Quaranta minuti di terrore. Autista dirotta e incendia il bus della scuola
Brunella Giovara , di BRUNELLA GIOVARA“Basta morti in mare, nessuno uscirà vivo”. Salvati dai compagni. I pm: terrorismo
MILANO - Un uomo tranquillo, così sembrava a tutti quelli che lo conoscevano, questo Ousseynou Sy, autista di pullman per le scuole, senegalese-italiano di 47 anni. E invece. Ha cercato la strage, anche se adesso nega, "volevo solo fare un gesto eclatante per dire all'Africa di svegliarsi, basta con gli africani che muoiono nel Mediterraneo per venire in Europa". Martedì si è comprato una tanica di benzina e un pacco di fascette da elettricista, ha registrato un video in cui diceva "sentirete parlare di me", l'ha mandato agli amici, è andato a dormire, con il suo piano sotto il cuscino.
"Voglio vendicare i migranti"
Ieri mattina è entrato in azione. E la sua impresa è quasi riuscita, poteva trasformarsi facilmente in strage e non per modo di dire, e non lo è stata grazie a due ragazzini svegli, a due insegnanti che non hanno perso la calma, e a un gruppo di carabinieri che sono intervenuti veloci e…
"Voglio vendicare i migranti"
Ieri mattina è entrato in azione. E la sua impresa è quasi riuscita, poteva trasformarsi facilmente in strage e non per modo di dire, e non lo è stata grazie a due ragazzini svegli, a due insegnanti che non hanno perso la calma, e a un gruppo di carabinieri che sono intervenuti veloci e…
MILANO - Un uomo tranquillo, così sembrava a tutti quelli che lo conoscevano, questo Ousseynou Sy, autista di pullman per le scuole, senegalese-italiano di 47 anni. E invece. Ha cercato la strage, anche se adesso nega, "volevo solo fare un gesto eclatante per dire all'Africa di svegliarsi, basta con gli africani che muoiono nel Mediterraneo per venire in Europa". Martedì si è comprato una tanica di benzina e un pacco di fascette da elettricista, ha registrato un video in cui diceva "sentirete parlare di me", l'ha mandato agli amici, è andato a dormire, con il suo piano sotto il cuscino.
"Voglio vendicare i migranti"
Ieri mattina è entrato in azione. E la sua impresa è quasi riuscita, poteva trasformarsi facilmente in strage e non per modo di dire, e non lo è stata grazie a due ragazzini svegli, a due insegnanti che non hanno perso la calma, e a un gruppo di carabinieri che sono intervenuti veloci e decisi. Così, ieri sulla Paullese non sono morti 51 ragazzi e tre accompagnatori della media Vailati di Crema, nel grande rogo che ha distrutto il bus su cui viaggiavano, fiamme altissime, puzzo di gomma e ferro bruciati, e il terrore, quello vero, che si è di colpo materializzato nella testa di chi per primo ha ricevuto l'allarme: una strage di ragazzi, per vendicare "i morti nel Mediterraneo, le donne incinte, gli uomini, i bambini che muoiono divorati dagli squali. Basta con queste stragi".
Per tutti, dall'inizio della sua "azione" all'arresto di Ousseynou Sy, sono stati 40 minuti di paura, di morire, bruciati vivi nel rogo che l'uomo aveva predisposto, e anche di grande lucidità, persino in ragazzi di 12 anni appena, ad esempio i due che sono riusciti a chiamare i soccorsi, avendo nascosto i telefoni nel giubbotto.
La prima telefonata
Alle 11.50 arriva alla centrale unica di soccorso il messaggio di allerta. A San Donato Milanese, sulla provinciale Paullese, risultano "coinvolte 29 persone" e si allertano i carabinieri della compagnia di San Donato, la Protezione civile regionale, la torre di controllo dell'aeroporto di Linate, e i vigili del fuoco del comando di via Messina. Cosa è successo? Una telefonata di due ragazzi, Remi e Riccardo, 12 e 13 anni, "ci stanno portando via con il pullman... aiutateci", altre telefonate arrivano alla scuola, dove si sentono voci agitate, trambusto, ma nessuno capisce bene cosa stia succedendo davvero.
La tanica e il coltello
A bordo in realtà ci sono non ventinove ma 51 ragazzi della Vailati, con due insegnanti di educazione fisica e una bidella. Stanno tornando dalla palestra, distante due chilometri dalla scuola, come tutti i mercoledì mattina. Ma a un certo punto l'autista ha fermato il mezzo, ha tirato fuori una tanica di benzina e l'ha rovesciata lungo tutto il bus. Poi ha distribuito le fascette agli adulti. "Legate i ragazzi, da qui nessuno uscirà vivo". I tre sono sbalorditi, l'uomo è armato di coltello, e alcuni studenti vedono che da una tasca gli spunta il calcio di una pistola. I tre ubbidiscono, e cominciano a legare, altro non possono fare. Uno dopo l'altro, l'operazione dura pochi minuti, ma - nel terrore - arriva un lampo di lucidità: legano stretti solo i ragazzi delle prime file, e via via che scendono verso il fondo i legacci sono sempre più lenti. L'autista intanto parla, anzi sbraita: "Tutti i telefoni per terra, buttateli giù subito". E dice anche dove si andrà: a Linate. Obliga un ragazzino a sedersi di fianco a lui, gli altri ostaggi intanto eseguono l'ordine, ma in fondo c'è già chi sta telefonando di nascosto.
Rotta su Linate
Sy vuole andare a Linate, prendere un volo per il Senegal, che peraltro non c'è e comunque non parte da lì, ma punta dritto verso l'aeroporto, quando viene intercettato, la macchina dei soccorsi ha individuato il possibile percorso, da Paullo e San Donato le pattuglie dei carabinieri stanno cercando il bus delle Autoguidovie, infine lo trovano, all'altezza di Pantigliate. E sono le 12.
Lo speronamento
Una delle auto riesce a precedere il pullman e si piazza davanti, ma quello sperona i carabinieri e prosegue la marcia, non intende fermarsi, e non si ferma. Procede lentamente, mentre a bordo si urla e qualcuno piange, tutti pensano che la storia può finire male anzi malissimo, la puzza di benzina è tremenda e l'autista ha un accendino in mano, non è un film e nemmeno un videogioco, è tutto vero. Infine il bus si ferma, sono cento metri lentissimi ma finalmente si ferma accanto al new jersey. Arrivano altre due auto blu, due carabinieri scendono e corrono in avanti, aprono la portiera, tentano di parlare con Ousseynou Sy, l'uomo sembra impazzito ma riescono a fermarlo, poi a bloccarlo, e intanto sul retro altri carabinieri - uno è il maresciallo capo della stazione di Paullo, Roberto Manucci - riescono a rompere il vetro posteriore con uno sfollagente, vedono i ragazzi che urlano e anche loro stanno provando a rompere i vetri.
In fuga tra le fiamme
È in quel momento che si sente la prima vampata bruciare, l'autista infine ha dato fuoco alla benzina, alcuni ragazzi sono ancora vicini a lui e lo vedono bene mentre sta per uccidere tutti. Ma l'istinto gli mette le ali, gli studenti volano verso il fondo, da fuori i compagni urlano, li chiamano, bisogna fare presto, mentre il fumo comincia a far tossire e tutti pensano che sia finita ma le ali funzionano, i ragazzi scendono veloci, via uno dopo l'altro verso l'aria pulita, i carabinieri e la salvezza, ce n'è anche uno che urla un "Ti amo!" forse alla mamma, o forse alla vita, ma insomma scendono tutti, anche i professori e la bidella, sono salvi, infine.
"È stato un miracolo"
Vedono l'uomo portato via, l'autista si è anche bruciato le mani mentre dava fuoco a tutto, ai ragazzi e ai prof e anche al suo futuro, giacché verrà accusato di strage, con l'aggravante terroristica, e pure quella della premeditazione, e altro che ancora non sappiamo, se non che "è andata bene, poteva essere una strage invece è stato un miracolo", e lo dice il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, uno che non crede ai miracoli..
"Voglio vendicare i migranti"
Ieri mattina è entrato in azione. E la sua impresa è quasi riuscita, poteva trasformarsi facilmente in strage e non per modo di dire, e non lo è stata grazie a due ragazzini svegli, a due insegnanti che non hanno perso la calma, e a un gruppo di carabinieri che sono intervenuti veloci e decisi. Così, ieri sulla Paullese non sono morti 51 ragazzi e tre accompagnatori della media Vailati di Crema, nel grande rogo che ha distrutto il bus su cui viaggiavano, fiamme altissime, puzzo di gomma e ferro bruciati, e il terrore, quello vero, che si è di colpo materializzato nella testa di chi per primo ha ricevuto l'allarme: una strage di ragazzi, per vendicare "i morti nel Mediterraneo, le donne incinte, gli uomini, i bambini che muoiono divorati dagli squali. Basta con queste stragi".
Per tutti, dall'inizio della sua "azione" all'arresto di Ousseynou Sy, sono stati 40 minuti di paura, di morire, bruciati vivi nel rogo che l'uomo aveva predisposto, e anche di grande lucidità, persino in ragazzi di 12 anni appena, ad esempio i due che sono riusciti a chiamare i soccorsi, avendo nascosto i telefoni nel giubbotto.
La prima telefonata
Alle 11.50 arriva alla centrale unica di soccorso il messaggio di allerta. A San Donato Milanese, sulla provinciale Paullese, risultano "coinvolte 29 persone" e si allertano i carabinieri della compagnia di San Donato, la Protezione civile regionale, la torre di controllo dell'aeroporto di Linate, e i vigili del fuoco del comando di via Messina. Cosa è successo? Una telefonata di due ragazzi, Remi e Riccardo, 12 e 13 anni, "ci stanno portando via con il pullman... aiutateci", altre telefonate arrivano alla scuola, dove si sentono voci agitate, trambusto, ma nessuno capisce bene cosa stia succedendo davvero.
La tanica e il coltello
A bordo in realtà ci sono non ventinove ma 51 ragazzi della Vailati, con due insegnanti di educazione fisica e una bidella. Stanno tornando dalla palestra, distante due chilometri dalla scuola, come tutti i mercoledì mattina. Ma a un certo punto l'autista ha fermato il mezzo, ha tirato fuori una tanica di benzina e l'ha rovesciata lungo tutto il bus. Poi ha distribuito le fascette agli adulti. "Legate i ragazzi, da qui nessuno uscirà vivo". I tre sono sbalorditi, l'uomo è armato di coltello, e alcuni studenti vedono che da una tasca gli spunta il calcio di una pistola. I tre ubbidiscono, e cominciano a legare, altro non possono fare. Uno dopo l'altro, l'operazione dura pochi minuti, ma - nel terrore - arriva un lampo di lucidità: legano stretti solo i ragazzi delle prime file, e via via che scendono verso il fondo i legacci sono sempre più lenti. L'autista intanto parla, anzi sbraita: "Tutti i telefoni per terra, buttateli giù subito". E dice anche dove si andrà: a Linate. Obliga un ragazzino a sedersi di fianco a lui, gli altri ostaggi intanto eseguono l'ordine, ma in fondo c'è già chi sta telefonando di nascosto.
Rotta su Linate
Sy vuole andare a Linate, prendere un volo per il Senegal, che peraltro non c'è e comunque non parte da lì, ma punta dritto verso l'aeroporto, quando viene intercettato, la macchina dei soccorsi ha individuato il possibile percorso, da Paullo e San Donato le pattuglie dei carabinieri stanno cercando il bus delle Autoguidovie, infine lo trovano, all'altezza di Pantigliate. E sono le 12.
Lo speronamento
Una delle auto riesce a precedere il pullman e si piazza davanti, ma quello sperona i carabinieri e prosegue la marcia, non intende fermarsi, e non si ferma. Procede lentamente, mentre a bordo si urla e qualcuno piange, tutti pensano che la storia può finire male anzi malissimo, la puzza di benzina è tremenda e l'autista ha un accendino in mano, non è un film e nemmeno un videogioco, è tutto vero. Infine il bus si ferma, sono cento metri lentissimi ma finalmente si ferma accanto al new jersey. Arrivano altre due auto blu, due carabinieri scendono e corrono in avanti, aprono la portiera, tentano di parlare con Ousseynou Sy, l'uomo sembra impazzito ma riescono a fermarlo, poi a bloccarlo, e intanto sul retro altri carabinieri - uno è il maresciallo capo della stazione di Paullo, Roberto Manucci - riescono a rompere il vetro posteriore con uno sfollagente, vedono i ragazzi che urlano e anche loro stanno provando a rompere i vetri.
In fuga tra le fiamme
È in quel momento che si sente la prima vampata bruciare, l'autista infine ha dato fuoco alla benzina, alcuni ragazzi sono ancora vicini a lui e lo vedono bene mentre sta per uccidere tutti. Ma l'istinto gli mette le ali, gli studenti volano verso il fondo, da fuori i compagni urlano, li chiamano, bisogna fare presto, mentre il fumo comincia a far tossire e tutti pensano che sia finita ma le ali funzionano, i ragazzi scendono veloci, via uno dopo l'altro verso l'aria pulita, i carabinieri e la salvezza, ce n'è anche uno che urla un "Ti amo!" forse alla mamma, o forse alla vita, ma insomma scendono tutti, anche i professori e la bidella, sono salvi, infine.
"È stato un miracolo"
Vedono l'uomo portato via, l'autista si è anche bruciato le mani mentre dava fuoco a tutto, ai ragazzi e ai prof e anche al suo futuro, giacché verrà accusato di strage, con l'aggravante terroristica, e pure quella della premeditazione, e altro che ancora non sappiamo, se non che "è andata bene, poteva essere una strage invece è stato un miracolo", e lo dice il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, uno che non crede ai miracoli..