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I ragazzi di Europhonica ieri a Novara: fino al 30 maggio il loro tour porterà la web radio negli atenei di tutta Italia 

I ragazzi dell’Europa: “Antonio vive in noi”

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Gli amici di Megalizzi, ucciso a Strasburgo, da ieri, giorno del suo trentesimo compleanno, portano la sua web radio in giro per l’Italia. “Raccontiamo a tutti che la Ue è la nostra casa”
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NOVARA - "Non è impossibile pensare un altro mondo, durante notti di paura e di dolore. Sarebbe comodo andarsene per sempre, andarsene così". Antonio Megalizzi ascoltava queste parole di una famosa canzone dei Baustelle quando la sera dell'11 dicembre scorso, a Strasburgo, è stato colpito a morte dall'attentatore islamista Cherif Chekatt. Accanto a lui, per strada e a pochi passi dal Parlamento europeo, c'era il franco-polacco Barto Pedro Orent-Niedzielski, pure ucciso. Antonio ieri avrebbe compiuto 30 anni: per abbracciarlo un'altra volta, amici, compagni di studio e colleghi giornalisti di tutta Italia si sono collegati con Novara e Vercelli, ospiti dell'ateneo del Piemonte Orientale.
Antonio Megalizzi, 29 anni, il giornalista morto nell'attentato di Strasburgo lo scorso dicembre 

Migliaia di ragazzi tra i 21 e i 29 anni, nati in una Ue se…
NOVARA - "Non è impossibile pensare un altro mondo, durante notti di paura e di dolore. Sarebbe comodo andarsene per sempre, andarsene così". Antonio Megalizzi ascoltava queste parole di una famosa canzone dei Baustelle quando la sera dell'11 dicembre scorso, a Strasburgo, è stato colpito a morte dall'attentatore islamista Cherif Chekatt. Accanto a lui, per strada e a pochi passi dal Parlamento europeo, c'era il franco-polacco Barto Pedro Orent-Niedzielski, pure ucciso. Antonio ieri avrebbe compiuto 30 anni: per abbracciarlo un'altra volta, amici, compagni di studio e colleghi giornalisti di tutta Italia si sono collegati con Novara e Vercelli, ospiti dell'ateneo del Piemonte Orientale.
Antonio Megalizzi, 29 anni, il giornalista morto nell'attentato di Strasburgo lo scorso dicembre 

Migliaia di ragazzi tra i 21 e i 29 anni, nati in una Ue senza frontiere interne, alla vigilia delle elezioni europee vogliono che "la voce di Antonio non si spenga e continui a parlarci". Così hanno dato il via a "Europhonica on Tour", che fino al 30 maggio per la prima volta porterà nelle università del Paese i giovani e le trasmissioni delle web radio per cui Antonio e Bartek hanno perso la vita. Per il debutto degli incontri, sul ruolo cruciale dell'Unione europea nella vita della "generazione Erasmus", si sono collegate le 28 emittenti universitarie del circuito RadUni, che quattro anni fa hanno creato il format internazionale "Europhonica". Le trasmissioni sono riprese l'11 febbraio: riascoltare ieri la voce di Antonio, nei suoi pezzi e nelle sue interviste, ha commosso tutti. "Non ci fermeremo - dice Andrea Fioravanti, 28 anni, amico di Megalizzi e direttore editoriale di "Europhonica" - nemmeno se l'onda sovranista cercasse di demolire la nostra casa Europa. Milioni di giovani vogliono capire perché invece la Ue è essenziale, come funziona, il suo impatto concreto sulle nostre vite. Siamo nati per spiegare in modo semplice l'universo minimo in cui ci muoviamo noi ragazzi, per smascherare le notizie false che logorano l'immagine dell'Europa. Se fossero vivi, Antonio e Bartek oggi sarebbero qui a discuterne con noi".

Una ventina gli studenti-giornalisti delle radio universitarie che nell'aula consiliare hanno animato la prima tappa del tour di "Europhonica". Tra loro anche Caterina Moser, 22 anni, direttrice dell'emittente per l'Italia. L'11 dicembre, assieme all'amica Clara Stevanato di 27 anni, al momento dell'attacco era a dieci metri da Antonio e Bartek. Il killer le puntò la pistola alla fronte, prima di spostare la canna contro i ragazzi. "L'unico modo per resistere al dolore - dice - è proseguire il loro lavoro. Non siamo lobbisti ingenui della Ue, ma giovani europei con il diritto e il dovere di votare in modo consapevole per qualcosa che ci riguarda. I partiti usano questo voto nella lotta per il potere nazionale e i media devono raccontare questa deriva. Noi, in modo pop e con l'elmetto in testa, ci concentriamo invece sui fondamentali della comune vita europea".

Social intasati dai commenti degli studenti. Chi ricorda che "7 leggi nazionali su 10 sono nate a Bruxelles", chi spiega che "la Ue è come il Trono di Spade che dobbiamo difendere", chi ricorda che gli universitari sono "i cavalieri Jedi che combattono per salvare il mondo in cui sono nati e in cui vogliono vivere". Bandite le vecchie ideologie: tra i ragazzi dell'arcipelago Europhonica è emerso in modo chiaro che "dei contenuti Ue è giusto discutere, ma il contenitore Europa è fuori discussione". "L'idea di unire le web radio universitarie del continente - dice Fabiano Catania, laurea in Scienze della comunicazione e stage a Dublino - ci è venuta nel 2015, anno dell'attacco terroristico al Bataclan e a Parigi. Ci siamo chiesti cosa potevamo fare, quale sarebbe stato il nostro futuro senza istituzioni condivise in grado di affrontare insieme, ad esempio, la sfida epocale dell'accoglienza. Abbiamo capito che l'unica via praticabile è aprirsi ancora di più e restare uniti grazie alle nostre diversità, rifiutando i fili spinati".
Prima preoccupazione, tra le centinaia postate durante la diretta web, "perdere le conquiste date per scontate". Nell'ordine: pace, libertà, democrazia, libera circolazione e moneta unica. "I giovani che senza passaporto si spostano da una nazione all'altra in Flixbus e con lo zainetto in spalla - dice Alice Plata, responsabile nazionale di RadUni - non sono solo l'icona di ciò che Antonio è stato. Studiano e lavorano in uno spazio comune che è oggi l'universo minimo naturale. Per difenderlo da egoismi politici e fake news, che lo dipingono come lontano, costoso e inutile, servono cultura, educazione, istruzione e informazione. Famiglie, scuola, università e media sono in campo per la stessa battaglia".

Anche qui, nell'ex caserma Perrone trasformata in ateneo, sono arrivati con mezzi propri e "per la gioia di fare qualcosa gratuitamente". Su Repubblica del 4 maggio hanno letto l'"appello ai giovani europei" di Federica Megalizzi, sorella di Antonio, e della fidanzata Luana Moresco, motori della nascente fondazione che si richiama ai "valori europei e ai diritti universali" per proseguire "le lotte di giornalisti assassinati, delle vittime di mafie e terrorismi". "Chi ci ha colpito - dice Amanda Luisa Guida, 22 anni, redattrice di "Europhonica" - ci ha rafforzato. Prima era Antonio a non dormire mai per capire e per spiegare. Adesso siamo migliaia, in ogni Paese Ue. L'Europa non è l'eredità dei nonni, o un raduno di vecchi burocrati. Siamo noi e non ci faremo da parte". È quasi sera quando i microfoni di "Europhonica" vengono chiusi. È nata la "generazione-Megalizzi", antagonista del "partito della paura". Per festeggiare i 30 anni di Antonio, vivo nel cuore di tutti, viene trasmessa di nuovo Andarsene così: "Sarebbe splendido amarsi veramente, riuscire a farcela e non pentirsi mai".