Cronaca

La marcia per Lucano, sindaco esiliato

In 500 in cammino da Riace a Stignano per incontrare "Mimmo", accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Attivisti, artisti e neri di San Ferdinando: "Questa è una battaglia di umanità"

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RIACE (Reggio Calabria) - Se Lucano non può andare a Riace, è Riace ad andare da lui. Nella giornata in cui il borgo dell’accoglienza tiene a battesimo la Fondazione “È stato il vento”, pensata per far ripartire senza fondi pubblici i progetti di accoglienza e integrazione che il Viminale ha cancellato, un lungo serpentone di persone si è messo in cammino per incontrare il sindaco sospeso ed esiliato.

“Non è una manifestazione, non è un corteo”, dice Chara Sasso, veterana di Recosol (Rete dei comuni solidali) e anima della nuova fondazione, “ma un salutare trekking di un quarto d’ora”. C’è da percorrere la strada che dal cuore del paese si arrampica sulle colline, su, fino a Stignano, per raggiungere quel confine che Mimmo Lucano, per ordine dei giudici, non può varcare. Ma nessuno si fa spaventare dalla pendenza o dal sole a picco di una primavera che finalmente è arrivata anche nel Sud Italia.
Dall’anfiteatro del paese si vede un serpentone di più di 500 persone che si mette in cammino per incontrare Lucano. Ci sono gli attivisti della prima ora, che fin da quando il sindaco sospeso è finito ai domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio si sono schierati con lui e chi ha deciso che oggi sarebbe stata l’occasione buona per conoscere il borgo dell’accoglienza e chi l’ha pensato. C’è chi è arrivato da Reggio Calabria, Lamezia, Catanzaro, Cosenza e chi è partito ieri notte dal Centro e Nord Italia per essere presente oggi a Riace. Ci sono sindacalisti, attivisti di partiti e comitati, con o senza bandiere delle loro battaglie, ma soprattutto tanta gente comune. Riacesi di nascita e di adozione, ragazzi della tendopoli di San Ferdinando, “perché qui siamo neri, ma non stranieri”. Ci sono gli artisti.

Alcuni, come Dario Brunori e i Marlene Kuntz, sono nomi ormai noti sulla scena nazionale, altri si muovono sui circuiti locali. Tutti quanti hanno firmato il manifesto “Artisti per Riace” e tutti – hanno promesso – troveranno il modo di includere il paese in tour e iniziative culturali. “La mia presenza qui oggi – dice il cantautore calabrese Brunori – è dettata dall’idea di non volermi arrendere alla paura. Pragmaticamente, quello che è diverso da noi è un’opportunità, non una minaccia. Io oggi sono qui per affermare che quello che ci vogliono raccontare come minaccia, come invasione, è un’opportunità”. I Marlene arrivano dal Piemonte, lì sono nati e da lì è partita la loro lunga carriera. Ma non è diversa la loro visione del borgo della Locride, divenuto per molti un punto di riferimento, una battaglia e forse una speranza comune.
È questo il popolo che Mimmo Lucano attende sul ciglio della strada, all’ombra di un roveto. Impressionato dalla marea di gente che lo travolge, si alza sulle punte senza riuscire a vedere la fine del serpentone di persone che si arrampica sulla strada che taglia i campi gialli di fiori. Tutti lo abbracciano, lo baciano, lui, quasi stranito, si guarda intorno. Quando arriva Peppino Lavorato, ex sindaco comunista di Rosarno ed ex parlamentare, memoria viva di quella sinistra calabrese che ha pagato con il sangue la lotta alla mafia, Lucano si commuove.

“Fuori da ogni retorica, vi devo dire grazie, perché è incredibile quello che sta succedendo qui – dice il sindaco sospeso ed esiliato –. Non mi hanno dato la possibilità di essere con voi neanche per un giorno, ma io non voglio la commiserazione o la pietà dei giudici, né mi voglio sottrarre ai processi. Io voglio giustizia. Ho cercato di fare il sindaco per dare un forte contributo a questa terra. Cos’ho fatto di così grave per impedire che mi sia concesso di tornare anche solo per un paio d’ore?”. A volte, continua Lucano, “è complicato, perché prevale lo sconforto, ma bisogna resistere, come dice padre Alex Zanotelli, e bisogna fare un ragionamento collettivo”. Riace, conferma la folla che gli si stringe attorno, è una battaglia che va oltre la Locride e la Calabria, “è una battaglia di umanità”, dice una dottoressa arrivata da Padova.

Partono gli applausi, si canta “Bella ciao”, c’è chi alza il pugno verso il cielo. Poi tocca andare “altrimenti va a finire che passiamo tutti per pericolosi criminali, colpevoli di adunata sediziosa e chissà quali altri reati” si commenta fra i presenti. Piano, piano, il serpentone di gente scende giù verso il borgo. C’è un palco aperto e chi ne ha voglia può suonare. “Trasiti e favorite”, entrate e accomodatevi, è il motto della manifestazione. E a Riace, sono stati in tanti a bussare.