Giovanni D'alò
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di GIOVANNI N. CIULLO - Foto di EMILIO TINI per D
Sara, Alia, Barbara, Alice e Ilaria: le “ragazze del pallone”. Volti simbolo di una nazionale che a giugno è attesa alla prova mondiale (dopo 20 anni dall’ultima volta). Per dare un calcio anche ai pregiudizi
Aggiornato alle 7 minuti di lettura
"Ci sono calciatori che vedono autostrade dove altri vedono solo sentieri", diceva Vujadin Boskov, indimentabile allenatore e genio degli aforismi-tormentone. Ed è quello che ci torna in mente dopo una giornata straordinaria con le ragazze della Nazionale, le azzurre protagoniste di una rivoluzione. Perché il calcio femminile non è mai stato così seguito, sponsorizzato, strillato in prima pagina (o su una copertina di D).
E alle italiane è riuscito un delitto quasi perfetto: andare al Mondiale (in Francia, dal 7 giugno), dopo vent'anni dall'ultima partecipazione. Mentre i maschi sono ancora lì a leccarsi le ferite per la clamorosa eliminazione prima dell'ultimo campionato iridato (in Russia, a luglio scorso), vissuto solo da spettatori: senza scarpette ai piedi e con il telecomando in mano.
Sorridono, le nostre sovversive. E si godono il momento. Proprio come nello shooting esclusivo che vedete in queste pagine. Consape…
"Ci sono calciatori che vedono autostrade dove altri vedono solo sentieri", diceva Vujadin Boskov, indimentabile allenatore e genio degli aforismi-tormentone. Ed è quello che ci torna in mente dopo una giornata straordinaria con le ragazze della Nazionale, le azzurre protagoniste di una rivoluzione. Perché il calcio femminile non è mai stato così seguito, sponsorizzato, strillato in prima pagina (o su una copertina di D).
E alle italiane è riuscito un delitto quasi perfetto: andare al Mondiale (in Francia, dal 7 giugno), dopo vent'anni dall'ultima partecipazione. Mentre i maschi sono ancora lì a leccarsi le ferite per la clamorosa eliminazione prima dell'ultimo campionato iridato (in Russia, a luglio scorso), vissuto solo da spettatori: senza scarpette ai piedi e con il telecomando in mano.
Sorridono, le nostre sovversive. E si godono il momento. Proprio come nello shooting esclusivo che vedete in queste pagine. Consapevoli del fatto che stanno scrivendo un pezzo di storia per questo sport e per la cultura del nostro paese. "Ne abbiamo fatta di strada dagli inizi", raccontano quasi all'unisono. "Spesso non c'erano squadre con cui allenarsi, quasi mai gli spogliatoi femminili, convincere genitori o insegnanti non è stato così facile. Le domande poi erano sempre le stesse: "Femmine che giocano a calcio? Ma siete 11? Ma il campo è uguale? E la porta com'è? E il pallone è rotondo? Ehi, non sembri un maschiaccio! Dai, non hai le gambe così grosse!"".
Eppure, nonostante questo, Sara, Alia, Alice, Barbara e Ilaria hanno saputo vedere un'autostrada dove gli altri vedevano solo sentieri. Tirando calci a un pallone e ai pregiudizi.
Sara Gama, 30 anni, difensore
Sara ti marca stretto
La sua fama la precede ("È una tosta", "Un leader innato", "Un esempio") e infatti Sara Gama è il capitano di questa Nazionale. "Nessuno giocava a calcio in famiglia, non è una passione che ho ereditato. Però, da che ricordi, ho sempre avuto una palla tra i piedi". Mamma triestina, padre congolese, può vantare 2 scudetti (con Brescia e Juve, dove milita dallo scorso anno) e una Barbie a lei dedicata "per la grinta con cui è in grado di ispirare ogni bambina". Seduta accanto a noi, sul divanetto di pelle rossa, Sara sceglie le parole con la stessa cura con cui marca stretto le avversarie. "Gli stereotipi? Io avevo la corazza abbastanza forte. E ho avuto una famiglia che mi ha lasciato fare quello che desideravo. Bisognerebbe chiedere però alle tante ragazzine che purtroppo hanno mollato strada facendo. Di certo se giocavi a calcio non era per fare carriera, io stessa i primi soldi li ho visti arrivando in serie A". E com'è oggi questa "rivoluzione"?, le chiediamo. "Ogni giorno una novità. A fine marzo all'Allianz Stadium di Torino, per Juve-Fiorentina, 40mila spettatori da record per il calcio femminile in Italia; per la prima volta le dirette di Sky di tutte le partite del nostro Mondiale; campagne come quelle di Nike Just Do It - Nulla può fermarci, per incoraggiare le ragazze a fare sport e a non mollare mai; un'attenzione dei media che non c'è mai stata e che cambia anche il mio tempo libero", dice fissandoci negli occhi. "Fino a ieri per esempio non sarei stata qui a fare un'intervista e un servizio da copertina con voi". Com'è Sara Gama vista dagli altri? "Una che riesce a cavarsela. Testarda, dura. Posso fare paura all'inizio, ma non mordo. Certo mi pongo dei dubbi, ma se decido, decido". E piange mai? "Mai in compagnia, per non rovinarmi la reputazione", aggiunge ironica. "Comunque l'ultima volta sarà stata davanti a un film, perché pare che anch'io abbia un cuore".
Alia Guagni, 32 anni, difensore, e Barbara Bonansea, 28 anni, attaccante
Alia gioca d'anticipo
"Da piccola, sulla porta di camera, appendevo bigliettini con i sogni che avrei voluto realizzare. Uno era: "Giocare un Mondiale"". Si accarezza i capelli, Alia, con un gesto che ripeterà più volte per cercare la concentrazione. "Ho iniziato a 9 anni, essendo figlia unica seguivo in tutto e per tutto mio cugino. Ho provato altri sport, compresi karate e ginnastica: invano. Così sono tornata al calcio, lavorando tanto su me stessa, cambiando vita e mentalità. Oggi con il pallone ci vivo e nonostante abbia 31 anni non riesco a vedere la mia vita senza calcio". Terzino e capitano di club (la Fiorentina, squadra della sua città con cui ha anche vinto uno scudetto), è cresciuta con il mito di "Batigol", quel Gabriel Batistuta che segnava gol a grappoli. "Sono un difensore, ma ho sempre guardato di più gli attaccanti". Da mamma Tiziana ha preso il lato razionale, da papà Andrea quello creativo, ma è la nonna la prima fan: "Ha la casa tappezzata di foto e ritagli che mi riguardano". Colleziona elfi ("Ora anche basta") e ama viaggiare e cucinare. Oltre alla velocità in campo ("Alia è straripante, esplosiva, persino "illegale" per quanto corre", ci diranno le sue compagne), si riconosce un talento speciale: "Sono schietta, sincera. Non pugnalerei nessuno alle spalle". Cosa si aspetta da questi Mondiali? " Andiamo di sicuro a fare bella figura, a rappresentare un movimento che sta crescendo. Le favorite sono le americane, ma preferisco incontrare loro piuttosto che le tedesche. E poi l'8 luglio prenoto un last minute e vado lontano, molto lontano".
Alici Parisi, 28 anni, centrocampista
Alice mette palla al centro
"Chi sono io? Una specie di MacGyver: a livello pratico sistemo tutto. È a livello emotivo che me la cavo un po' meno". Non è questione di preferenze o sadismo: ma la dolcezza timida di Alice Parisi, centrocampista col vizio del gol, fa venire voglia di riempirla di domande. "Posso rispondere dopo però?", abbozza lei sorridendo. Poi racconta: "A scuola ero quella attaccata alle reti durante la ricreazione, per guardare i maschi che facevano calcio. Così, a 8 anni, ce l'ho fatta. E sono "scesa in campo"". Origini trentine, montagna nel sangue, passione per la musica italiana, Alice ha una laurea in infermieristica in tasca. "Il saper mantenere la distanza con le persone mi ha permesso di innamorarmi di un lavoro così, in cui vedi tanta sofferenza ma puoi renderti utile. Sono un animale poco social e tra gli amici che si aspettano un invito a cena da me o quelli che si autoinvitano preferisco i secondi". Sul Mondiale, però, ha le idee chiare: "I risultati che abbiamo raggiunto nell'ultimo periodo non sono un episodio isolato. Il potenziale c'è, la voglia di andare fino in fondo anche. Siamo state fortunate a vivere questa transizione, è un momento magico. Non siamo le favorite? Non importa: in competizioni come queste spesso Davide può battere Golia".
Barbara va all'attacco
"E certo: andiamo in Francia per vincere, mica solo per partecipare", incalza Barbara Bonansea, centrocampista d'attacco della Juventus e della Nazionale, sedendo per questa intervista dopo aver saltato almeno una trentina di volte davanti al flash del fotografo. "Scherzi a parte andare ai Mondiali era l'obiettivo da quando è arrivato il nuovo ct, Milena Bertolini. E ora siamo contente, ma ancora affamate". Pippo Inzaghi tra i miti d'adolescenza ("Ma solo finché è rimasto alla Juve"), oggi vede in Cristiano Ronaldo un esempio di campione da seguire. "Lo vidi piangere per un secondo posto agli Europei con il Portogallo, quando aveva 21 anni e per chiunque altro sarebbe stato un successo. E pensai: questo ragazzo ha qualcosa in più. Ora che l'ho conosciuto a Torino posso dire che è anche un tipo gentile". Studia economia, ricorda gli inizi difficili ("Ero chiaramente una femmina, ma facevano di tutto per farmelo notare in campo. Soprattutto i genitori dei maschi. E storpiavano il mio nome in "Barbaro", forse si sentivano spiritosi"). Eppure non ha dubbi: "Il calcio mi ha formata e migliorata. Io ho un carattere spigoloso, ci metto un po' a dare confidenza e posso sembrare una che se la tira. Ma lo consiglio a tutti: se non volete che i vostri figli vivano davanti a uno smartphone, spingeteli da subito verso uno sport".
Ilaria Mauro, 30 anni, attaccante
Ilaria conclude a rete
"La vita noiosa, monotona, con troppe certezze, non fa per me. Mi affeziono alle persone, certo. Ma con la stessa rapidità se succede qualcosa riesco a staccarmene. Una famiglia mia? Per ora non ci penso, ma i bambini mi piacciono. So essere romantica, anche nostalgica, ma come dico sempre: "a tratti". E questo mio essere duplice, da buona Gemelli, spesso è un problema per gli altri. Ma scusa: non dovevamo parlare di calcio?". Ilaria Mauro, il "bomber", è un po' Attila nel corpo di una farfalla. "Forse sono "pazza", ma in senso buono. E non a caso il mio idolo è sempre stato Zlatan Ibrahimovi?", sorride. "A 3 anni ero già con mio fratello e il pallone in cortile o nel campetto dietro casa. Per sviarmi mi hanno mandata a pallavolo, ma dopo due anni in cui giocavo letteralmente con i piedi hanno ceduto. Mia mamma a malincuore, mia nonna senza capacitarsene". Per uscire dall'ambiente ovattato della famiglia, a 25 anni decide di andare a giocare in Germania. "È stata un svolta per me come persona e per la mia carriera. Ho imparato a conoscermi meglio e ad aprirmi". Su cosa puntate ai Mondiali? "Le altre hanno più esperienza, ma noi siamo umili e forti di testa". E questo calcio femminile? "Avanza! Non è più di serie B, ma non è ancora al livello dei maschi. Non so quando li raggiungeremo, ma intanto lo sappiano: stiamo andando a prenderli".
Sara Gama
nasce: a Trieste
il 27 marzo 1989.
ruolo: difensore.
gioca: nella Juventus.
debutto: "Da che io ricordi ho sempre avuto una palla tra i piedi".
miti: i calciatori tignosi.
tifoso n°1: sua
mamma Liliana.
tempo libero: amici, libri, film e serie tv.
dice: "Mi pongo dubbi, ma se decido, decido".
per le altre è: il Cap
(il capitano), Speedy,
"la più tosta tra noi".
Alia Guagni
nasce: a Firenze
il 1° ottobre 1987.
ruolo: terzino.
gioca: nella Fiorentina.
debutto: "A 9 anni, seguendo mio cugino".
miti: Gabriel "Batigol" Batistuta. E l'Eto'o
del Triplete con l'Inter.
tifoso n°1: la nonna, che ha casa tappezzata di suoi ritagli e foto.
tempo libero: cucina e viaggia. Colleziona elfi.
dice: "Sono schietta".
per le altre è: una forza della natura, esplosiva.
Alice Parisi
nasce: a Tione di Trento l'11 dicembre 1990.
ruolo: centrocampista.
gioca: nella Fiorentina.
debutto: "A 8 anni, dopo uno di pallavolo in cui giocavo coi piedi".
miti: Kakà e Fàbregas.
tempo libero: ama la musica italiana, andare
in montagna e guidare.
dice: "Sono "un MacGyver": a livello pratico sistemo tutto. A livello emotivo meno".
per le altre è: equilibrio, sorrisi e riservatezza.
Barbara Bonansea
nasce: a Pinerolo (To)
il 13 giugno 1991.
ruolo: attaccante.
gioca: nella Juventus.
debutto: "A 4 o 5 anni, con mio fratello".
miti: Pippo Inzaghi ai tempi della Juve. Ora Cristiano Ronaldo.
tifoso n°1: nonna Rita.
tempo libero: film e amici. Studia economia.
dice: "Ho qualche angolo spigoloso, ma
lo sport mi ha aiutata".
per le altre è: estrosa, affidabile, un po' lunatica.
Ilaria Mauro
nasce: a Gemona del Friuli il 22 maggio 1988.
ruolo: attaccante.
gioca: nella Fiorentina.
debutto: "A 3 anni in cortile e poi nel campetto dietro casa".
miti: tifava Udinese, ma era fan di Ibrahimovi?.
tifoso n°1: il papà.
dice: "Sono romantica e nostalgica. Ma "a tratti". È un problema per gli altri perché non mi garba tanto la vita monotona".
per le altre è: il bomber, buona, inafferrabile.
Tante sfide in una
L'appuntamento è per domenica 9 giugno alle 13: su Sky (che trasmetterà tutte le dirette) c'è la partita d'esordio delle azzurre nei Mondiali di calcio femminile, Italia-Australia. La coppa del mondo si disputa in Francia dal 7 giugno al 7 luglio. Per la nostra Nazionale, quindi, una doppia sfida: vincere in campo e conquistare (definitivamente) i cuori degli appassionati. Non sarà una passeggiata: la Francia padrona di casa, gli Usa (vincitori uscenti), la Germania, l'Inghilterra e il Canada sono le teste di serie di un campionato che si disputerà in 9 città. La prima partita a Parigi, la finale a Lione. L'Italia gioca a Valenciennes, nell'estremo Nord e a Reims. Nel nostro gruppo, il C, anche Brasile e Giamaica. Per i bookmaker le favorite sono le americane, seguite da Francia e Germania. Questi Mondiali, che si annunciano come i più seguiti di sempre per il calcio femminile, arrivano forti anche della spinta di campagne come quella lanciata da Nike: Just Do It - Nulla può fermarci, con cui si punta a una nuova generazione di atlete, per sostenerle e coinvolgerle nel mondo dello sport. Incoraggiando le ragazze a non mollare davanti alle difficoltà e con l'obiettivo di portarle a una reale parità con i colleghi maschi. Nike ha anche annunciato una partnership con l'Uefa per l'iniziativa Together #weplaystrong, piano quinquennale dell'Uefa per consolidare il calcio come principale sport di squadra femminile in Europa. Gloria Riva
Questa è la storia di copertina di D, in edicola con Repubblica sabato 13 aprile.