Ilaria Cucchi: "L'Arma per la prima volta con noi"
Cucchi, l'Arma e il governo parte civile
Carlo Bonini
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di CARLO BONINI
Chiesti i danni agli otto militari del depistaggio: “Hanno danneggiato l’immagine dei Carabinieri”. La sorella: “Atto senza precedenti”
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ROMA. Dunque, è successo. L’appartenenza di Corpo, la malta che ha cementato l’omertà, l’infedeltà e il doppio depistaggio (nel 2009 e nel 2015) nel caso Cucchi, collassa dopo dieci anni con la formalizzazione di un atto con cui il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, la Presidenza del Consiglio, i ministeri di Interno e Difesa, chiedono la costituzione di parte civile e il risarcimento del danno agli otto militari (il generale Alessandro Casarsa, il colonnello Francesco Cavallo, il maresciallo Massimiliano Colombo Labriola, il maggiore Luciano Soligo, il colonnello Lorenzo Sabatino, il capitano Tiziano Testarmata, i carabinieri Francesco Di Sano e Luca De Cianni) di cui il pm Giovanni Musarò ha chiesto il rinvio a giudizio per reati che vanno dal falso, all’omessa denuncia, alla calunnia. Per giunta, affiancati nella loro richiesta, oltre che dagli agenti di polizia penitenziaria calunniati nel primo processo, dalla fam…
ROMA. Dunque, è successo. L’appartenenza di Corpo, la malta che ha cementato l’omertà, l’infedeltà e il doppio depistaggio (nel 2009 e nel 2015) nel caso Cucchi, collassa dopo dieci anni con la formalizzazione di un atto con cui il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, la Presidenza del Consiglio, i ministeri di Interno e Difesa, chiedono la costituzione di parte civile e il risarcimento del danno agli otto militari (il generale Alessandro Casarsa, il colonnello Francesco Cavallo, il maresciallo Massimiliano Colombo Labriola, il maggiore Luciano Soligo, il colonnello Lorenzo Sabatino, il capitano Tiziano Testarmata, i carabinieri Francesco Di Sano e Luca De Cianni) di cui il pm Giovanni Musarò ha chiesto il rinvio a giudizio per reati che vanno dal falso, all’omessa denuncia, alla calunnia. Per giunta, affiancati nella loro richiesta, oltre che dagli agenti di polizia penitenziaria calunniati nel primo processo, dalla famiglia Cucchi e dal carabiniere Riccardo Casamassima (il primo militare a rompere il muro del silenzio), anche dal Sindacato dei militari italiani, il cui segretario generale, Luca Marco Comellini, ha spiegato come «la scelta di essere accanto alla famiglia Cucchi e alle Istituzioni sia per tutelare la parte sana dell’Arma, che esiste». Ha dunque ragione Ilaria Cucchi a parlare di «atto senza precedenti, che riavvicina una famiglia e i cittadini del Paese allo Stato». Non fosse altro che per gli argomenti con cui, nelle tredici cartelle depositate dall’Avvocatura dello Stato di fronte al gup Antonella Minunni (che si è riservata una decisione), Presidenza del Consiglio, Interno, Difesa e Comando Generale, hanno motivato la decisione. (ansa)
«Gli imputati — si legge — hanno cagionato un grave danno patrimoniale e morale. Le imputazioni sono particolarmente gravi, anche per le modalità di azione, avuto particolare riguardo alla qualità di appartenenti all’Arma, ed hanno sortito l’effetto criminoso di sviare l’accertamento pieno di un’attività delittuosa». E che a manomettere la ricerca della verità, a calunniare degli innocenti, siano stati uomini che indossano l’uniforme è evidentemente un’aggravante. «I militari, con atti e comportamenti palesemente contrari ai principi di rettitudine e moralità, hanno abusato delle loro qualifiche e funzioni, in evidente violazione degli obblighi di servizio e dei doveri del proprio status, per finalità assolutamente contrarie agli interessi e ai compiti propri dell’Arma. E le loro condotte hanno intralciato in modo gravissimo il normale sviluppo ed esito delle indagini di polizia giudiziaria e l’attività dell’Autorità giudiziaria che hanno per questo dovuto impiegare cospicue risorse di uomini e mezzi per verificare quanto realmente accaduto in occasione del fermo e arresto di Stefano Cucchi». L’Arma nel suo complesso ne è stata sfregiata. «La rilevanza mediatica della vicenda — annota ancora l’Avvocatura — le notizie delle condotte infedeli, hanno proiettato agli occhi dell’opinione pubblica un’immagine alterata dell’Arma che ne ha danneggiato l’immagine di garante dei principi di legalità, imparzialità, efficienza e trasparenza».
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Il conto sarà salato. L’Avvocatura, che si riserva di quantificare il danno in separata sede e comunque all’esito di quello che sarà il processo, chiede in ogni caso agli otto militari una provvisionale (la cifra con cui viene anticipata una parte del risarcimento) che in caso di condanna non sia «inferiore ai 120 mila euro». Destinati a lievitare esponenzialmente. Considerando che, oltre ai risarcimenti dovuti alla famiglia Cucchi, soltanto gli agenti penitenziari calunniati chiederanno ciascuno 1 milione di euro. E che a questo andranno aggiunti i «danni materiali e di immagine» per ministeri, Comando generale e Presidenza del Consiglio. Partirà presto anche l’iter disciplinare dell’Arma. Da questo momento gli otto militari potranno essere sospesi (taglio del 50 per cento del salario e congelamento della carriera per 5 anni) o trasferiti per incompatibilità a discrezione del Comandante generale Giovanni Nistri.