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Laura Laera, alla guida della Cai: “Servono soldi e personale, non si può avere fretta sulla pelle dei bambini"

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Laura Laera è vicepresidente della Commissione adozioni internazionali. Ex capo del tribunale per i minori di Firenze, ha lunghissima esperienza nel campo della tutela dell’infanzia abbandonata. E in questi giorni di polemiche invita prima di tutto a fare chiarezza.
Dottoressa, è vero come ha detto ieri il ministro dell’Interno Salvini, che in Italia ci sono trentamila coppie in attesa di un’adozione?
«No, i numeri non sono questi. Intanto dobbiamo chiarire se parliamo di adozione nazionale o internazionale».
Partiamo dall’adozione internazionale.
«Le coppie in attesa sono circa 3.400, nel 2018 sono entrati nelle famiglie italiane 1.394 bambini».
Nel 2010 però i bimbi adottati all’estero furono quattromila.
«I bambini destinati all’adozione internazionale sono sempre di meno. Molti Paesi, ultimo l’Etiopia, chiudono le frontiere, fermano le adozioni. Alcuni perché si sta sviluppando l&rs…
Laura Laera è vicepresidente della Commissione adozioni internazionali. Ex capo del tribunale per i minori di Firenze, ha lunghissima esperienza nel campo della tutela dell’infanzia abbandonata. E in questi giorni di polemiche invita prima di tutto a fare chiarezza.
Dottoressa, è vero come ha detto ieri il ministro dell’Interno Salvini, che in Italia ci sono trentamila coppie in attesa di un’adozione?
«No, i numeri non sono questi. Intanto dobbiamo chiarire se parliamo di adozione nazionale o internazionale».
Partiamo dall’adozione internazionale.
«Le coppie in attesa sono circa 3.400, nel 2018 sono entrati nelle famiglie italiane 1.394 bambini».
Nel 2010 però i bimbi adottati all’estero furono quattromila.
«I bambini destinati all’adozione internazionale sono sempre di meno. Molti Paesi, ultimo l’Etiopia, chiudono le frontiere, fermano le adozioni. Alcuni perché si sta sviluppando l’adozione nazionale, altri per spinte nazionaliste, per dimostrare che non hanno un problema di infanzia abbandonata. Spesso non è la realtà ma è cosi. La domanda oggi supera l’offerta. Senza dimenticare il tema salute».
I bambini proposti hanno problemi sanitari?
«In gran parte sì. Problemi spesso risolvibili, ma reali. E sono grandicelli».
Ma non sarà anche colpa dell’Italia se arrivano così pochi bambini? Accordi internazionali, cooperazione?
«Posso assicurare che con i Paesi dove è ancora possibile adottare abbiamo rapporti eccellenti. Siamo i secondi al mondo per numero di ingressi, non dobbiamo dimenticarlo. Ma ripeto: i bambini disponibili sono sempre meno».
Tutto questo però è aggravato dalla lentezza con cui una coppia in Italia ottiene l’idoneità per adottare. Ci vuole un anno, in media.
«Abbiamo procedure rigorose per accertare se le coppie sono in grado di affrontare un’adozione. Ed è giusto. È un percorso difficile, si tratta di prendersi cura di bambini che hanno subito traumi, abbandoni. Non sono le procedure a essere sbagliate, ma è il personale che manca. Se i servizi avessero più risorse i tempi si potrebbero dimezzare».
La Lega presenta oggi una proposta di legge per sveltire le adozioni e per una commissione d’inchiesta sulle case famiglia.
«Cosa vuol dire sveltire?Difficile pensare che si possa intervenire sulle procedure dei Paesi stranieri di provenienza dei bambini».
Parliamo dell’Italia. È vero che ci sono 30mila coppie in attesa?
«Forse il ministro dell’Interno si riferisce al dato dei minori fuori-famiglia. Ragazzi che per diversi motivi sono stati allontanati dai nuclei d’origine. Ma attenzione: circa la metà di questi sono già in affido familiare anche presso parenti. Una buona parte, poi, sono minori stranieri non accompagnati. E soltanto un numero residuale vive nelle case famiglia».
Ma quanti di questi sono o sarebbero adottabili?
«Solo una piccola parte. Molti mantengono rapporti con le famiglie. E poi dobbiamo dirlo, tra quelli che potrebbero essere accolti ce ne sono parecchi che nessuno vuole. Troppo grandi o con patologie. Anche se a volte, ed è bellissimo, riusciamo a collocare anche loro».
Nel 2016 sono stati dichiarati adottabili 1.200 bambini, contro 8.342 domande. Una enorme sproporzione. Non ci saranno errori dei giudici, o peggio, interessi per non far uscire i minori dalle case famiglia?
«La questione è delicatissima. Si tratta di togliere un figlio ai genitori. Le procedure non possono che essere molto accurate e garantiste. Può darsi che ci siano stati casi in cui i tribunali hanno esitato, o sono stati troppo lenti, nel dichiarare l’adottabilità. Però le assicuro che là dove ho lavorato, i bambini restavano nelle case famiglia il minor tempo possibile».
Ci dobbiamo rassegnare a ritenere l’adozione in crisi?
«La verità? L’adozione internazionale è cambiata. Dobbiamo dirlo. Non ci sono bambini per tutti gli aspiranti genitori. Però vorrei aggiungere che ci sono moltissimi bambini e ragazzi che hanno bisogno di famiglie affidatarie. È l’affido la vera strada per svuotare le case famiglia. Ma le coppie disponibili sono per adesso davvero poche».