospitato il regista e il sindaco. I francesi sono curiosi di conoscere quella storia e parla per tutti Marc Mézard, direttore dell'ENS, "è un'esperienza che ha molti nemici, e bisog…
Ci sono ancora tante cose da raccontare sull'esperienza, peraltro fallita, del Comune di Riace e del suo sindaco in esilio Mimmo Lucano. Così ieri Wim Wenders ha annunciato che tornerà in Calabria, per finire di raccontare quell'"utopia" - parole sue - del paese vicino alla chiusura causa spopolamento ma rivitalizzato dai migranti, accolti invece che respinti, integrati e persino felici di vivere lì, sembrava una favola infatti tutto è finito malamente, e quello che si dice "modello Riace" può essere un pezzo della nostra storia recente, ma tutti sappiamo quanto difficilmente replicabile, nell'attuale nostra Italia salviniana.

Per intanto se ne occupa l'École Normale Supérieure, che ieri sera ha ospitato il regista e il sindaco. I francesi sono curiosi di conoscere quella storia e parla per tutti Marc Mézard, direttore dell'ENS, "è un'esperienza che ha molti nemici, e bisogna capire da quale parte stanno i giusti", dalla parte di Lucano o da quella che chiude porti e così chiude l'Italia. Si capisce che i normalisti, docenti e studenti, e anche gli altri partecipanti all'incontro, stanno tutti con il sindaco calabrese. Quindi nella sala Dussane strapiena si proietta il mediometraggio firmato da Wenders, era il 2010, un piccolo film dalla vita tribolata, peraltro rarissimo da vedere: si chiama Il volo, il regista racconta che il produttore Claudio Gabrieli gli aveva chiesto se voleva farlo e lui aveva risposto di sì anche perché ha "sempre amato il sud Italia, la Calabria e Matera, di cui ricordo il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, girato lì". Quindi un film "con gente che recitava la parte dei migranti, però loro lo erano stati per davvero. Ma il nostro film di finzione non valeva il loro sforzo, e un giorno un ragazzino afgano di nome Ramadullah, che era senza famiglia, mi disse sulla spiaggia di Badolato che non era serio lavorare così, che loro non potevano essere bagnati e stanchi come erano stati davvero, quando sbarcarono qui. E che era meglio se andavamo a vedere cosa succedeva a Riace", dove si viveva insieme, i pochi rimasti, i nuovi arrivati.

Da lì in avanti tutto cambiò, Wenders disse che a volte "le persone sono più importanti delle storie", andò e filmò cosa succedeva nel paese di quello strano sindaco che andava molto controcorrente fin dall'inizio, e che ha spiegato di come in realtà sia stata "tutta colpa del vento, perché un giorno passavo sulla Ionica e ho visto arrivare un veliero carico di gente, il vento comanda il mare...", e insomma uno strano destino gli ha depositato sulla spiaggia 300 curdi disperati. "Non ci sono stati studi di fattibilità, è stato davvero il vento" e spiega ai francesi che in Italia va così: "Sulle spiagge ci sono quelli che quando sbarcano i migranti continuano a mettersi la crema abbronzante. E ci sono quelli che reagiscono da umani. E quando un essere umano ti chiede di essere aiutato, non si può restare indifferenti".

Nuccio Ordine, docente di Letteratura italiana all'università della Calabria e visiting professor a Sorbonne Université, oltre che tra gli organizzatori della serata, ha detto che "Lucano non è un esperto di immigrazione, e neanche un antropologo, ma ha avuto una grande intuizione, di rifondare il suo paese, non solo dal punto di vista economico e sociale". E Wenders: "Io mi sono reso conto del regalo di Riace e di Mimmo a tutti noi: era un paese che aveva sofferto l'emigrazione e che cercava di cambiare la storia. Perciò voglio continuare a parlare di questa utopia, il film lo continueremo". Nel film compare anche lui medesimo, che dice "perché dovremmo respingere queste persone? Accoglierli è un messaggio di generosità al mondo intero". Sante parole, ma è andato tutto nel peggiore dei modi, e lo racconta lo stesso Lucano: "Negli ultimi tre anni c'è stata una strategia per impedire questa utopia. Io sono stato intercettato per 18 mesi, ma alla fine il giudice ha detto che non avevo rubato un euro, che non ho proprietà, non mi sono arricchito", ma è tuttora indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e abuso d'ufficio, perciò non può rimettere piede a Riace, e quindi vive in esilio a Caulonia, qualche chilometro più in là. Ma ci vuole tornare, "più che altro per un fatto d'orgoglio", non potendosi neanche ricandidare per un nuovo mandato. Rivendica il bene fatto, quel mix di etnie che funzionava così bene - la Calabria e tutto il mondo, tutti insieme - ora invece "stiamo andando verso la disumanità, verso la barbarie". C'era una ragazza che si chiamava Beki, "era nigeriana e viveva con noi ma non aveva più diritto di stare perché aveva avuto il diniego, poi ha deciso di andare a San Ferdinando, nella baraccopoli che è appena stata abbattuta con le ruspe". Quella ragazza è poi morta, un anno fa, "bruciata viva nella sua baracca di plastica. Si è salvata la sua carta di identità, con il mio nome sopra, e io sono orgoglioso di averci messo la mia firma".

Nel film c'è un sindaco, recitato da Ben Gazzara, poco dopo è morto quindi è la sua ultima interpretazione, e c'è un prefetto cattivo, che sta sulla spiaggia a controllare i documenti di chi documenti non ha, in fila sotto il sole, ed è Luca Zingaretti. A un certo punto il burocrate dice: "Questo sindaco è un gran furbone", come un presagio di quello che sarebbe successo davvero a Lucano, forse per questo Wenders ha deciso di finire il lavoro, cosicché arrivi magari al mondo, anche se "il cinema può tutto, ma non può fare un miracolo come quello che hanno fatto Mimmo e Riace". Può fare altri miracoli, forse insignificanti a livello globale, ma vale la pena raccontarne almeno uno, e lo fa proprio lui, il regista famoso: "Un po' di tempo fa abbiamo proiettato questo piccolo film in un campo profughi in Norvegia. A un certo punto un uomo ha alzato la mano e ha detto: quel ragazzino che si chiama Ramadullah è mio figlio", quindi molte grazie, davvero.