Tav, la luce spenta nel tunnel
Andrea Boitani , di ANDREA BOITANI
La vicenda del Tav Torino-Lione potrebbe essere la trama di una gustosa farsa, se non fosse un episodio acuto del malaise italiano. Il contrasto tra Lega e M5S su quest'opera rischiava, già nel maggio 2018, di far naufragare il fatidico "contratto" su cui è nato il governo Conte.
Così, venne trovata un'espressione vaga (e un po' vacua) per nascondere il contrasto sotto il tappeto: "Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia". Dopo le recenti acrobazie di Giuseppe Conte (lettera alla società Telt e risposta di quest'ultima, apparentemente concordata), siamo ancora lì: il governo scrive di voler ridiscutere integralmente il progetto con la Francia, naturalmente coinvolgendo la Commissione Europea, ma non vuol perdere i finanziamenti della Commissione stessa, legati alla pubblicazione …
Così, venne trovata un'espressione vaga (e un po' vacua) per nascondere il contrasto sotto il tappeto: "Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia". Dopo le recenti acrobazie di Giuseppe Conte (lettera alla società Telt e risposta di quest'ultima, apparentemente concordata), siamo ancora lì: il governo scrive di voler ridiscutere integralmente il progetto con la Francia, naturalmente coinvolgendo la Commissione Europea, ma non vuol perdere i finanziamenti della Commissione stessa, legati alla pubblicazione …
La vicenda del Tav Torino-Lione potrebbe essere la trama di una gustosa farsa, se non fosse un episodio acuto del malaise italiano. Il contrasto tra Lega e M5S su quest'opera rischiava, già nel maggio 2018, di far naufragare il fatidico "contratto" su cui è nato il governo Conte.
Così, venne trovata un'espressione vaga (e un po' vacua) per nascondere il contrasto sotto il tappeto: "Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia". Dopo le recenti acrobazie di Giuseppe Conte (lettera alla società Telt e risposta di quest'ultima, apparentemente concordata), siamo ancora lì: il governo scrive di voler ridiscutere integralmente il progetto con la Francia, naturalmente coinvolgendo la Commissione Europea, ma non vuol perdere i finanziamenti della Commissione stessa, legati alla pubblicazione entro il 31 marzo dei bandi di gara.
Deve essere chiarito una volta di più che il progetto del tunnel di base (la tratta "internazionale") è stato già rivisto quasi dieci anni fa e quello che si è scavato e si sta scavando esegue proprio quel progetto rivisto. Se Conte e i suoi ministri pensano a una revisione della tratta italiana, devono sapere che anche questa parte è stata rivista, con il risultato di ridurre i costi da una previsione iniziale di 4,4 miliardi a una di 1,9 miliardi dopo la project review. Si può risparmiare ancora? Mai dire mai, naturalmente. Ma vale la pena ricordare che con 1,9 miliardi si assicurerebbe una capacità uniforme alla linea da Torino all'imbocco del tunnel pari a quella dello stesso tunnel. Quindi una performance uniforme dell'intera tratta. Ragionevolmente, tagliando ulteriormente (cioè non facendo questo o quel pezzo) si ridurrebbe la capacità, riducendo l'efficienza potenziale dell'intera opera. Certo, si aspetta l'ufficializzazione della project review della tratta francese, nata con un progetto largamente sovra-dimensionato. Ma, in un certo senso, questa ci riguarda fino a un certo punto, dal momento che quella tratta è e sarà a carico interamente della finanza pubblica francese. Dal punto di vista dell'efficienza dell'opera interessa solo che si facciano, anche dal lato francese, quegli interventi necessari a rendere uniforme la capacità della linea fino a Lione.
Il problema è che il "contratto" prima e il governo ora non sembrano interessati a ridiscutere seriamente l'opera sul piano tecnico, ma solo a tirare avanti il più a lungo possibile per far incassare ai 5S il (presunto) dividendo elettorale della riaffermata fede no-Tav del Movimento e della vittoria (altrettanto presunta) nel braccio di ferro con la Lega. Inutile ripetere ancora quanto discusse (e scarsamente motivate) siano le previsioni di traffico poste alla base dell'analisi dei tecnici scelti dal Ministro, quanti siano i dubbi sollevati da molti esperti sulla metodologia usata e quanto trascurati siano stati dagli analisti gli effetti indiretti (o di "equilibrio generale").
I tecnici non hanno fornito una adeguata pluralità di strumenti di decisione e, quindi, molte vie d'uscita alla politica. Si sarebbe dovuto 1) chiarire il complesso dello scenario infrastrutturale in cui l'opera si colloca (corridoio 5 della rete TEN-T); 2) analizzare le alternative progettuali (cosa si fa e quanto costa all'Italia se non si realizza il Tav?); 3) mostrare come cambiano i risultati cambiando alcune ipotesi di base (durata della vita utile dell'opera, tasso di sconto con cui si attualizzano costi e benefici, opzioni distributive); 4) fornire anche un'analisi di cosa succede togliendo dal conto costi e benefici delle accise e dei pedaggi perduti, secondo le raccomandazioni delle Linee Guida Europee e italiane per l'analisi costi-benefici (economica, a differenza di quella finanziaria). Era stato fatto per il Terzo Valico, perché non farlo anche per il Tav?
La chiave di volta può averla in mano la Commissione Europea che - aumentando la sua quota di finanziamento del tunnel di base dal previsto 40% - potrebbe facilitare l'accordo all'interno del governo italiano. Senza accordo, non resterebbe che votare in Parlamento una revisione del Trattato con la Francia e pagare tutto ciò che ci sarà da pagare. Senza nessun beneficio, s'intende.
Così, venne trovata un'espressione vaga (e un po' vacua) per nascondere il contrasto sotto il tappeto: "Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia". Dopo le recenti acrobazie di Giuseppe Conte (lettera alla società Telt e risposta di quest'ultima, apparentemente concordata), siamo ancora lì: il governo scrive di voler ridiscutere integralmente il progetto con la Francia, naturalmente coinvolgendo la Commissione Europea, ma non vuol perdere i finanziamenti della Commissione stessa, legati alla pubblicazione entro il 31 marzo dei bandi di gara.
Deve essere chiarito una volta di più che il progetto del tunnel di base (la tratta "internazionale") è stato già rivisto quasi dieci anni fa e quello che si è scavato e si sta scavando esegue proprio quel progetto rivisto. Se Conte e i suoi ministri pensano a una revisione della tratta italiana, devono sapere che anche questa parte è stata rivista, con il risultato di ridurre i costi da una previsione iniziale di 4,4 miliardi a una di 1,9 miliardi dopo la project review. Si può risparmiare ancora? Mai dire mai, naturalmente. Ma vale la pena ricordare che con 1,9 miliardi si assicurerebbe una capacità uniforme alla linea da Torino all'imbocco del tunnel pari a quella dello stesso tunnel. Quindi una performance uniforme dell'intera tratta. Ragionevolmente, tagliando ulteriormente (cioè non facendo questo o quel pezzo) si ridurrebbe la capacità, riducendo l'efficienza potenziale dell'intera opera. Certo, si aspetta l'ufficializzazione della project review della tratta francese, nata con un progetto largamente sovra-dimensionato. Ma, in un certo senso, questa ci riguarda fino a un certo punto, dal momento che quella tratta è e sarà a carico interamente della finanza pubblica francese. Dal punto di vista dell'efficienza dell'opera interessa solo che si facciano, anche dal lato francese, quegli interventi necessari a rendere uniforme la capacità della linea fino a Lione.
Il problema è che il "contratto" prima e il governo ora non sembrano interessati a ridiscutere seriamente l'opera sul piano tecnico, ma solo a tirare avanti il più a lungo possibile per far incassare ai 5S il (presunto) dividendo elettorale della riaffermata fede no-Tav del Movimento e della vittoria (altrettanto presunta) nel braccio di ferro con la Lega. Inutile ripetere ancora quanto discusse (e scarsamente motivate) siano le previsioni di traffico poste alla base dell'analisi dei tecnici scelti dal Ministro, quanti siano i dubbi sollevati da molti esperti sulla metodologia usata e quanto trascurati siano stati dagli analisti gli effetti indiretti (o di "equilibrio generale").
I tecnici non hanno fornito una adeguata pluralità di strumenti di decisione e, quindi, molte vie d'uscita alla politica. Si sarebbe dovuto 1) chiarire il complesso dello scenario infrastrutturale in cui l'opera si colloca (corridoio 5 della rete TEN-T); 2) analizzare le alternative progettuali (cosa si fa e quanto costa all'Italia se non si realizza il Tav?); 3) mostrare come cambiano i risultati cambiando alcune ipotesi di base (durata della vita utile dell'opera, tasso di sconto con cui si attualizzano costi e benefici, opzioni distributive); 4) fornire anche un'analisi di cosa succede togliendo dal conto costi e benefici delle accise e dei pedaggi perduti, secondo le raccomandazioni delle Linee Guida Europee e italiane per l'analisi costi-benefici (economica, a differenza di quella finanziaria). Era stato fatto per il Terzo Valico, perché non farlo anche per il Tav?
La chiave di volta può averla in mano la Commissione Europea che - aumentando la sua quota di finanziamento del tunnel di base dal previsto 40% - potrebbe facilitare l'accordo all'interno del governo italiano. Senza accordo, non resterebbe che votare in Parlamento una revisione del Trattato con la Francia e pagare tutto ciò che ci sarà da pagare. Senza nessun beneficio, s'intende.