Le mani sulla procura, altri due togati del Csm alle trattative segrete
Carlo Bonini , di CARLO BONINISi autosospende il consigliere Spina. Coinvolti Cartoni e Lepre. Anche loro agli incontri con Lotti, Ferri e Palamara. Le nomine sospette
ROMA. Nelle carte dell'inchiesta della Procura di Perugia sul mercato delle nomine al Csm ballano due nuovi nomi. Due consiglieri togati, entrambi della corrente Magistratura indipendente. Sono Corrado Cartoni, giudice del tribunale di Roma, e Antonio Lepre, pubblico ministero della Procura di Paola. Il primo, componente della terza commissione del Consiglio (competente per l'accesso e la mobilità). Il secondo, appartenente alla quinta, quella che conferisce gli incarichi direttivi e semidirettivi. Entrambi - come documenta l'informativa con i pedinamenti e le intercettazioni telefoniche condotte dal Gico della Guardia di Finanza - in almeno tre occasioni, in questo mese di maggio appena trascorso, hanno partecipato alle riunioni "carbonare" tra Luca Palamara, ex presidente della Anm indagato per corruzione e kingmaker del Grande Gioco che doveva riscrivere la geografia degli uffici giudiziari chiave del Paese, e i suoi interlocutori nel palazzo della Poli…
ROMA. Nelle carte dell'inchiesta della Procura di Perugia sul mercato delle nomine al Csm ballano due nuovi nomi. Due consiglieri togati, entrambi della corrente Magistratura indipendente. Sono Corrado Cartoni, giudice del tribunale di Roma, e Antonio Lepre, pubblico ministero della Procura di Paola. Il primo, componente della terza commissione del Consiglio (competente per l'accesso e la mobilità). Il secondo, appartenente alla quinta, quella che conferisce gli incarichi direttivi e semidirettivi. Entrambi - come documenta l'informativa con i pedinamenti e le intercettazioni telefoniche condotte dal Gico della Guardia di Finanza - in almeno tre occasioni, in questo mese di maggio appena trascorso, hanno partecipato alle riunioni "carbonare" tra Luca Palamara, ex presidente della Anm indagato per corruzione e kingmaker del Grande Gioco che doveva riscrivere la geografia degli uffici giudiziari chiave del Paese, e i suoi interlocutori nel palazzo della Politica: il magistrato ex sottosegretario alla giustizia e oggi parlamentare del Pd, Cosimo Ferri, gran Visir della corrente Magistratura Indipendente (di cui è stato segretario), e l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Matteo Renzi e già ministro Luca Lotti.
A quanto riferiscono qualificate fonti investigative, le intercettazioni del Gico fulminano infatti Cartoni, Lepre, Palamara, Ferri e Lotti impegnati a discutere del "dopo Pignatone", dunque della nomina del suo successore su cui - a quanto pare - Lotti coltiva quasi un'ossessione. Figlia dell'inchiesta Consip, del lavoro del pool dei reati contro la pubblica amministrazione guidata da Paolo Ielo, che Lotti ritiene una macchinazione in suo danno (l'ex minisro Pd è da tempo in cerca di un editore che pubblichi un suo libro nato dopo i giorni di "Consip"). E i modi dei "carbonari", il tenore dei loro conversari non devono essere edificanti se è vero, come è vero, che la Procura di Perugia, riservandosi eventuali future valutazioni penali, si prepara a trasmettere a Palazzo dei Marescialli gli atti relativi a questo passaggio dell'inchiesta perché il Consiglio valuti gli aspetti disciplinari del comportamento di Cartoni e Lepre. Insomma, nei prossimi giorni, dopo l'autosospensione da consigliere comunicata ieri al Csm da Luigi Spina (l'altro magistrato di Magistratura indipendente indagato e indicato dalle carte di Perugia come il congiurato che con Palamara tramava per la rovina di Paolo Ielo, procuratore aggiunto di Roma e "uomo di Pigantone"), la corrente e il Consiglio potrebbero perdere altri due consiglieri. A dimostrazione di un "contagio" che, a partire dalla catastrofe professionale e umana di Luca Palamara, promette di non fermarsi. Raggiungendo anche gli uffici della Direzione nazionale antimafia, per esempio. Perché anche lì sono arrivate le telefonate intercettate dell'ex Presidente dell'Anm mentre decideva di coinvolgere uno dei magistrati di via Giulia per decidere il nome del futuro Procuratore di Perugia (fino a ieri Luigi De Ficchy, da oggi in pensione), figura chiave per i suoi destini personali e in generale cruciale nei rapporti di forza interni alla magistratura perché competente dei reati commessi dai magistrati di Roma.
Già, il virus "Trojan" inoculato dal Gico della Guardia di Finanza nello smartphone di Palamara ha consentito agli inquirenti umbri di ascoltare e registrare il frenetico lavorio del magistrato romano e della sua corrente Unicost nel comporre accordi con le altre componenti che, si scopre ora, hanno riguardato, nella passata consiliatura (quella in cui Palamara è stato consigliere) e in quella presente il destino di quattro uffici giudiziari del Mezzogiorno di un qualche peso politico per il tipo di procedimenti che gestiscono. Come la Procura di Gela dove - come raccontato ieri da "Repubblica" - gli "amici" di Palamara, gli avvocati Amara e Calafiore, avrebbero voluto imporre Giancarlo Longo (pm di Siracusa arrestato per corruzione). O quella di Trani, dove Antonio Di Maio venne inopinatamente preferito a Renato Nitti, eccellente magistrato della Dda di Bari (il Consiglio di Stato, nell'ottobre del 2018, aveva bloccato la nomina di Di Maio invitando il Csm a riconsiderare quella di Nitti. Ma, l'attuale Consiglio, nel febbraio di quest'anno, aveva confermato Di Maio). E ancora: come quella di Matera, dove nel luglio del 2017, il Csm ha scelto Pietro Argentino come Procuratore capo, e quella di Taranto, dove, nel settembre del 2017, è arrivato Carlo Maria Capristo.
A quanto riferiscono qualificate fonti investigative, le intercettazioni del Gico fulminano infatti Cartoni, Lepre, Palamara, Ferri e Lotti impegnati a discutere del "dopo Pignatone", dunque della nomina del suo successore su cui - a quanto pare - Lotti coltiva quasi un'ossessione. Figlia dell'inchiesta Consip, del lavoro del pool dei reati contro la pubblica amministrazione guidata da Paolo Ielo, che Lotti ritiene una macchinazione in suo danno (l'ex minisro Pd è da tempo in cerca di un editore che pubblichi un suo libro nato dopo i giorni di "Consip"). E i modi dei "carbonari", il tenore dei loro conversari non devono essere edificanti se è vero, come è vero, che la Procura di Perugia, riservandosi eventuali future valutazioni penali, si prepara a trasmettere a Palazzo dei Marescialli gli atti relativi a questo passaggio dell'inchiesta perché il Consiglio valuti gli aspetti disciplinari del comportamento di Cartoni e Lepre. Insomma, nei prossimi giorni, dopo l'autosospensione da consigliere comunicata ieri al Csm da Luigi Spina (l'altro magistrato di Magistratura indipendente indagato e indicato dalle carte di Perugia come il congiurato che con Palamara tramava per la rovina di Paolo Ielo, procuratore aggiunto di Roma e "uomo di Pigantone"), la corrente e il Consiglio potrebbero perdere altri due consiglieri. A dimostrazione di un "contagio" che, a partire dalla catastrofe professionale e umana di Luca Palamara, promette di non fermarsi. Raggiungendo anche gli uffici della Direzione nazionale antimafia, per esempio. Perché anche lì sono arrivate le telefonate intercettate dell'ex Presidente dell'Anm mentre decideva di coinvolgere uno dei magistrati di via Giulia per decidere il nome del futuro Procuratore di Perugia (fino a ieri Luigi De Ficchy, da oggi in pensione), figura chiave per i suoi destini personali e in generale cruciale nei rapporti di forza interni alla magistratura perché competente dei reati commessi dai magistrati di Roma.
Già, il virus "Trojan" inoculato dal Gico della Guardia di Finanza nello smartphone di Palamara ha consentito agli inquirenti umbri di ascoltare e registrare il frenetico lavorio del magistrato romano e della sua corrente Unicost nel comporre accordi con le altre componenti che, si scopre ora, hanno riguardato, nella passata consiliatura (quella in cui Palamara è stato consigliere) e in quella presente il destino di quattro uffici giudiziari del Mezzogiorno di un qualche peso politico per il tipo di procedimenti che gestiscono. Come la Procura di Gela dove - come raccontato ieri da "Repubblica" - gli "amici" di Palamara, gli avvocati Amara e Calafiore, avrebbero voluto imporre Giancarlo Longo (pm di Siracusa arrestato per corruzione). O quella di Trani, dove Antonio Di Maio venne inopinatamente preferito a Renato Nitti, eccellente magistrato della Dda di Bari (il Consiglio di Stato, nell'ottobre del 2018, aveva bloccato la nomina di Di Maio invitando il Csm a riconsiderare quella di Nitti. Ma, l'attuale Consiglio, nel febbraio di quest'anno, aveva confermato Di Maio). E ancora: come quella di Matera, dove nel luglio del 2017, il Csm ha scelto Pietro Argentino come Procuratore capo, e quella di Taranto, dove, nel settembre del 2017, è arrivato Carlo Maria Capristo.