Manarola, la rinascita dei muretti a secco
di MARCO FERRARISbarca nelle Cinque Terre il progetto “Stonewallsforlife” di cui il Parco è capofila
Un grande anfiteatro di terrazze e piante: al posto degli spettatori ci sono le vigne, gli ulivi e i limoni delle Cinque Terre. La conca protettiva di Manarola sta per ritrovare la sua antica immagine, così come l’hanno disegnata gli astuti contadini che hanno plasmato uno dei paesaggi antropici più belli del pianeta senza l’ausilio di architetti e ingegneri, masterplan o piani regolatori.
Col tempo quel paesaggio è andato pian piano degradando con i muretti a secco che si sbriciolavano, le pietre che rotolavano e i canali che si disperdevano.
Con l’idea di adattarsi al cambiamento climatico, di ridurre i rischi di inondazioni e di sostenere il settore agricolo-forestale, ecco sbarcare nelle Cinque Terre il progetto “ Stonewallsforlife” di cui il Parco Nazionale è capofila.
L’Europa, infatti, sosterrà le Cinque Terre nel recuperare e mantenere sei ettari di terrazzamenti con muri a secco con le relative opere di…
Un grande anfiteatro di terrazze e piante: al posto degli spettatori ci sono le vigne, gli ulivi e i limoni delle Cinque Terre. La conca protettiva di Manarola sta per ritrovare la sua antica immagine, così come l’hanno disegnata gli astuti contadini che hanno plasmato uno dei paesaggi antropici più belli del pianeta senza l’ausilio di architetti e ingegneri, masterplan o piani regolatori.
Col tempo quel paesaggio è andato pian piano degradando con i muretti a secco che si sbriciolavano, le pietre che rotolavano e i canali che si disperdevano.
Con l’idea di adattarsi al cambiamento climatico, di ridurre i rischi di inondazioni e di sostenere il settore agricolo-forestale, ecco sbarcare nelle Cinque Terre il progetto “ Stonewallsforlife” di cui il Parco Nazionale è capofila.
L’Europa, infatti, sosterrà le Cinque Terre nel recuperare e mantenere sei ettari di terrazzamenti con muri a secco con le relative opere di regimazione idraulica per migliorare la capacità di resistenza di quel fragile territorio ai fenomeni meteorologici resi più estremi dai cambiamenti climatici. Con un importo complessivo di 3 milioni e 715.000 euro, che il programma europeo Life rimborserà al 55% e il Parco sosterrà per propria quota con 970 mila euro, si recupereranno le fasce terrazzate dell’anfiteatro di Manarola attraverso l’adozione di alcune metodologie innovative.
«Il progetto è arrivato secondo su 468 domande, — ha commentato il direttore del Parco, Patrizio Scarpellini, — e su proposta della Fondazione Manarola l’Ente farà da capofila con la supervisione scientifica dell’Università di Genova ».
« Saranno utilizzate particolari strumentazioni che consentiranno un monitoraggio ambientale e geotecnico dei muretti e delle relative opere di regimazione idraulica — ha spiegato il professor Marco Firpo dell’Università di Genova — per migliorare la capacità di resistenza ai fenomeni meteorologici».
«L’obiettivo è di creare un modello in grado di essere replicato anche su altri territori, — ha aggiunto il geologo, curatore della parte scientifica del progetto, Emanuele Raso, — come il Parc del Garraf nella Provincia di Barcellona, guardando anche ad esempi vicini come ad esempio Portofino, dove sono state posizionate delle barre di acciaio dietro i muri per migliorare la resistenza alle sollecitazioni senza la necessità di ricorrere a leganti».
Si prevedono anche corsi di formazione per operai da impegnare nella ricostruzione dei muri, come già realizzato dalla Fondazione Manarola, e lo studio di due ulteriori aree di intervento nei comuni di Vernazza e Monterosso.
« Dopo l’alluvione che colpì Monterosso e Vernazza abbiamo pensato di dotarci di uno strumento serio e concreto in grado di operare sul territorio: così è nata la fondazione Manarola Cinqueterre » spiega Fabrizio Capellini, presidente della fondazione di comunità.
In questi anni almeno una cinquantina i ragazzi migranti hanno contributo a ripristinare le terrazze imparando l’antica arte del costruire pietra su pietra. Intervenire nelle zone incolte si scontra con dei limiti rappresentati in primis dai diritti della proprietà privata.
« Arriveremo a recuperare nove ettari di terreno con una soluzione dal punto di vista idrogeologica e paesaggistica — aggiunge Capellini — ma resteranno degli appezzamenti se pur piccoli di incolto. Non siamo riusciti ad avere in affido, per esempio, i terreni intestati ai defunti, a proprietari che hanno separazioni in corso o contenziosi legali o che si rifiutano di concederli. Dalla curia abbiamo avuto molti terreni in concessione, mentre non sappiamo come ottenere degli appezzamenti intestati alla Confraternita Santissima Annunziata di Manarola, che non esiste più».