Caso Cucchi, la sorella Ilaria: “Mi si scalda il cuore, finalmente non mi sento sola”
Carlo Bonini , di CARLO BONINI“Oggi posso dire che l’Arma è con me e non con Mandolini, imputato di calunnia nel processo, o con Casarsa, indagato per i falsi che dovevano nascondere la verità”
Della lettera del generale Nistri, Ilaria Cucchi parla tradendo una evidente emozione. Dice: "La lettera è stata per me un momento emotivamente molto forte. Perché è arrivata dopo anni in cui io e la mia famiglia ci siamo sentiti traditi. Non dimenticherò mai la telefonata del generale Vittorio Tomasone pochi giorni dopo la morte di Stefano. Disse a mia madre che i carabinieri erano estranei, mentre oggi sappiamo altro. E cioè che mentre faceva quella telefonata, il generale Tomasone riuniva al Comando provinciale i suoi sottufficiali e militari per ascoltare impassibile le bugie che avrebbero raccontato al pm che indagava sulla morte di mio fratello. Non solo, mentre rassicurava mia madre, in una nota al ministro della giustizia, insieme al generale Casarsa, definiva falsamente mio fratello sieropositivo e anoressico. Ecco perché la lettera del generale Nistri è tornata a scaldarmi il cuore. A scacciare il senso di abbandono che h…
Della lettera del generale Nistri, Ilaria Cucchi parla tradendo una evidente emozione. Dice: "La lettera è stata per me un momento emotivamente molto forte. Perché è arrivata dopo anni in cui io e la mia famiglia ci siamo sentiti traditi. Non dimenticherò mai la telefonata del generale Vittorio Tomasone pochi giorni dopo la morte di Stefano. Disse a mia madre che i carabinieri erano estranei, mentre oggi sappiamo altro. E cioè che mentre faceva quella telefonata, il generale Tomasone riuniva al Comando provinciale i suoi sottufficiali e militari per ascoltare impassibile le bugie che avrebbero raccontato al pm che indagava sulla morte di mio fratello. Non solo, mentre rassicurava mia madre, in una nota al ministro della giustizia, insieme al generale Casarsa, definiva falsamente mio fratello sieropositivo e anoressico. Ecco perché la lettera del generale Nistri è tornata a scaldarmi il cuore. A scacciare il senso di abbandono che ho vissuto in questi nove anni. Oggi posso finalmente dire che l'Arma è con me e non con il maresciallo Mandolini, imputato di falso e calunnia nel processo per l'omicidio di Stefano, o con il generale Casarsa, indagato per i falsi che dovevano nascondere la verità".
È l'impegno di Nistri a chiedere l'autorizzazione a costituire eventualmente l'Arma come parte civile nel processo per depistaggio a darle questa nuova consapevolezza?
"Anche. So che nulla è ancora deciso. E che in ogni caso bisognerà attendere la richiesta di rinvio a giudizio per gli otto ufficiali indagati per il depistaggio. Ma ne ho parlato con il generale Riccardi, portavoce del Comandante che mi ha assicurato come l'ipotesi sia concreta. Sarebbe bellissimo. E soprattutto, vero. Perché, come scrive Nistri, mio fratello è morto ma ad essere lesa, insieme alla sua vita e a quella della mia famiglia, è stata anche l'Arma e i suoi centomila uomini cui la lettera fa riferimento".
Oggi, al processo, depone il carabiniere Tedesco, il testimone del pestaggio di Stefano. Crede che questo nuovo contesto, il riferimento di Nistri alla sua "innocenza", lo aiuterà?
"Sono nove anni che aspetto quello che accadrà questa mattina. E in aula ci sarà anche mia mamma. Non sta bene, ma nonostante la sua grande sofferenza ci sarà. Tedesco non deve temere. E voglio pensare che le parole di Nistri lo aiuteranno a farsi forza. La verità è liberatoria. Lo è stata per noi. Voglio pensare che lo sarà anche per lui e, di nuovo, per l'Arma. Detto questo, mi auguro una sola cosa" .
Cosa?
"Che in questo passaggio cruciale del processo tutti dimostrino responsabilità. Ritengo che la mia famiglia, il nostro avvocato Fabio Anselmo, la Procura, il Comandante generale dell'Arma, l'abbiano fatto. Dunque, faccio appello a che gli avvocati difensori degli imputati e i nostri giudici facciano lo stesso. Perché, come è ormai chiaro a tutti, la giustizia per Stefano non è semplicemente un dovere verso una famiglia, ma la strada per ricucire una ferita profonda tra lo Stato, i suoi apparati e noi cittadini".
È l'impegno di Nistri a chiedere l'autorizzazione a costituire eventualmente l'Arma come parte civile nel processo per depistaggio a darle questa nuova consapevolezza?
"Anche. So che nulla è ancora deciso. E che in ogni caso bisognerà attendere la richiesta di rinvio a giudizio per gli otto ufficiali indagati per il depistaggio. Ma ne ho parlato con il generale Riccardi, portavoce del Comandante che mi ha assicurato come l'ipotesi sia concreta. Sarebbe bellissimo. E soprattutto, vero. Perché, come scrive Nistri, mio fratello è morto ma ad essere lesa, insieme alla sua vita e a quella della mia famiglia, è stata anche l'Arma e i suoi centomila uomini cui la lettera fa riferimento".
Oggi, al processo, depone il carabiniere Tedesco, il testimone del pestaggio di Stefano. Crede che questo nuovo contesto, il riferimento di Nistri alla sua "innocenza", lo aiuterà?
"Sono nove anni che aspetto quello che accadrà questa mattina. E in aula ci sarà anche mia mamma. Non sta bene, ma nonostante la sua grande sofferenza ci sarà. Tedesco non deve temere. E voglio pensare che le parole di Nistri lo aiuteranno a farsi forza. La verità è liberatoria. Lo è stata per noi. Voglio pensare che lo sarà anche per lui e, di nuovo, per l'Arma. Detto questo, mi auguro una sola cosa" .
Cosa?
"Che in questo passaggio cruciale del processo tutti dimostrino responsabilità. Ritengo che la mia famiglia, il nostro avvocato Fabio Anselmo, la Procura, il Comandante generale dell'Arma, l'abbiano fatto. Dunque, faccio appello a che gli avvocati difensori degli imputati e i nostri giudici facciano lo stesso. Perché, come è ormai chiaro a tutti, la giustizia per Stefano non è semplicemente un dovere verso una famiglia, ma la strada per ricucire una ferita profonda tra lo Stato, i suoi apparati e noi cittadini".