“A Palamara quarantamila euro per una nomina”
Carlo Bonini , di CARLO BONINIPerquisita la casa del magistrato, indagati il togato del Csm Spina e il pm Fava. Mazzette per la scelta del procuratore di Gela. “Ma il Colle bloccò tutto”
ROMA - Le carte con cui la Procura di Perugia, all'alba, accompagna perquisizioni e avvisi di garanzia dell'indagine arrivata al cuore del Csm sono l'incipit di un Romanzo Nero che racconta un mercato dove tutto è in vendita: la nomina dei procuratori della Repubblica - ieri Gela, un domani Roma e Perugia - il segreto di indagine e di ufficio, il killeraggio di colleghi scomodi o semplicemente concorrenti a incarichi che si vuole per sé. Usando, di volta in volta, ogni relazione e interlocuzione possibile. Anche politica. Quella che, nella vicenda personale di Luca Palamara, porta il nome dei parlamentari del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti.
Nelle diciannove cartelle di decreto di perquisizione firmate dai pm Gemma Miliani e Mario Formisano, l'ex presidente dell'Anm e oggi pm a Roma, Luca Palamara ha l'attitudine, il fare, di chi, dopo "aver venduto la propria funzione" di consigliere del Csm "dal 2014 al 2017" a un'accolita …
Nelle diciannove cartelle di decreto di perquisizione firmate dai pm Gemma Miliani e Mario Formisano, l'ex presidente dell'Anm e oggi pm a Roma, Luca Palamara ha l'attitudine, il fare, di chi, dopo "aver venduto la propria funzione" di consigliere del Csm "dal 2014 al 2017" a un'accolita …
ROMA - Le carte con cui la Procura di Perugia, all'alba, accompagna perquisizioni e avvisi di garanzia dell'indagine arrivata al cuore del Csm sono l'incipit di un Romanzo Nero che racconta un mercato dove tutto è in vendita: la nomina dei procuratori della Repubblica - ieri Gela, un domani Roma e Perugia - il segreto di indagine e di ufficio, il killeraggio di colleghi scomodi o semplicemente concorrenti a incarichi che si vuole per sé. Usando, di volta in volta, ogni relazione e interlocuzione possibile. Anche politica. Quella che, nella vicenda personale di Luca Palamara, porta il nome dei parlamentari del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti.
Nelle diciannove cartelle di decreto di perquisizione firmate dai pm Gemma Miliani e Mario Formisano, l'ex presidente dell'Anm e oggi pm a Roma, Luca Palamara ha l'attitudine, il fare, di chi, dopo "aver venduto la propria funzione" di consigliere del Csm "dal 2014 al 2017" a un'accolita di professionisti del maneggio - gli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore, il faccendiere Fabrizio Centofanti - scroccando viaggi, cene, e persino "il solitario" da 2 mila euro da mettere al dito della sua amica - Adele Attisani - è pronto a offrire ciò che coloro a cui si è venduto gli chiedono. Che sia mettere a capo della Procura di Gela, per 40 mila euro, un magistrato che non lo merita (Giancarlo Longo), o annichilire un pm di Siracusa (Marco Bisogni) che ha la colpa di fare bene il suo mestiere ed è diventato un problema per gli "amici".
E poco importa poi che, nel 2018, Palamara esca dal Csm per fare ritorno in Procura. Il suo ruolo di leader della corrente Unicost gli garantisce non solo occhi e orecchie nel consiglio, ma anche l'obbedienza cieca di un collega, il consigliere togato Luigi Spina, che lo avvisa dell'indagine che pende a Perugia e dell'esposto "secretato e chiuso in cassaforte" che Stefano Fava, pm a Roma, "angelo custode" pronto, a quanto pare, a manipolare e farsi manipolare, ha depositato per sfregiare la reputazione di Giuseppe Pignatone e del suo aggiunto Paolo Ielo. E che può essere usato come arma contundente per pesare nei giochi da cui dipende non solo la nomina del nuovo Procuratore di Roma ma anche di quello di Perugia, dove, nei piani, va messo chi chiuderà senza danni l'inchiesta che lo riguarda e, piuttosto, farà passare qualche brutto quarto d'ora al "nemico" Ielo. Un verminaio, insomma. In cui ogni dettaglio parla.
Lo stop di Mattarella
Dei "40 mila euro" a quanto pare versati a Palamara da Centofanti e Calafiore per indirizzare la nomina del Procuratore di Gela, parla a verbale Giancarlo Longo, il magistrato che Palamara avrebbe dovuto issare senza merito su quella poltrona e che sarà poi bloccato dal "no" del Capo dello Stato e presidente del Csm Sergio Mattarella. Era il 2015 e, racconta Longo, "incontrai Palamara, allora consigliere del Csm, a Roma, in un centro sportivo. Lui gestiva i voti di Unicost e mi disse di essere disponibile a farmi nominare Procuratore di Gela o anche altrove. In quell'occasione, non parlammo di soldi". E non era l'ambizione a spingere Longo verso Gela, come lui stesso ammette, "ma l'interesse che l'avvocato Amara aveva per i procedimenti che pendevano a Gela su Eni".
Il pm da screditare
I 40 mila euro non sono l'intero prezzo della corruzione, né un'una tantum. Palamara - a leggere le carte - "mette a disposizione la funzione" e dunque costa, perché a Palamara, alla sorella, e alla sua amica Adele Attisani piacciono i luoghi e le cose belle (come racconta in queste pagine Maria Elena Vincenzi).
Del resto, quello che la coppia Amara-Colafiore chiede a Palamara, spesso attraverso Centofanti, richiede pelo sullo stomaco. Come sfregiare professionalmente Marco Bisogni, pm di Siracusa, che indaga proprio su Amara e che è titolare di procedimenti che gli stanno a cuore (Eni). Amara monta contro Bisogni un pretestuoso esposto disciplinare di cui il Procuratore generale della Cassazione chiede l'archiviazione. E che Palamara, al contrario, in quel momento componente della commissione disciplinare del Csm, tiene vivo (manovra perché venga rigettata dalla commissione del Csm la richiesta di archiviazione). Consapevole, tuttavia, che a quel pm nulla possa rimproverarsi, come poi dimostrerà la sua completa assoluzione disciplinare.
Fava l'angelo, Ielo il nemico
Essere uscito dal Csm nel 2018, con l'insediamento di una nuova consiliatura, non modifica lo spartito. Palamara continua a muoversi al centro di un canovaccio se possibile ancora più spregiudicato. Grazie a Luigi Spina, consigliere togato della Prima commissione del Consiglio e suo collega di corrente, viene informato tra l'aprile e il maggio di quest'anno di ciò che non dovrebbe sapere. Di essere stato iscritto al registro degli indagati per corruzione dalla Procura di Perugia e dell'esposto "secretato" che il suo collega pm a Roma, Stefano Fava, ha presentato contro Pignatone e Ielo. La cosa lo rende euforico. "Un angelo custode io ce l'ho - dice al telefono al suo amico e collega Spina - Sei spuntato te e m'è spuntato Stefano (Fava, ndr) che è il mio amico storico". Spina lo rassicura: "Ora che è spuntato Stefano si va fino in fondo".
Palamara, a leggere la carte, ha ragione a definire Fava il suo "angelo". Perché è da Fava (per un periodo titolare delle indagini su Amara e Centofanti) che ha ricevuto informazioni coperte da segreto che gli hanno consentito di ricostruire dove sia nata l'inchiesta che lo riguarda a Perugia e su quali circostanze di fatto si basi, in modo da poter prendere delle contromisure. Ed è comprensibile perché pensi di poter finalmente "risolvere quel cazzo che m'hanno combinato a Perugia". In due mosse. La prima: facendo girare quell'esposto "secretato" come fango nel ventilatore (vengono buoni per questo i quotidiani "il Fatto" e "la Verità" che lo pubblicano in contemporanea mercoledì scorso). La seconda: fare in modo che Fava aggiunga all'esposto anche una denuncia nei confronti di Ielo a Perugia.
Lotti, Ferri e le mire su Perugia
Di quello che ha in testa, Palamara parla il 9 maggio scorso con Spina e "due parlamentari", che le carte non nominano e che sono i Pd Cosimo Ferri (sottosegretario alla Giustizia in tre governi e uomo forte della corrente Magistratura indipendente) e l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti. Se Fava deve distruggere Paolo Ielo a Perugia (e a questo scopo Andrea De Giorgio, commercialista di Palamara, avrebbe già cominciato a raccogliere materiali sul fratello di Ielo) è necessario trovare un nuovo Procuratore che in quella città lo ascolti (il successore di Luigi De Ficchy). "Non ho un cazzo di nessuno lì", dice Palamara, che quindi si dice pronto ad appoggiare un candidato che faccia "quella cosa lì". Distruggere Ielo, appunto. Come dice soddisfatto anche Luigi Spina, annunciando a Palamara che si preparano ad ascoltare in Consiglio Fava e le sue accuse a Pignatone e Ielo. "Avrai la tua rivincita - dice Spina a Palamara - Sarà Ielo a doversi difendere a Perugia, perché noi Fava lo chiamiamo". Palamara, di rimando, rilancia. "È adesso che lo devi chiamare. O mi metto a fare il matto" .
Nelle diciannove cartelle di decreto di perquisizione firmate dai pm Gemma Miliani e Mario Formisano, l'ex presidente dell'Anm e oggi pm a Roma, Luca Palamara ha l'attitudine, il fare, di chi, dopo "aver venduto la propria funzione" di consigliere del Csm "dal 2014 al 2017" a un'accolita di professionisti del maneggio - gli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore, il faccendiere Fabrizio Centofanti - scroccando viaggi, cene, e persino "il solitario" da 2 mila euro da mettere al dito della sua amica - Adele Attisani - è pronto a offrire ciò che coloro a cui si è venduto gli chiedono. Che sia mettere a capo della Procura di Gela, per 40 mila euro, un magistrato che non lo merita (Giancarlo Longo), o annichilire un pm di Siracusa (Marco Bisogni) che ha la colpa di fare bene il suo mestiere ed è diventato un problema per gli "amici".
E poco importa poi che, nel 2018, Palamara esca dal Csm per fare ritorno in Procura. Il suo ruolo di leader della corrente Unicost gli garantisce non solo occhi e orecchie nel consiglio, ma anche l'obbedienza cieca di un collega, il consigliere togato Luigi Spina, che lo avvisa dell'indagine che pende a Perugia e dell'esposto "secretato e chiuso in cassaforte" che Stefano Fava, pm a Roma, "angelo custode" pronto, a quanto pare, a manipolare e farsi manipolare, ha depositato per sfregiare la reputazione di Giuseppe Pignatone e del suo aggiunto Paolo Ielo. E che può essere usato come arma contundente per pesare nei giochi da cui dipende non solo la nomina del nuovo Procuratore di Roma ma anche di quello di Perugia, dove, nei piani, va messo chi chiuderà senza danni l'inchiesta che lo riguarda e, piuttosto, farà passare qualche brutto quarto d'ora al "nemico" Ielo. Un verminaio, insomma. In cui ogni dettaglio parla.
Lo stop di Mattarella
Dei "40 mila euro" a quanto pare versati a Palamara da Centofanti e Calafiore per indirizzare la nomina del Procuratore di Gela, parla a verbale Giancarlo Longo, il magistrato che Palamara avrebbe dovuto issare senza merito su quella poltrona e che sarà poi bloccato dal "no" del Capo dello Stato e presidente del Csm Sergio Mattarella. Era il 2015 e, racconta Longo, "incontrai Palamara, allora consigliere del Csm, a Roma, in un centro sportivo. Lui gestiva i voti di Unicost e mi disse di essere disponibile a farmi nominare Procuratore di Gela o anche altrove. In quell'occasione, non parlammo di soldi". E non era l'ambizione a spingere Longo verso Gela, come lui stesso ammette, "ma l'interesse che l'avvocato Amara aveva per i procedimenti che pendevano a Gela su Eni".
Il pm da screditare
I 40 mila euro non sono l'intero prezzo della corruzione, né un'una tantum. Palamara - a leggere le carte - "mette a disposizione la funzione" e dunque costa, perché a Palamara, alla sorella, e alla sua amica Adele Attisani piacciono i luoghi e le cose belle (come racconta in queste pagine Maria Elena Vincenzi).
Del resto, quello che la coppia Amara-Colafiore chiede a Palamara, spesso attraverso Centofanti, richiede pelo sullo stomaco. Come sfregiare professionalmente Marco Bisogni, pm di Siracusa, che indaga proprio su Amara e che è titolare di procedimenti che gli stanno a cuore (Eni). Amara monta contro Bisogni un pretestuoso esposto disciplinare di cui il Procuratore generale della Cassazione chiede l'archiviazione. E che Palamara, al contrario, in quel momento componente della commissione disciplinare del Csm, tiene vivo (manovra perché venga rigettata dalla commissione del Csm la richiesta di archiviazione). Consapevole, tuttavia, che a quel pm nulla possa rimproverarsi, come poi dimostrerà la sua completa assoluzione disciplinare.
Fava l'angelo, Ielo il nemico
Essere uscito dal Csm nel 2018, con l'insediamento di una nuova consiliatura, non modifica lo spartito. Palamara continua a muoversi al centro di un canovaccio se possibile ancora più spregiudicato. Grazie a Luigi Spina, consigliere togato della Prima commissione del Consiglio e suo collega di corrente, viene informato tra l'aprile e il maggio di quest'anno di ciò che non dovrebbe sapere. Di essere stato iscritto al registro degli indagati per corruzione dalla Procura di Perugia e dell'esposto "secretato" che il suo collega pm a Roma, Stefano Fava, ha presentato contro Pignatone e Ielo. La cosa lo rende euforico. "Un angelo custode io ce l'ho - dice al telefono al suo amico e collega Spina - Sei spuntato te e m'è spuntato Stefano (Fava, ndr) che è il mio amico storico". Spina lo rassicura: "Ora che è spuntato Stefano si va fino in fondo".
Palamara, a leggere la carte, ha ragione a definire Fava il suo "angelo". Perché è da Fava (per un periodo titolare delle indagini su Amara e Centofanti) che ha ricevuto informazioni coperte da segreto che gli hanno consentito di ricostruire dove sia nata l'inchiesta che lo riguarda a Perugia e su quali circostanze di fatto si basi, in modo da poter prendere delle contromisure. Ed è comprensibile perché pensi di poter finalmente "risolvere quel cazzo che m'hanno combinato a Perugia". In due mosse. La prima: facendo girare quell'esposto "secretato" come fango nel ventilatore (vengono buoni per questo i quotidiani "il Fatto" e "la Verità" che lo pubblicano in contemporanea mercoledì scorso). La seconda: fare in modo che Fava aggiunga all'esposto anche una denuncia nei confronti di Ielo a Perugia.
Lotti, Ferri e le mire su Perugia
Di quello che ha in testa, Palamara parla il 9 maggio scorso con Spina e "due parlamentari", che le carte non nominano e che sono i Pd Cosimo Ferri (sottosegretario alla Giustizia in tre governi e uomo forte della corrente Magistratura indipendente) e l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti. Se Fava deve distruggere Paolo Ielo a Perugia (e a questo scopo Andrea De Giorgio, commercialista di Palamara, avrebbe già cominciato a raccogliere materiali sul fratello di Ielo) è necessario trovare un nuovo Procuratore che in quella città lo ascolti (il successore di Luigi De Ficchy). "Non ho un cazzo di nessuno lì", dice Palamara, che quindi si dice pronto ad appoggiare un candidato che faccia "quella cosa lì". Distruggere Ielo, appunto. Come dice soddisfatto anche Luigi Spina, annunciando a Palamara che si preparano ad ascoltare in Consiglio Fava e le sue accuse a Pignatone e Ielo. "Avrai la tua rivincita - dice Spina a Palamara - Sarà Ielo a doversi difendere a Perugia, perché noi Fava lo chiamiamo". Palamara, di rimando, rilancia. "È adesso che lo devi chiamare. O mi metto a fare il matto" .