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Annunziata Verità, 93 anni, partigiana di Faenza 

25 Aprile, parla la partigiana: “Io sopravvissuta alla fucilazione, ai ragazzi dico: non rifate gli errori del passato”

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Annunziata Verità, 93 anni, si finse morta davanti al plotone di esecuzione: “Il fascismo sta rialzando la testa”. “In quel momento pensai: non piango, questa soddisfazione non voglio dargliela. Mi strappai le corde coi denti e scappai via”. “La politica di oggi non mi piace. Quelli della mia parte mi fanno arrabbiare, litigano, se facevamo così noi c’era ancora la dittatura”  
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FAENZA - Neanche i fascisti possono ammazzare una verità annunziata. Infatti non ci riuscirono, e Annunziata Verità è ancora qui, nella sua Faenza, ha 93 anni ed è piuttosto viva. Il 12 agosto del 1944, nel cimiterino di Rivalta, scampò alle pallottole del plotone di esecuzione che le forarono le braccia, poi al colpo di grazia che le strisciò soltanto la tempia. Si finse morta, sotto quattro cadaveri. Così, quando vennero per seppellirla, come in una scena da santo sepolcro lei non c'era più. Nella cittadina romagnola molti conoscevano la storia della partigiana resuscitata, ma solo pochi mesi fa, dopo 75 anni, Nunziatina, lontana nipote di don Giovanni Verità, il prete che aiutò Garibaldi, si è decisa a raccontarne tutti i particolari rocamboleschi a un ex giornalista dell'Unità, Claudio Visani, e lui ne ha tratto un libro, La ragazza ribelle, che è un po' anche una parabola sull&#…
FAENZA - Neanche i fascisti possono ammazzare una verità annunziata. Infatti non ci riuscirono, e Annunziata Verità è ancora qui, nella sua Faenza, ha 93 anni ed è piuttosto viva. Il 12 agosto del 1944, nel cimiterino di Rivalta, scampò alle pallottole del plotone di esecuzione che le forarono le braccia, poi al colpo di grazia che le strisciò soltanto la tempia. Si finse morta, sotto quattro cadaveri. Così, quando vennero per seppellirla, come in una scena da santo sepolcro lei non c'era più. Nella cittadina romagnola molti conoscevano la storia della partigiana resuscitata, ma solo pochi mesi fa, dopo 75 anni, Nunziatina, lontana nipote di don Giovanni Verità, il prete che aiutò Garibaldi, si è decisa a raccontarne tutti i particolari rocamboleschi a un ex giornalista dell'Unità, Claudio Visani, e lui ne ha tratto un libro, La ragazza ribelle, che è un po' anche una parabola sull'Italia post-fascista.

Nunziatina, lei crede ai miracoli?
"Ma quale miracolo. Il miracolo me lo feci da sola. Ero terrorizzata, assordata dallo sparo, ma mi sono arrangiata, ho tagliato la corda ai polsi coi denti, me ne sono rotto uno a forza di mordere, ho attraversato il fiume e mi son nascosta nel granoturco. Quelli della brigata nera avevano capito che ero andata per di là, ma non si volevano bagnare le scarpe, poverini, tirarono solo qualche raffica di mitra a caso fra le piante e se ne andarono".

E dopo?
"Sono stata in montagna coi partigiani di Corbari. Gli ultimi mesi prima della Liberazione li ho passati nascosta dalle suore, io, comunista...".
Annunziata da ragazza prima di essere condannata a morte 

Lei aveva diciott'anni, come aveva fatto una ragazza nata sotto il regime a diventare antifascista?
"A Faenza c'era quest'uomo, Achille Pantoli, che non camminava più, era paralizzato, io ero curiosa, mi raccontò che era comunista, che lo avevano mandato al confino e, non contenti, quando era tornato lo avevano massacrato di botte. Io ero una ragazzina, avrò avuto quindici anni, ma mi dissi: se i fascisti fanno queste cose io non sarò mai fascista".

Poi ci fu anche un amore...
"Il mio Max. Max Emiliani. lo avevo conosciuto dopo l'8 settembre, avevo 17 anni e lui sei di più, era nella Scansi, ma diceva che ero troppo giovane, che rischiavo troppo a fare la staffetta... Me lo ammazzarono prima che finisse l'anno".

Quando la arrestarono, lei capì che l'avrebbero fucilata?
"Quella notte, dopo l'interrogatorio, mi fecero firmare la mia stessa condanna a morte, a suon di ceffoni. Complice dei ribelli, c'era scritto. Alle sei di mattina ci caricarono sul camion e io pensai ecco, ci fucilano all'alba, come nei film".

C'erano anche i tedeschi?
"C'era un ufficiale, molto calmo e tranquillo, voleva rimandare l'esecuzione per interrogarci ancora. Ma tanto io non avevo detto nulla e non avrei detto nulla. Furono i fascisti a insistere per la fucilazione subito".

A cosa pensava quando la fecero girare di schiena, come i traditori, lungo il muro del cimitero?
"A non piangere. Dicevo: questa soddisfazione non gliela do. Pensavo che ero troppo giovane per morire. Pensavo ai miei genitori, che dolore avrebbero avuto. Pensavo, chissà se daranno a mio fratello le cento lire che avevo in tasca".

Dopo la guerra, i suoi fucilatori furono processati ma se la cavarono...
"Sono stata testimone in ventidue udienze. Ho avuto anche delle minacce. Quello che prese di più fece sette anni, qualcuno niente. Io quella storia dell'amnistia non gliel'ho perdonata, a Togliatti".

Li andò a cercare uno per uno, perché?
"Volevo vederli in faccia e dirgli quello che erano. Uno mi disse spavaldo: c'è ancora una pallottola per te. Uno lo andai a trovare che era in ospedale, gli urlai sono la Verità, mi riconosci? Mi tirarono via le infermiere, volevano darmi un calmante. A un altro riuscii anche a dare una botta in testa".

Però non ha mai raccontato tanto la sua storia, perché?
"Dopo la guerra volevo dimenticare. Anche queste interviste mi fanno male, mi fanno ricordare. Ho pensato ad altre cose. Ho fatto l'operaia alla Omsa, a cucire le calze. Poi la bidella al liceo scientifico. Cose belle e amore ne ho avuti, anche se non mi sono mai sposata".

Non le piace fare la parte dell'eroina? Lei ha fatto parte della storia...
"Allora, devo mettere la bandiera fuori dalla finestra? Arrigo Boldrini, il presidente dell'Anpi, mi voleva un gran bene, ma non mi sono mai messa al collo un fazzoletto".

Lei ha vissuto il ritorno alla democrazia, le è piaciuta quella Italia?
"No. Abbiamo dimenticato cos'è stato il fascismo, non lo abbiamo fatto studiare ai giovani. I professori ci vanno troppo piano. Così il germe è rimasto".

Che cos'è il fascismo, Nunziatina?
"Prepotenza. Ma abbiamo vinto noi. Non doveva più esistere".

Invece...
"Rialza la testa. Lo so, le vedo le notizie. Io non so come fa un ragazzo a diventare fascista oggi. È che non glielo fanno studiare. Nelle scuole ci vado volentieri quando mi chiamano, dico a tutti, ragazzi, pensate come volete ma fascisti mai, mai, mai".

Ci va a votare?
"Mai mancata una volta. Ma la politica di oggi non mi piace. Quelli della mia parte mi fanno arrabbiare, litigano, si dividono, se facevamo così noi c'era ancora il fascismo".

Domani andrà alla festa del 25 aprile?
"Vado a una cerimonia qui sulle colline di Faenza. È una festa? Devo mettermi l'abito da sera?".