Lo scrittore Cognetti: “Jovanotti faccia un passo indietro, così si tradisce la montagna”
Maria Novella De Luca
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di MARIA NOVELLA DE LUCA
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Dopo la sfida di Reinhold Messner al cantante: non faccia il concerto a Plan de Corones. Anche il vincitore del Premio Strega è d'accordo che le vette devono essere salvate e restare il regno del silenzio
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ROMA - "Jovanotti dovrebbe fare un passo indietro, lasciare respirare la montagna e rispettare il silenzio. Pensate che impatto devastante potrebbero avere dieci, ventimila persone o ancora di più sul Plan de Corones. Stimo molto Lorenzo Jovanotti, sono sicuro che capirà il senso dell'appello di Reinhold Messner. Un appello che naturalmente condivido. La troppa folla sta uccidendo le montagne". Sa di avere un pensiero "estremista" sulla salvaguardia delle nostre vette, Paolo Cognetti. Scrittore e camminatore, 41 anni, esploratore alla perenne ricerca di alture ancora intatte e di sempre più rari luoghi della quiete. Premio Strega nel 2017 per il romanzo "Le otto montagne"(Einaudi), delicata storia di un'amicizia tra ragazzi nei paesaggi del Monte Rosa, ha pubblicato nel 2018 "Senza mai arrivare in cima"(Einaudi), cronaca di un viaggio in Nepal e dell'incontro con l'Himalaya.
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ROMA - "Jovanotti dovrebbe fare un passo indietro, lasciare respirare la montagna e rispettare il silenzio. Pensate che impatto devastante potrebbero avere dieci, ventimila persone o ancora di più sul Plan de Corones. Stimo molto Lorenzo Jovanotti, sono sicuro che capirà il senso dell'appello di Reinhold Messner. Un appello che naturalmente condivido. La troppa folla sta uccidendo le montagne". Sa di avere un pensiero "estremista" sulla salvaguardia delle nostre vette, Paolo Cognetti. Scrittore e camminatore, 41 anni, esploratore alla perenne ricerca di alture ancora intatte e di sempre più rari luoghi della quiete. Premio Strega nel 2017 per il romanzo "Le otto montagne"(Einaudi), delicata storia di un'amicizia tra ragazzi nei paesaggi del Monte Rosa, ha pubblicato nel 2018 "Senza mai arrivare in cima"(Einaudi), cronaca di un viaggio in Nepal e dell'incontro con l'Himalaya. Paolo Cognetti, 41 anni, scrittore e appassionato di montagna Cognetti, il Plan de Corones è già una montagna altamente "antropizzata". In che modo il concerto di Jovanotti potrebbe danneggiarla?
"È una questione di misura. La montagna si consuma. Ha un ecosistema fragile. E il fatto che sia già consumata dagli impianti sciistici, dai troppi alberghi, non è certo una giustificazione per portare lassù una fiumana di gente. Noi dobbiamo togliere, non aggiungere".
Lei quindi consiglia a Jovanotti di evitare il Plan de Corones.
"Certamente. Farebbe una cosa saggia".
Cosa vuol dire "togliere", parlando della montagna?
"Decostruire. Tornare indietro. Smantellare impianti pensati per far salire e scendere migliaia di persone".
Mica facile. Gran parte delle nostre montagne vive di turismo.
"Sì, ma oggi l'unica strada è il turismo sostenibile. Avete visto quanti impianti abbandonati, hotel chiusi e case sfitte ci sono in ex stazioni sciistiche dove non va più nessuno?".
Troppo costose?
"Non ci sono più soldi e non c'è più la neve. Viviamo una crisi economica e ambientale insieme. Tra qualche anno, su cime come il Plan de Corones, al di sotto dei 2.500 metri, di neve ce ne sarà pochissima, ci sarà soltanto pioggia. Abbiamo invaso la montagna in un momento in cui ci sembrava giusto, adesso dobbiamo smontarla".
E come? Mettendo il numero chiuso? Vietando nuovi impianti?
"Una funivia ha lo stesso impatto ambientale disastroso di un'autostrada. Certamente non servono nuovi impianti, ma soprattutto serve un altro modo di vivere la montagna".
Faccia qualche esempio.
"Non solo sci da discesa, che è il più devastante di tutti, ma lo sci alpinismo. Corsa o bici. Tutti sport che insieme al camminare passano per la montagna e la lasciano così com'è".
Insomma, ci vuole fatica.
"La montagna vera è selezione. Se chiunque può salire sui ghiacciai, grazie a seggiovie sempre più inquinanti, si snatura tutto".
Lei vive buona parte dell'anno in Val d'Ayas, dove organizza il festival "Il richiamo della foresta". Anche i partecipanti del suo festival, come per Jovanotti, lasceranno tracce.
"È vero, ma noi siamo al massimo in cinque o seicento ogni giorno. Se diventassimo troppi credo che tornerei indietro. E poi si alloggia in tenda, abbiamo eliminato la plastica, usiamo soltanto materali biodegradabili".
Nei suoi libri parla spesso dei luoghi del silenzio. Bisogna andare sull'Himalaya per trovarli?
"No, bastano le nostre meravigliose Alpi. Ma ci vuole tanta fatica per conquistare quella pace".