Il produttore di cannabis: "Addio fondi, così per noi è la fine"
Paolo G. Brera , dal nostro inviato PAOLO G. BRERADopo la sentenza della Cassazione, viaggio nelle aziende che coltivano la canapa finora legale: "Le banche ci stanno chiamando per sospendere i finanziamenti"
BEVAGNA (Perugia). Gli squilla il telefono ed eccoci, la banca: "Buongiorno, Alessio. Le abbiamo sospeso il finanziamento". Si fa presto a dire buongiorno, se hai cento ettari appena piantati con semi di canapa legali e ti frana addosso una sentenza della Cassazione. Vendere la cannabis light è reato, adesso. "Ho preso un ordine dall'Austria - spiega Alessio Gaggiotti, titolare di "Eatruscan", divenuta in cinque anni uno dei principali operatori in Italia - non è mai andata così bene come quest'anno", dice rigirando tra le mani una piantina neonata alta dieci centimetri, con le sue belle foglioline a punta che i ragazzi disegnano come un mantra di sballo e libertà e che invece "non ti farà girare la testa neppure se la fumi a testa in giù", assicura.
Alessio dice che la differenza la vedi a occhio nudo, osservando le piantine o le infiorescenze. "La vedi così bene che la nostra canap…
Alessio dice che la differenza la vedi a occhio nudo, osservando le piantine o le infiorescenze. "La vedi così bene che la nostra canap…
BEVAGNA (Perugia). Gli squilla il telefono ed eccoci, la banca: "Buongiorno, Alessio. Le abbiamo sospeso il finanziamento". Si fa presto a dire buongiorno, se hai cento ettari appena piantati con semi di canapa legali e ti frana addosso una sentenza della Cassazione. Vendere la cannabis light è reato, adesso. "Ho preso un ordine dall'Austria - spiega Alessio Gaggiotti, titolare di "Eatruscan", divenuta in cinque anni uno dei principali operatori in Italia - non è mai andata così bene come quest'anno", dice rigirando tra le mani una piantina neonata alta dieci centimetri, con le sue belle foglioline a punta che i ragazzi disegnano come un mantra di sballo e libertà e che invece "non ti farà girare la testa neppure se la fumi a testa in giù", assicura.
Alessio dice che la differenza la vedi a occhio nudo, osservando le piantine o le infiorescenze. "La vedi così bene che la nostra canapa certi negozi mica la vogliono. La chiamano il "canapone", e la considerano robaccia perché il Thc (il cannabinoide responsabile dello sballo) è praticamente assente, al massimo ne trovi tracce". Ma il 40 per cento del suo fatturato finisce nei negozietti esplosi in tutta Italia con le insegne della fogliolina di marijuana, "e non mi fate parlare male di loro perché non me la sento. Io posso solo dire che il mio prodotto è assolutamente privo di effetti droganti".
Alberto e Danilo Tamburo, imprenditori di "Umbria Canapa", sei anni fa hanno preso i cinque ettari di proprietà nelle terre del Sagrantino, a Bevagna, e ne hanno fatto il regno di due incredibili alleati: la canapa sativa e le lumache di Cantalupo. "Dovete provare i miei stringozzi alla canapa con ragù di lumache", dice Alberto mostrando un vasetto di ragù e un pacco di pasta alla canapa. "E le lumache fritte in pastella di farina di canapa? Fantastiche", assicura. Ma come, dici, chi te lo fa fare a tirar su canapa e lumache nella terra del prezioso Sagrantino? "La differenziazione. Ce ne sono già tante di vigne... noi abbiamo puntato sulla canapa da aggiungere al tradizionale allevamento delle lumache. Agli inizi del Novecento l'Italia era il secondo produttore al mondo di canapa sativa, e nessuno sapeva neppure cosa fosse il Thc. La usavano per i tessuti. Poi sono arrivati quelli sintetici e addio canapa. Quando hanno riprovato a piantarla per far tessuti hanno fallito, non c'erano più le macchine tessili adatte. Ma ora è cambiato tutto, e coltivarla ha di nuovo un senso", dice guidando i suoi campi dai quali si vede il Carapace di Arnaldo Pomodoro nelle tenute Lunelli.
E se un senso ce l'ha, mica è venderla ai ragazzini che sognano lo sballo. "Quando abbiamo iniziato - racconta Alberto - passavano nel campo e quando le piantine diventano alte sbiancavano: ehi, è arrivata la Giamaica! Ma quando hanno provato a fumarla hanno capito che era un'altra roba". Il canapone, già. "Il guaio è che non hanno mai fatto chiarezza. La legge del 2016 prevedeva che entro sei mesi il ministero della Salute avrebbe dovuto chiarire la quantità massima di Thc presente nelle varie classi di prodotto. E invece non lo hanno mai fatto, ed ecco il diavolerio di oggi: l'unica cosa che han saputo fare sono le sparate di Salvini. La legge, diciamolo, parlava del Thc presente in campo, non nei prodotti. Serviva la determina del ministero che fissasse i limiti, anche zero magari, e invece...". Invece nessun decreto, solo sentenze che faticano a decifrare la linea che avrebbe dovuto scrivere la politica.
Quando le piantine seminate ad aprile saranno mature, a fine estate, "Umbria Canapa" le invierà a Rimini nel capannone di "Eatruscan", che ha essiccatoio e tecnologie per la trasformazione. Le piantine, ora minuscole, saranno alte tre metri. "Dal gambo, il canapulo che è la parte interna viene usato per biomateriali e bioplastica. Ci facciamo mattoni, intonaci e malte dalla proprietà straordinarie". La fibra, invece, la parte esterna, serve per i tessuti, ma quello che era il vanto degli italiani fino al primo novecento oggi è lo scarto: "Fatichiamo a piazzarla", dice Alberto. L'oro verde sono infiorescenza e semi. "Le prime vengono usate per prodotti alimentari e farmaceutici, per tisane e estratti. I semi per farine iperproteiche e senza glutine, per oli con omega 3, 6 e 9 in proporzioni perfette, e per le proteine vegetali adorate dagli sportivi vegani".
E l'effetto drogante? "Non c'è". L'equivoco, dicono, nasce dai negozi che si riforniscono con prodotti esteri non certificati: "Sui nostri non esiste confusione. La canapa non è fumo, è un super food. E pure se te lo fumi non ti sballa". Ma con l'agricoltura drogata dagli incentivi, è la canapa certificata a rischiare il crollo: "L'anno scorso - continua Alessio di "Eatruscan" - abbiamo fornito 25 tonnellate agli austriaci, quest'anno ne hanno ordinate 150. La usano per estrarre il Cbd", cannabinoide senza effetti psicotropi ma ricchissimo di proprietà benefiche: "Devo cambiare trattore, comprare nastri trasportatori e ingrandire l'essiccatoio. Avevo chiesto un finanziamento, la banca lo ha sospeso. Ma come si fa a lavorare così?".
Alessio dice che la differenza la vedi a occhio nudo, osservando le piantine o le infiorescenze. "La vedi così bene che la nostra canapa certi negozi mica la vogliono. La chiamano il "canapone", e la considerano robaccia perché il Thc (il cannabinoide responsabile dello sballo) è praticamente assente, al massimo ne trovi tracce". Ma il 40 per cento del suo fatturato finisce nei negozietti esplosi in tutta Italia con le insegne della fogliolina di marijuana, "e non mi fate parlare male di loro perché non me la sento. Io posso solo dire che il mio prodotto è assolutamente privo di effetti droganti".
Alberto e Danilo Tamburo, imprenditori di "Umbria Canapa", sei anni fa hanno preso i cinque ettari di proprietà nelle terre del Sagrantino, a Bevagna, e ne hanno fatto il regno di due incredibili alleati: la canapa sativa e le lumache di Cantalupo. "Dovete provare i miei stringozzi alla canapa con ragù di lumache", dice Alberto mostrando un vasetto di ragù e un pacco di pasta alla canapa. "E le lumache fritte in pastella di farina di canapa? Fantastiche", assicura. Ma come, dici, chi te lo fa fare a tirar su canapa e lumache nella terra del prezioso Sagrantino? "La differenziazione. Ce ne sono già tante di vigne... noi abbiamo puntato sulla canapa da aggiungere al tradizionale allevamento delle lumache. Agli inizi del Novecento l'Italia era il secondo produttore al mondo di canapa sativa, e nessuno sapeva neppure cosa fosse il Thc. La usavano per i tessuti. Poi sono arrivati quelli sintetici e addio canapa. Quando hanno riprovato a piantarla per far tessuti hanno fallito, non c'erano più le macchine tessili adatte. Ma ora è cambiato tutto, e coltivarla ha di nuovo un senso", dice guidando i suoi campi dai quali si vede il Carapace di Arnaldo Pomodoro nelle tenute Lunelli.
E se un senso ce l'ha, mica è venderla ai ragazzini che sognano lo sballo. "Quando abbiamo iniziato - racconta Alberto - passavano nel campo e quando le piantine diventano alte sbiancavano: ehi, è arrivata la Giamaica! Ma quando hanno provato a fumarla hanno capito che era un'altra roba". Il canapone, già. "Il guaio è che non hanno mai fatto chiarezza. La legge del 2016 prevedeva che entro sei mesi il ministero della Salute avrebbe dovuto chiarire la quantità massima di Thc presente nelle varie classi di prodotto. E invece non lo hanno mai fatto, ed ecco il diavolerio di oggi: l'unica cosa che han saputo fare sono le sparate di Salvini. La legge, diciamolo, parlava del Thc presente in campo, non nei prodotti. Serviva la determina del ministero che fissasse i limiti, anche zero magari, e invece...". Invece nessun decreto, solo sentenze che faticano a decifrare la linea che avrebbe dovuto scrivere la politica.
Quando le piantine seminate ad aprile saranno mature, a fine estate, "Umbria Canapa" le invierà a Rimini nel capannone di "Eatruscan", che ha essiccatoio e tecnologie per la trasformazione. Le piantine, ora minuscole, saranno alte tre metri. "Dal gambo, il canapulo che è la parte interna viene usato per biomateriali e bioplastica. Ci facciamo mattoni, intonaci e malte dalla proprietà straordinarie". La fibra, invece, la parte esterna, serve per i tessuti, ma quello che era il vanto degli italiani fino al primo novecento oggi è lo scarto: "Fatichiamo a piazzarla", dice Alberto. L'oro verde sono infiorescenza e semi. "Le prime vengono usate per prodotti alimentari e farmaceutici, per tisane e estratti. I semi per farine iperproteiche e senza glutine, per oli con omega 3, 6 e 9 in proporzioni perfette, e per le proteine vegetali adorate dagli sportivi vegani".
E l'effetto drogante? "Non c'è". L'equivoco, dicono, nasce dai negozi che si riforniscono con prodotti esteri non certificati: "Sui nostri non esiste confusione. La canapa non è fumo, è un super food. E pure se te lo fumi non ti sballa". Ma con l'agricoltura drogata dagli incentivi, è la canapa certificata a rischiare il crollo: "L'anno scorso - continua Alessio di "Eatruscan" - abbiamo fornito 25 tonnellate agli austriaci, quest'anno ne hanno ordinate 150. La usano per estrarre il Cbd", cannabinoide senza effetti psicotropi ma ricchissimo di proprietà benefiche: "Devo cambiare trattore, comprare nastri trasportatori e ingrandire l'essiccatoio. Avevo chiesto un finanziamento, la banca lo ha sospeso. Ma come si fa a lavorare così?".