Don Ciotti e la sua “Lettera” che smonta i pregiudizi
Vladimiro Polchi , di VLADIMIRO POLCHICi invadono, ci rubano il lavoro, ci rendono più poveri: il fondatore di “Libera” spiega coi numeri perché non è così. Il libro è secondo in classifica nella saggistica
"Caro razzista, sei sicuro che le difficoltà in cui viviamo sono colpa dei migranti che ci portano via il lavoro, che sporcano, che rubano?". Don Luigi Ciotti prova a sfatare, a suon di numeri, luoghi comuni e falsi miti che avvelenano il "pianeta immigrazione".
Il fondatore di Libera, in "Lettera a un razzista del terzo millennio" (Edizioni Gruppo Abele, a 20 giorni dall'uscita già secondo nella classifica delle vendite di saggistica), parte da una premessa: la povertà crescente. Ma chiede al suo razzista immaginario: "Sei sicuro che la causa siano i migranti? Sai, intanto, quanti sono? Cinque milioni e 65mila persone. Ci sono anche gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana (180mila nel 2016) e i cosiddetti irregolari stimati in poco più di 400mila.
Nel nostro Paese c'è uno straniero ogni quindici cittadini e gli irregolari sono meno di uno ogni centoquaranta cittadini. Un numero significati…
Il fondatore di Libera, in "Lettera a un razzista del terzo millennio" (Edizioni Gruppo Abele, a 20 giorni dall'uscita già secondo nella classifica delle vendite di saggistica), parte da una premessa: la povertà crescente. Ma chiede al suo razzista immaginario: "Sei sicuro che la causa siano i migranti? Sai, intanto, quanti sono? Cinque milioni e 65mila persone. Ci sono anche gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana (180mila nel 2016) e i cosiddetti irregolari stimati in poco più di 400mila.
Nel nostro Paese c'è uno straniero ogni quindici cittadini e gli irregolari sono meno di uno ogni centoquaranta cittadini. Un numero significati…
"Caro razzista, sei sicuro che le difficoltà in cui viviamo sono colpa dei migranti che ci portano via il lavoro, che sporcano, che rubano?". Don Luigi Ciotti prova a sfatare, a suon di numeri, luoghi comuni e falsi miti che avvelenano il "pianeta immigrazione".
Il fondatore di Libera, in "Lettera a un razzista del terzo millennio" (Edizioni Gruppo Abele, a 20 giorni dall'uscita già secondo nella classifica delle vendite di saggistica), parte da una premessa: la povertà crescente. Ma chiede al suo razzista immaginario: "Sei sicuro che la causa siano i migranti? Sai, intanto, quanti sono? Cinque milioni e 65mila persone. Ci sono anche gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana (180mila nel 2016) e i cosiddetti irregolari stimati in poco più di 400mila.
Nel nostro Paese c'è uno straniero ogni quindici cittadini e gli irregolari sono meno di uno ogni centoquaranta cittadini. Un numero significativo ma non certo un'invasione e, in ogni caso, inferiore a quello dei Paesi europei a noi più simili: la Germania, dove gli stranieri sono 9 milioni 845mila, pari al 12 per cento della popolazione o la Spagna nella quale sono 6 milioni 466mila. E pensa che in Svizzera gli stranieri sono ben il 23 per cento degli abitanti".
Ma gli immigrati ci rendono più poveri? "Gli occupati stranieri - scrive don Ciotti - sono il 10,5 per cento della popolazione attiva e producono il 9,9 per cento del Pil". "Mediamente - spiega - hanno retribuzioni inferiori e lavorano soprattutto nel settore alberghiero e della ristorazione, nell'edilizia, nell'agricoltura e nei servizi di cura alle persone. Ci rubano il lavoro? Non certo negli ultimi settori indicati, da anni abbandonati dagli italiani e in cui sono frequenti le situazioni di sfruttamento, basta pensare alla raccolta dei pomodori in Puglia o in Campania".
E ancora: gli immigrati sono dei privilegiati. Sicuri? "Fino al novembre scorso il ministero dell'Interno spendeva per ogni richiedente asilo 35 euro. Ma quel contributo veniva versato ai diversi enti che si occupano dell'accoglienza, con un residuo (il pocket money) di 2,50 euro al giorno per ogni migrante. Significa che quei 35 euro alimentano una serie di attività lavorative di italiani, perché tali sono pressoché in toto gli operatori delle strutture di accoglienza. Spesi, dunque, per i richiedenti asilo, ma al 90 per cento a beneficio di italiani".
Il fondatore di Libera, in "Lettera a un razzista del terzo millennio" (Edizioni Gruppo Abele, a 20 giorni dall'uscita già secondo nella classifica delle vendite di saggistica), parte da una premessa: la povertà crescente. Ma chiede al suo razzista immaginario: "Sei sicuro che la causa siano i migranti? Sai, intanto, quanti sono? Cinque milioni e 65mila persone. Ci sono anche gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana (180mila nel 2016) e i cosiddetti irregolari stimati in poco più di 400mila.
Nel nostro Paese c'è uno straniero ogni quindici cittadini e gli irregolari sono meno di uno ogni centoquaranta cittadini. Un numero significativo ma non certo un'invasione e, in ogni caso, inferiore a quello dei Paesi europei a noi più simili: la Germania, dove gli stranieri sono 9 milioni 845mila, pari al 12 per cento della popolazione o la Spagna nella quale sono 6 milioni 466mila. E pensa che in Svizzera gli stranieri sono ben il 23 per cento degli abitanti".
Ma gli immigrati ci rendono più poveri? "Gli occupati stranieri - scrive don Ciotti - sono il 10,5 per cento della popolazione attiva e producono il 9,9 per cento del Pil". "Mediamente - spiega - hanno retribuzioni inferiori e lavorano soprattutto nel settore alberghiero e della ristorazione, nell'edilizia, nell'agricoltura e nei servizi di cura alle persone. Ci rubano il lavoro? Non certo negli ultimi settori indicati, da anni abbandonati dagli italiani e in cui sono frequenti le situazioni di sfruttamento, basta pensare alla raccolta dei pomodori in Puglia o in Campania".
E ancora: gli immigrati sono dei privilegiati. Sicuri? "Fino al novembre scorso il ministero dell'Interno spendeva per ogni richiedente asilo 35 euro. Ma quel contributo veniva versato ai diversi enti che si occupano dell'accoglienza, con un residuo (il pocket money) di 2,50 euro al giorno per ogni migrante. Significa che quei 35 euro alimentano una serie di attività lavorative di italiani, perché tali sono pressoché in toto gli operatori delle strutture di accoglienza. Spesi, dunque, per i richiedenti asilo, ma al 90 per cento a beneficio di italiani".