Nomine, oltre 20 toghe coinvolte. Le carte che spaventano il Csm
Carlo Bonini , di CARLO BONINIOggi la procura di Perugia trasmette le intercettazioni del pm di Roma indagato per corruzione. Nel fascicolo le prove dell’intreccio di potere tra politica e magistratura a partire dal 2014
ROMA - Comincia oggi il redde rationem della magistratura italiana. E sarà lungo. Soprattutto, sarà cruento. La Procura di Perugia, come chiesto dal Consiglio Superiore della Magistratura, trasmetterà questa mattina a Palazzo dei Marescialli la parte di atti istruiti nel corso di quattro mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali condotte dal Gico della Guardia di Finanza e sin qui coperti da segreto sull'ex presidente dell'Anm Luca Palamara, indagato per corruzione, e sulla sua rete di relazioni. Quantomeno quegli atti ritenuti rilevanti ai fini disciplinari e dunque utili a impedire che, nelle more di un'indagine penale ancora lontana dal concludersi, il Consiglio possa procedere a nomine che un domani potrebbero rivelarsi inquinate da elementi che l'inchiesta di Perugia ha già acquisito.
Se si sta infatti a quanto accreditano qualificate fonti inquirenti, il quadro che documentano gli atti in arrivo a Roma è "devastante…
Se si sta infatti a quanto accreditano qualificate fonti inquirenti, il quadro che documentano gli atti in arrivo a Roma è "devastante…
ROMA - Comincia oggi il redde rationem della magistratura italiana. E sarà lungo. Soprattutto, sarà cruento. La Procura di Perugia, come chiesto dal Consiglio Superiore della Magistratura, trasmetterà questa mattina a Palazzo dei Marescialli la parte di atti istruiti nel corso di quattro mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali condotte dal Gico della Guardia di Finanza e sin qui coperti da segreto sull'ex presidente dell'Anm Luca Palamara, indagato per corruzione, e sulla sua rete di relazioni. Quantomeno quegli atti ritenuti rilevanti ai fini disciplinari e dunque utili a impedire che, nelle more di un'indagine penale ancora lontana dal concludersi, il Consiglio possa procedere a nomine che un domani potrebbero rivelarsi inquinate da elementi che l'inchiesta di Perugia ha già acquisito.
Se si sta infatti a quanto accreditano qualificate fonti inquirenti, il quadro che documentano gli atti in arrivo a Roma è "devastante" . Per la credibilità e l'immagine dell'intera magistratura italiana, oltre che per i singoli magistrati coinvolti. Non meno di una ventina di nomi, finiti nella rete a strascico delle intercettazioni, e attratti per "contagio" nell'inchiesta di Perugia dalla frenetica attività di relazioni di Palamara, il leader di Unicost, che ha continuato ad avere un ruolo di king maker delle correnti anche una volta uscito dal Consiglio e tornato in Procura a Roma.
Le consiliature irrimediabilmente macchiate dalle intercettazioni sarebbero infatti almeno due. Quella attuale, cominciata nell'autunno dello scorso anno (in cui sono già stati travolti tre consiglieri, Lepre, Cartoni e Spina) e quella precedente (2014-2018), di cui Palamara faceva parte come componente togato in Consiglio. Con dettagli acquisiti nell'inchiesta di Perugia in grado non solo di svelare quale è stata in questi anni la trama degli accordi tra le correnti, ma di riscrivere, di fatto, un pezzo della storia recente della magistratura italiana. E dell'infernale e silenziosa battaglia combattuta dentro e intorno ad alcuni suoi uffici chiave titolari di inchieste che hanno segnato il destino di maggioranze politiche (l'inchiesta Consip) o incrociato il destino di società strategiche come Eni: la Procura di Roma, quella di Milano e quelle del Mezzogiorno irretite nel Sistema Amara (come raccontiamo in queste pagine).
Le carte - e sono ancora fonti investigative qualificate a riferirlo - documenteranno anche l'arroganza e l'invadenza della Politica che, attraverso i parlamentari pd Luca Lotti (ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ministro, irrimediabilmente leso dall'inchiesta Consip) e Cosimo Ferri (magistrato e già segretario di Magistratura Indipendente) avrebbe ridotto a figura servente l'attuale vicepresidente del Csm David Ermini, peraltro eletto con i voti decisivi di Magistratura Indipendente e Unicost, e limato il Cencelli di Palazzo dei Marescialli che doveva nell'immediato "normalizzare" le Procure di Roma e Perugia.
Non sarà uno spettacolo edificante, insomma. Forse persino peggiore di come lo si immagina. Una tonnara in cui - la previsione è facile da fare - i morti si afferreranno ai vivi in nome di antichi e nuovi ricatti e da cui nessuna delle correnti del Consiglio, a quanto pare, uscirà illesa. Quantomeno nell'immagine che ne avrà il Paese.
Se si sta infatti a quanto accreditano qualificate fonti inquirenti, il quadro che documentano gli atti in arrivo a Roma è "devastante" . Per la credibilità e l'immagine dell'intera magistratura italiana, oltre che per i singoli magistrati coinvolti. Non meno di una ventina di nomi, finiti nella rete a strascico delle intercettazioni, e attratti per "contagio" nell'inchiesta di Perugia dalla frenetica attività di relazioni di Palamara, il leader di Unicost, che ha continuato ad avere un ruolo di king maker delle correnti anche una volta uscito dal Consiglio e tornato in Procura a Roma.
Le consiliature irrimediabilmente macchiate dalle intercettazioni sarebbero infatti almeno due. Quella attuale, cominciata nell'autunno dello scorso anno (in cui sono già stati travolti tre consiglieri, Lepre, Cartoni e Spina) e quella precedente (2014-2018), di cui Palamara faceva parte come componente togato in Consiglio. Con dettagli acquisiti nell'inchiesta di Perugia in grado non solo di svelare quale è stata in questi anni la trama degli accordi tra le correnti, ma di riscrivere, di fatto, un pezzo della storia recente della magistratura italiana. E dell'infernale e silenziosa battaglia combattuta dentro e intorno ad alcuni suoi uffici chiave titolari di inchieste che hanno segnato il destino di maggioranze politiche (l'inchiesta Consip) o incrociato il destino di società strategiche come Eni: la Procura di Roma, quella di Milano e quelle del Mezzogiorno irretite nel Sistema Amara (come raccontiamo in queste pagine).
Le carte - e sono ancora fonti investigative qualificate a riferirlo - documenteranno anche l'arroganza e l'invadenza della Politica che, attraverso i parlamentari pd Luca Lotti (ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ministro, irrimediabilmente leso dall'inchiesta Consip) e Cosimo Ferri (magistrato e già segretario di Magistratura Indipendente) avrebbe ridotto a figura servente l'attuale vicepresidente del Csm David Ermini, peraltro eletto con i voti decisivi di Magistratura Indipendente e Unicost, e limato il Cencelli di Palazzo dei Marescialli che doveva nell'immediato "normalizzare" le Procure di Roma e Perugia.
Non sarà uno spettacolo edificante, insomma. Forse persino peggiore di come lo si immagina. Una tonnara in cui - la previsione è facile da fare - i morti si afferreranno ai vivi in nome di antichi e nuovi ricatti e da cui nessuna delle correnti del Consiglio, a quanto pare, uscirà illesa. Quantomeno nell'immagine che ne avrà il Paese.