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Vincenzo Di Gennaro con la sorella al compleanno del padre Luigi 

La sorella del carabiniere ucciso: “Voglio giustizia, ma perdono l’uomo che ha sparato a Vincenzo”

 Il dolore della famiglia del maresciallo. Il padre: "Non riesco a pensarci ora. Mi hanno ammazzato un figlio"
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SAN SEVERO. «Voglio giustizia, ma perdono l’assassino». È lucida e determinata, nonostante la voce rotta dal pianto, Lucia Di Gennaro, la sorella maggiore di Vincenzo Di Gennaro, il maresciallo dei carabinieri ucciso a 46 anni sabato mattina a Cagnano Varano. «Il dolore è troppo grande e noi pensiamo soltanto a Vincenzo che non c’è più», dice la donna. «È normale sperare che venga fatta giustizia, ma non ho la forza di scagliarmi contro questo assassino. Voglio Dio nel cuore: il perdono è fondamentale. Perché siamo tutti poveri cristi, siamo carne da macello qui al Sud». In casa Di Gennaro, dove abita quella che un tempo si sarebbe detta una famiglia timorata di Dio, un cordone di parenti fa da filtro ai giornalisti. Ma il padre 84enne, don Luigi, non ci sta. Scuote la testa e sbotta: «Dobbiamo onorare la memoria di Vincenzo». E poi: «Io non sono a favore della pena di mo…
SAN SEVERO. «Voglio giustizia, ma perdono l’assassino». È lucida e determinata, nonostante la voce rotta dal pianto, Lucia Di Gennaro, la sorella maggiore di Vincenzo Di Gennaro, il maresciallo dei carabinieri ucciso a 46 anni sabato mattina a Cagnano Varano. «Il dolore è troppo grande e noi pensiamo soltanto a Vincenzo che non c’è più», dice la donna. «È normale sperare che venga fatta giustizia, ma non ho la forza di scagliarmi contro questo assassino. Voglio Dio nel cuore: il perdono è fondamentale. Perché siamo tutti poveri cristi, siamo carne da macello qui al Sud». In casa Di Gennaro, dove abita quella che un tempo si sarebbe detta una famiglia timorata di Dio, un cordone di parenti fa da filtro ai giornalisti. Ma il padre 84enne, don Luigi, non ci sta. Scuote la testa e sbotta: «Dobbiamo onorare la memoria di Vincenzo». E poi: «Io non sono a favore della pena di morte, sono un cattolico, ma per l’assassino di mio figlio l’ergastolo lo voglio».

Carabiniere ucciso a Cagnano Varano, il sindaco: "Persona straordinaria, violenza inaudita"


Come ha detto Matteo Salvini, non merita di uscire di galera fino alla fine dei suoi giorni. Sono le parole del ministro dell’Interno e io le ripeto. Vorrei che non uscisse più dal carcere. Perché nessuno ha il diritto di togliere la vita a un essere umano». E poi, con le lacrime agli occhi, ricorda l’ultima immagine che conserva del figlio. «Venerdì, prima di andare al lavoro. è venuto e mi ha detto: “Ciao papà, io me ne vado. Dammi un bacio”. Mi ha baciato per l’ultima volta e se n’è andato». Vedovo dal 2013, lo scorso 27 marzo don Luigi, un passato da imprenditore agricolo, aveva compiuto 84 anni. «Guardi questa foto», è l’invito di Lucia Di Gennaro. «Eravamo tutti insieme per festeggiare papà. Era il 31, l’ultima domenica di marzo: ci ritrovammo qui per il compleanno di mio padre, un uomo che è stato un faro per noi, un esempio di onestà. E Vincenzo lo ha seguito in questo».

Si sarebbero dovuti rivedere per trascorrere la Pasqua insieme: ancora una volta, Lucia, che fa l’insegnante e vive a Roma, sarebbe scesa a San Severo per riabbracciare il fratello e il padre. «Vincenzo amava il suo lavoro», racconta la donna. «Aveva coronato il sogno della sua infanzia: indossare la divisa. Un mestiere pesante che faceva con devozione e senso del dovere. Ha studiato tanto per diventare carabiniere. Non faceva nemmeno le ferie, perché pensava di dover essere chiamato da un momento all’altro per andare in servizio». E sabato pomeriggio, invece, l’appuntamento mancato è stato fra il maresciallo e la sua compagna, Stefania Gualano. «Ci saremmo dovuti vedere alle 3 e trascorrere poi la domenica delle Palme a casa del papà di Vincenzo».

Fidanzati da cinque anni, da pochi mesi la decisione di convivere: «Avevamo preso casa e il nostro progetto era di sposarci. Vincenzo era bravo, un giocherellone, ed era dolce, sempre pronto ad aiutare il prossimo. Un uomo eccezionale. Ora voglio giustizia e spero sia fatta. Mi aspetto che il suo assassino sia condannato all’ergastolo. Voglio che resti per sempre dentro, dietro le sbarre». Le fa eco il padre, don Luigi, che aggiunge: «Io sono per il perdono, come credente, ma adesso non me la sento. Forse dopo, ma ora assolutamente no. Non riesco nemmeno a pensarci: mi hanno ammazzato un figlio. Ero orgoglioso di Vincenzo. A Cagnano Varano hanno fatto una fiaccolata l’altra sera e c’era tutto il paese. Mio figlio era benvoluto da tutti, a eccezione dei pochi delinquenti che ci sono. Loro, i criminali, non possono volere il bene delle persone giuste. E l’hanno ucciso».